25 September 2017

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LA SCUOLA DELLE MOGLI: al teatro Argentina di Roma fino al 3 marzo

Scritto da?Moli?re nel 1662,?La scuola delle mogli,?ora prodotto dal Teatro Stabile di Genova, ? un classico del teatro di tutti i tempi, che conserva ancora oggi tutta la sua attualit?. La regia dello spettacolo ? di Marco

Scritto da Molière nel 1662, La scuola delle mogli, ora prodotto dal Teatro Stabile di Genova, è un classico del teatro di tutti i tempi, che conserva ancora oggi tutta la sua attualità.
La regia dello spettacolo è di Marco Sciaccaluga, la traduzione di Giovanni Raboni, la scena è firmata da Jean-Marc Stehlé e Catherine Rankl (che ha disegnato anche i costumi), le musiche sono di Andrea Nicolini e le luci di Sandro Sussi. Con Eros Pagni nei panni di Arnolfo, ruolo che già fu di Molière, recitano nello spettacolo Alice Arcuri (Agnese), Roberto Serpi (Orazio), Roberto Alinghieri (Alain), Mariangeles Torres (Giorgina), Federico Vanni (Crisaldo), Marco Avogadro (Enrico), Massimo Cagnina (Oronte), Pier Luigi Pasino (un notaio). Il non più giovane Arnolfo ostenta la propria sfiducia nelle donne e nell’istituzione matrimoniale: fattori che, se combinati insieme, determinano, secondo lui, l’inarrestabile proliferazione nella società di una moltitudine di menzogne, d’inganni e d’infelicità. Arnolfo confida al coetaneo Crisaldo che tredici anni prima, approfittando della miseria di una madre, ha acquistato la tutela di sua figlia, una bambina di quattro anni, per farla crescere lontano dalle insidie della società e dalla tentazione corruttrice di ogni forma d’istruzione.
Meglio una moglie ingenua e sciocca che una consorte bella e intelligente, sostiene convinto. Ma lo sviluppo della commedia gli dimostrerà l’impossibilità di condizionare la mente e la natura umana. All’ingenua Agnese, infatti, basta incontrare per un attimo lo sguardo del giovane Orazio per subire una metamorfosi radicale, che sveglia i suoi sensi e fa nascere in lei la necessità di conoscere e di imparare.
E a nulla valgono gli impedimenti dell’ostinato Arnolfo, al quale l’ignaro Orazio confessa via via tutti i suoi progetti di felicità. Fino al 3 marzo al teatro Argentina.

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