17 October 2017

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Verdone e le sue sessanta candeline

  • Verdone e le sue sessanta candeline
Parla in un'intervista esclusiva! SESSANTA ANNI - ''Sono stati un lungo film che per alcuni puo' essere un dramma, per altri un film pieno di momenti piacevoli, gioie, momenti poetici, persone amabili che conosci e persone

Parla in un'intervista esclusiva! SESSANTA ANNI - ''Sono stati un lungo film che per alcuni puo' essere un dramma, per altri un film pieno di momenti piacevoli, gioie, momenti poetici, persone amabili che conosci e persone che non ci sono piu'.
Io comunque non baratterei nemmeno un anno per tornare indietro nel tempo.
Rischierei di non avere la memoria di un periodo come gli anni 50 quando sono nato.
Anni in bianco e nero, anni in cui c'erano quelle particolari voci dell'altoparlante della stazione Termini, un paese allora l'Italia in cui c'era grande dignita' e poesia.
Roma la si amava molto perche' usciva da una guerra.
Oggi non gli vogliamo piu' bene''. NOSTALGIA - ''Questo non e' un elogio alla nostalgia, ma i film in bianco e nero, va detto, restano nel mio cuore piu' di quelli a colori.
Parlo dei film di Orson Welles, di Frank Capra, di Federico Fellini, di Pietro Germi.
Tutti lavori che guai a chi me li tocca.
Le nostre giornate ora sono velocissime, sono di corsa, mentre a quei tempi invece c'era ancora posto per lo stupore.
Anche fidanzarsi era faticoso, ci sono state ragazze che mi hanno fatto suda'''. GENITORI - ''I miei sono stati un dono di Dio.
Non potevo essere concepito da persone piu' preziose di loro.
A pensare che ho scoperto solo tardi un loro epistolario.
Me lo ha dato un collezionista, uno che nella vita fa il direttore di industria.
Una quarantina di lettere inedite dal '43 al '48 con cui mi sono ritrovato a dialogare con mia madre, per la maggior parte infatti erano sue lettere a papa'.
Che dire? Gia' dalla calligrafia capivi la profondita' dei loro sentimenti''.
''Anche io faccio un po' parte di quel mondo un po' ottocentesco, con tanto di elementari vissute tra pennini e calamai.
Oggi invece mi ritrovo a riparare il mio computer''. MORTE - ''Non posso dire che mi fa paura il tempo.
Se non vuoi morire, allora non vuoi nemmeno vivere davvero.
E poi penso sempre a quelli meno fortunati di me, a quelli che non sono stati aiutati dalla salute.
Per gli antichi Romani era diverso.
C'e' una lettera di Seneca a Lucilio in cui dice che gli sembrava un miracolo aver superato il climaterio.
Allora infatti si moriva intorno ai 52 anni.
Non vorrei comunque invecchiare male.
Sono anche poi molto curioso da quello che ci attende dopo.
Secondo me, dopo la morte, c'e' un secondo tempo tutto da scoprire''. FIGLI - ''Il patrimonio piu' importante sono i figli.
E andando avanti negli anni si diventa solo un grande loro tifoso, come io lo sono appunto di Giulia e Paolo.
L'importante e' che loro vivano con grande epica le passioni per le cose che fanno.
Alle stesso tempo si diventa anche piu' tolleranti delle debolezze del prossimo, c'e' una sorta di pre-saggezza, un'anticamera della saggezza''. PUBBLICO - ''Ho raccontato con i miei film alcuni decenni delineandoli credo abbastanza bene con i miei personaggi.
Non sono insomma stato a fare con il mio pubblico il ragioniere, il geometra.
Da qui il mio feeling con loro, perche' li ho rappresentati.
Ho insomma giocato pulito.
Se non fai cosi' il tuo pubblico se ne accorge e non duri tanto.
Dopo un po' ti becchi, da loro, il cartellino rosso''. FUTURO - ''Credo che le cose vengono alla fine da sole.
Io non cercato Sergio Leone e stato lui che ha cercato me.
Sono sempre stato un pescatore in attesa con il suo vermicione sull'amo''. SONO SEMPRE UN FAN - ''La fortuna della mia carriera dipende anche dal fatto che mi sono sempre continuato a sentire un fan.
Ho conosciuto gente come David Lynch, Mario Vargas Llosa, Robert De Niro, i Led Zeppelin e in tutti questi grandi talenti ho trovato umilta'.
Una volta ho detto a De Niro di mettersi in un angolo e non firmare piu' autografi e lui ha replicato: 'lo devo fare.
Sono il mio pubblico'.
La penso allo stesso modo''. AVREI VOLUTO ESSERE - ''La rockstar no.
Non ce la farei a seguire i loro ritmi, un giorno da una parte e un altro da un'altra ancora.
Il Rock potrebbe essere per me solo un grande hobby.
Se non avessi fatto l'attore avrei forse lavorato per qualche giornale oppure avrei insegnato in un Istituto di storia delle religioni.
Una mia passione''

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