23 September 2017

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Intervista esclusiva a Filippo Kalomenìdis: film a tratti di penna

Stamattina ho intervistato lo scrittore e sceneggiatore Filippo Kalomen?dis. Padre greco, madre sarda, nonna georgiana e bisnonna turca. Insomma, quasi tutte le etnie del circondario. Per gli amici ?uno che scrive?, per gli altri

Stamattina ho intervistato lo scrittore e sceneggiatore Filippo Kalomenìdis.
Padre greco, madre sarda, nonna georgiana e bisnonna turca.
Insomma, quasi tutte le etnie del circondario.
Per gli amici “uno che scrive”, per gli altri “scrittore e sceneggiatore”, ha scritto per il teatro (tra i suoi spettacoli: Nessuno canta e c’è silenzio”, prodotto da Fabula Rasa e Giovanni, prodotto da Riverrun), per la televisione (diversi episodi delle serie RIS-Delitti Imperfetti, RIS-Roma, Il Tredicesimo Apostolo, Intelligence, Squadra Antimafia, La Nuova Squadra), e per il cinema (Io Sono Con Te, per la regia di Guido Chiesa).
Nel 2010, è stato pubblicato il suo romanzo Sotto la bottiglia (Boopen Led).
Il suo racconto TILT è uscito nel 2011 all’interno dell’antologia San Valentino dei fessi (Edizioni 80144).
Insomma, un vero portento della natura, dove idee e fiumi di inchiostro creano opere d'ingegno e di intrattenimento per tutti i gusti. Come è iniziata la tua carriera? Nei primi anni duemila, ho vissuto tra Genova, Milano e Trento.
Scrivevo racconti (che all’epoca non voleva nessuno), testi per piccole compagnie di teatro di ricerca e sceneggiature per corti sperimentali.
Una parte di quell’esperienza è stata intensa e formativa, piena di incontri che mi hanno cambiato. Il rovescio della medaglia era il senso di isolamento e stanchezza che provavo.
Non si riusciva a raggiungere un pubblico ampio e si viveva male.
Sbarcavo il lunario da “tzigo”, tra tanti lavoretti d’appoggio e tanti spettacoli scritti per compagnie misconosciute. Parlo ormai di più di dieci anni fa.
Volevo bruciare i vecchi, traballanti ponti e costruirne dei nuovi.
Decisi di trarre una sceneggiatura da un mio romanzo inedito Un dio a caso.
E partecipai al Premio Solinas.
E, con la prima sceneggiatura che scrissi in vita mia per un lungo, vinsi.
Da lì iniziai a bazzicare sempre più spesso a Roma fino ad avere le prime opportunità lavorative e trasferirmi in quella che reputo la mia città.
Era il 2004. Qual è lo script più originale realizzato? Proprio Un dio a caso. Nonostante tanti tira e molla non se ne è mai tratto un film. Da poco l’ho riportato alla forma di romanzo e spero prenda vita e arrivi al pubblico come originariamente era nato.
L’altro lavoro per il cinema più originale è l’ultimo: un nuovo script che sto scrivendo in queste settimane con Andrea Cotti. Tra tutte le sceneggiature cinetelevisive che hai scritto, qual è quella preferita? Sono affezionato a quasi tutto quello che ho scritto.
Dal film Io sono con te di Guido Chiesa a tutte le serie per cui ho lavorato e lavoro.
In particolare Ris – Delitti Imperfetti, Ris –Roma, Intelligence e ovviamente Il Tredicesimo Apostolo e Squadra Antimafia, due delle più innovative e spettacolari serie della televisione generalista italiana. Ami di più il cinema o la tv? Mi definisco “uno che scrive e racconta storie” più che uno sceneggiatore. La scrittura di un film è un lavoro più intimo e artigianale da vivere a gomito col regista.
La scrittura di una puntata di un serie è un lavoro collettivo, pieno di fecondi scambi e interazione con un squadra, con gli altri sceneggiatori e gli editor. Le storie per la tv hanno il fascino del romanzo a puntate che raggiunge milioni di persone e le emoziona; le storie per il cinema hanno il fascino dell’impresa impossibile.
In questo momento storico credo che il racconto televisivo dia, in linea di massima, più possibilità di sperimentare e osare.
Serie come Breaking Bad raccontano meglio la realtà americana di ambiziose opere cinematografiche o di tomi presuntuosi come Libertà di Franzen.
E serie francesi come Carlos El Chakal sono più potenti della maggior parte degli action movie in circolazione e di tanto vecchio cinema politico sul terrorismo che in Italia ci si ostina ancora a produrre. Un consiglio a coloro che vorrebbero intraprendere il tuo stesso mestiere? Lavorare il più possibile accanto ad altri autori.
Più giovani, allo stesso livello, più esperti.
E’ necessario pensare e ideare le storie accanto ad altri scrittori, per passarsi di continuo la palla a vicenda.
Il cinema e la televisione sono lavori di squadra, sono esperienze di scrittura collettiva in cui s’impara tantissimo.
Sempre.
Per i viaggi di scrittura individuale c’è la narrativa.
Come dice la mia amica Lorenza Ghinelli, una delle scrittrici più interessanti nel panorama italiano, “la sacra terra inviolabile”.
Quello, invece, è uno spazio che è giusto e sano coltivare e da soli.

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