Rapporto Inps: la situazione dei lavoratori italiani è drammatica

Il 23% dei lavoratori italiani percepisce uno stipendio più basso del reddito di cittadinanza: questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto Inps.

L’Italia non è un Paese per i giovani, dico molti, ma continuando così probabilmente non lo sarà neanche per adulti, né per anziani.

rapporto Inps
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La colpa è del reddito di cittadinanza se molti smettono di cercare lavoro? Potrebbe anche essere, ma la verità è che – dati Istat alla mano – per molti è davvero più conveniente.

Sì, perché quello che non ci dicono e di cui si parla sempre troppo poco è che il 23% degli italiani percepisce uno stipendio più basso del sussidio. Il che equivale a dire che quasi un terzo della popolazione lavora, quando potrebbe guadagnare di più non lavorando.

Ovviamente la situazione non migliora di certo per i pensionati, ma anzi non è affatto idilliaca neanche per loro: la maggior parte non arriva a 1000 euro al mese.

A dirci di più sull’argomento è la relazione sul XXI Rapporto annuale dell’Inps, nella quale emergono dati sconcertanti.

Rapporto annuale Inps: i dati sono sconcertanti

Come ha affermato il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, il 23% dei lavoratori italiani guadagna meno di 780 euro al mese (considerando però anche il part time).

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E ancora, nel XXI Rapporto annuale dell’Inps, si legge che “l’1% dei lavoratori meglio retribuiti ha visto un ulteriore aumento di un punto percentuale della loro quota sulla massa retributiva complessiva”.

In sostanza, cresce la percentuale dei lavoratori che percepiscono un reddito inferiore al reddito di cittadinanza, come abbiamo già anticipato.

E la situazione per i pensionati è migliore? No, anzi. Nel 2021 i pensionati con redditi inferiori a 1.000 euro al mese erano il 32% del totale, pari a circa 5 milioni 120mila persone.

Ma attenzione, perché questa è una percentuale che tiene conto anche delle maggiorazioni, come le varie forme d’indennità di accompagnamento, la quattordicesima e le maggiorazioni sociali associati alle prestazioni. Senza tutte queste, la percentuale salirebbe al 40%.

In Italia in pratica più di 4,3 milioni i lavoratori percepiscono meno di 9 euro lordi l’ora.

Questo significa che, prendendo in considerazione la generazione X – comprendente cioè le persone nate tra il ’65 e l’80 – con 30 anni di contributi versati, a 65 anni i lavoratori avranno una pensione di circa 750 euro.

E così, come si legge nel rapporto: “Se il soggetto percepisse 9 euro l’ora per tutta la vita attiva, si stima che l’importo di pensione  si aggiri sui 750 euro mensili (a prezzi correnti), un valore superiore al trattamento minimo, pari a 524 euro al mese per il 2022”.

A questa situazione dobbiamo aggiungere anche l’attuale inflazione, che sta scuotendo tutti i mercati, facendo aumentare a dismisura i prezzi, incrementando la crisi che era già in atto.

A questo proposito, ecco i reali effetti dell’inflazione sulle nostre vite.

Secondo l’Inps, questa potrebbe gravare sulla spesa per pensioni nel 2023 per 24 miliardi, considerata però la crescita dei prezzi stabile all’8% (che si pensa ci sarà).

Sempre secondo le stime dell’Inps il disavanzo patrimoniale potrebbe arrivare a 92 miliardi nel 2029 sulla base dei dati al 1 gennaio 2020.

A fornire una possibile (parziale) soluzione ci ha pensato lo stesso Tridico. Secondo lui, regolarizzare gli stranieri e dare quindi loro la possibilità di essere assunti e coprire i “buchi” occupazionali lasciati dai pensionati.

Questa operazione già in passato si è rivelata utilissima, soprattutto in alcuni settori. Come ha affermato il presidente “il problema dell’immigrazione straniera e della sua regolarizzazione può e deve essere inquadrato in Italia anche nella prospettiva di tenuta del sistema previdenziale del Paese”.

La soluzione potrebbe essere il salario minimo? Probabilmente sì, ma l’iter potrebbe essere lungo e servono soluzioni nel breve periodo.