Donne freelance: le statistiche nel nostro Paese    

Quante donne freelance ci sono in Italia? Qual è il loro grado di occupazione? Per rispondere a questa domanda abbiamo preso in considerazione gli ultimi dati resi noti da Istat ed Eurostat, secondo cui nel nostro Paese il 19,3% lavora in questa modalità. A conti fatti, quindi, su poco meno di sessanta milioni di abitanti in età da lavoro il numero di freelance totali sarebbe all’incirca dodici milioni.

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Questo dato ci porta ad essere uno dei primi Paesi in Europa per numero di freelance attualmente attivi secondo i dati di riferimento del 2021, annata in cui nel primo trimestre, abbiamo avuto la quota totale più elevata di lavoratori autonomi rispetto al numero degli occupati. Ecco perché i settori che offrono soluzioni per trovare lavoro come freelance godono di una certa popolarità nel nostro Paese, dal momento che permettono di far incontrare domanda e offerta attraverso un sistema efficace e collaudato.

Dati Eurostat: quanti freelance ci sono in Italia?

Stando ai dati di Eurostat, quindi, in Italia lavora la più alta percentuale di autonomi rispetto a Polonia, Grecia, Germania, Lussemburgo, Danimarca e Svezia. Come mai abbiamo una quota così elevata di freelance? A cosa si deve tale fenomeno? Molto probabilmente tale condizione deriva dalla presenza di forme giuridiche più favorevoli come il regime forfettario, ma anche dalla mancanza di lavoro da dipendente.

Difatti nel nostro Paese la ricerca di un impiego stabile a tempo indeterminato sembra essere sulla via del tramonto anche a causa dei costi aziendali che pesano sulle organizzazioni. Assumere, in altre parole, ha un peso rilevante per le aziende così che queste sembrano favorire la collaborazione spot e da remoto garantita dai freelance e dal popolo delle partite IVA.

Distribuzione dei freelance per genere: poche donne a tutte le età

La questione occupazionale si aggrava per le donne, da sempre ritenute più lontane dal mondo del lavoro per questioni culturali e normative. È vero che la Legge ha compiuto importanti passi avanti in questo senso ma è noto anche che tale condizione è tutt’ora osteggiata da un forte divario di genere come testimoniato anche dai dati UE. Difatti nel terzo trimestre del 2021 è emerso che gli uomini di età compresa tra i 55 ed i 64 anni che risultavano occupati erano il 22,6%, mentre gli individui di sesso maschile di età compresa tra 25 e 54 anni coprivano circa il 15,18%.

Se confrontiamo gli stessi dati con la popolazione femminile la situazione appare molto più contenuta dal momento che le donne occupate tra i 55 ed i 64 anni sono state l’11,4% mentre quelle di età compresa tra i 25 ed i 54 anni erano il 9,5%. Per le fasce d’età più giovani, invece, ovvero quelle comprese tra i 15 ed i 24 anni, si osserva un’occupazione del 4,5% tra gli uomini ed una del 2,7% delle donne.

Più freelance uomini: come mai?

Il divario di genere, secondo Eurostat, sarebbe prevalente per alcune categorie professionali per lo più tecniche dove la differenza occupazionale risulta essere più marcata. Questo lo si deve all’assenza di tutele nel nostro Paese circa la condizione di freelance che, come sappiamo, non prevede alcuna garanzia per malattia, infortunio o gravidanza.

Quindi una donna in età fertile che decide di aprire una partita IVA e lavorare come freelance potrebbe dover scegliere tra famiglia e lavoro e, in molti casi, si trova costretta a propendere per la prima opzione. Il motivo per cui le donne ritengono difficoltoso aprire una partita IVA e lavorare da autonome risiede proprio nell’impossibilità di conciliare vita privata e vita da libera professionista.

Le difficoltà occupazionali femminili

Ad oggi la condizione di freelance, infatti, prevede una gestione delle imposte e delle entrate totalmente autonoma. Nello specifico la cassa previdenziale offre un sostegno solo nei casi di grave impedimento di salute ma sempre in modalità piuttosto esigua se paragonata alle garanzie di una busta paga.

Quindi per le donne desiderose di avere una famiglia la partita IVA risulterebbe un rischio grave di cui farsi carico e che, per tali ragioni, crea il divario di cui sopra. Ciò nonostante il numero delle occupate in qualità di freelance cresce anno dopo anno anche al netto delle obiettive difficoltà di tale condizione in concomitanza con la diminuzione del numero di matrimoni e del calo della fertilità tra i più bassi in Europa.