Ok, parliamone: il punto G non esiste (e quindi puoi smettere di cercarlo)

Come? Dopo anni di articoli, studi e ricerche scopriamo che il punto G non esiste? Ma è mai possibile? Ecco che cosa dicono gli studiosi (veri) a riguardo.

Ok, ok, lo sappiamo: ne abbiamo parlato anche e noi e ben più di una volta. Non abbiamo parlato solo del G ma anche dell’A, del P e di qualsiasi altro punto si possa immaginare su una mappa metaforica del nostro corpo.
Il motivo di tutto questo? Semplicemente cercare di trovare una “soluzione” all’annoso problema del piacere femminile che tanti studi (certificati) dimostrano essere sempre sbilanciato rispetto a quello maschile, soprattutto nelle relazioni eterosessuali.

punto G non esiste
(fonte: CheDonna – realizzata su: Canva)

Ma perché scopriamo solo ora che questo punto misterioso è inesistente?
Semplice, perché fino ad adesso abbiamo creduto tutti (chi più e chi meno) ad una “bugia” vera e propria sul nostro corpo, capace di modificare anche la nostra percezione della sessualità.
Ed è ora di dire basta!

Il punto G non esiste: ecco perché tutti quanti abbiamo creduto a questa bugia

Sapevi che per anni hai creduto ad una bugia sul tuo corpo? No, non si tratta solo del fatto che se non sei una 38 non puoi indossare un crop top (grande menzogna che ha contribuito per anni a logorarti il cervello) ma proprio del punto G.
Eh sì, perché a quanto pare il punto G non esiste e non è mai esistito: non ci sono le prove!

punto G non esiste
(fonte: CheDonna – realizzata su: Canva)

Dobbiamo ammettere che anche noi caschiamo da un proverbiale pero di fronte a questa notizia. Ma come è possibile che il punto G non esista?
Se fino all’altro ieri parlavamo di punto P (che sarebbe il punto G maschile) o il punto A (che sarebbe un altro punto G femminile) è possibile che il punto G, semplicemente, sia una menzogna?

Beh, a quanto pare sì e la colpa forse è anche “nostra” ossia di tutti coloro che si occupano di cercare una “strada” verso il piacere femminile.
Il punto G sembrava quella migliore! Come fare a non credere ad un punto particolare che, una volta trovato, sarebbe in grado di farti raggiungere il massimo del piacere?
Ed ecco, quindi, il via di mappe, di consigli, di movimenti e di posizioni dettagliate tutte che ti dovevano aiutare a colpire l’obiettivo. Cinque centimetri, in su, in giù, capovolti, fate una giravolta e chi più ne ha più ne metta. Bene, niente di tutto ciò era vero.
O meglio: niente di tutto ciò ha qualche valore scientifico perché, sorpresa, il punto G non è stato trovato non solo dal tuo fidanzato ma neanche dagli scienziati!

Autopsie, dissezioni e studi approfonditi hanno decretato che di questo benedetto e famoso punto G non si ha proprio nessuna contezza.
Nessuno lo ha trovato: non è dietro il clitoride, non è una piccola palletta di tessuto, non è un punto!
Puoi, anzi devi, smettere immediatamente di cercarlo ed il motivo è uno solo: a forza di non trovarlo (come potresti, visto che non c’è?) rischi di ingabbiare i tuoi rapporti intimi in una vera e propria sfida all’impossibile.
Cercare il punto G, in continuazione, non vi aiuta di certo né a divertirvi né a raggiungere l’orgasmo!

Quello che dobbiamo assolutamente sottolineare, però, è che il punto G non è un mito partorito dalla mente di qualche stagista sottopagato in una rivista femminile.
Ci sono degli studi, che risalgono più o meno agli anni ’80, che parlano di un’area femminile che, colpita, scatenerebbe sensazioni piacevoli. Quest’area è diventata, negli anni e per comodità, un punto: ma tra un minuscolo punto nascosto nel corpo ad un’area vera e propria di tessuti possiamo assicurarti che di differenza ne passa!
Cosa vuol dire questo? Semplicemente che se, nel tentativo di trovare questo benedetto punto G, ti è capitato di provare piacere non vuol dire che fosse finto, anzi!
Solo il punto G non esiste in qualità di un unico punto. Insomma, non è una specie di bottone magico che una volta premuto ti trasforma in una gelatina tremante di piacere.

Ora che ci siamo liberati da questo (ingombrante) punto sulla mappa, possiamo e dobbiamo ritornare a pensare al piacere come a un gioco. Si tratta di qualcosa che cresce insieme a noi anche e soprattutto se non abbiamo in mente un obiettivo ben preciso.
Insomma, addio punto G e benvenuto… piacere!