Manuel Bortuzzo, dalle medaglie alla sparatoria: carriera e vita privata del campione

Manuel Bortuzzo, promessa del nuoto, ha visto cambiare la propria vita in seguito a una sparatoria che poteva togliergli sogni e futuro.

Manuel Bortuzzo, nuotatore, sportivo, campione. La sua storia è l’esempio perfetto di come la vita sa metterti alla prova: la routine che cambia in un attimo e tu puoi solo stare a guardare cercando di abituarti. È successo a lui, un finto Veneto di Treviso – come si definisce scherzosamente nelle biografie – nato con la passione del nuoto e le potenzialità giuste per fare di questo amore un lavoro: quando le due cose coincidono, allora, si è davvero fortunati. O felici. Una cosa non esclude l’altra, con tempi record e prospettive anche in ottica olimpica. Manuel prende consiglio dai più grandi ed esperti in vasca, da Paltrinieri a Magnini. Gente che l’acqua, ma soprattutto le insidie che ci sono fuori, l’ha vissuta a 360 gradi.

Poi cambia tutto. L’agguato all’Axa – quartiere della Roma bene – fra il 2 e il 3 febbraio 2019. Un errore umano laddove l’umanità non sembra entrarci nulla: “Non volevamo colpire lui”, la confessione di uno dei protagonisti. Al posto sbagliato nel momento sbagliato: una casualità pessima che gli inibisce l’uso delle gambe. Una vita da ricominciare, senza – per il momento – quei tempi record. Da record. Che potevano restituirgli quel sogno olimpico così vicino: a un passo, quello stesso passo che Manuel dovrà fare per rimettersi in sesto.

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Manuel Bortuzzo, dal sogno olimpico alla rinascita

Manuel Bortuzzo sparatoria (Getty Images)
(Getty Images)

Dai tempi di 3.47 nei 400 stile, al tempo di qualità per ritrovare la forza di vivere in maniera diversa. Senza dimenticare l’acqua, le vasche, il nuoto. Da atleta olimpico a speranza paralimpica. E poi il perdono, per quanto possibile, agli attentatori: “Non ce l’ho con loro – ha detto dal letto d’ospedale dove è stato portato d’urgenza – penso solo a rimettermi in sesto”.

Volontà assecondata anche dai genitori che non riescono a perdonare, ma possono guardare avanti: “Tornerà più forte – dicevano il papà e la mamma ancora scossi – e si riprenderà la sua vita”. Anni dopo questo tragico evento i suoi cari si limitano a un “Daje”. Alla romana. Capitale che hanno nel cuore, intrisa di bellezza e peccato, che può darti e toglierti tutto in un istante. Il loro Manuel è nato una seconda volta, come spiega il giovane classe ’99 nel libro che ripercorre la sua intricata parabola sportiva e personale, e questa nuova occasione – un secondo tempo non richiesto – vuole viverla fino in fondo. Una bracciata alla volta.

 

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