Perché è così importante ancora parlare di consenso: dal caso (montato) su Biancaneve alle applicazioni

Il caso del “consenso” di Biancaneve ha riportato l’attenzione su una questione importante. Parliamo di consenso, applicazioni e sicurezza.

consenso biancaneve
(fonte: CheDonna – realizzata su: Canva – grafica: Pinterest)

Che la notizia fosse “confezionata” ad arte ce ne eravamo resi conto quasi subito. Peccato, però, che a riportarla sono stati i maggiori organi di informazione, con titoli fuorvianti e spesso al limite del “criminale”.

Parliamo del casoBiancaneve” che, nel nostro Paese, ha interessato i titoli di giornale di questi giorni.
Scopriamo cosa c’era di vero negli articoli (spoiler: quasi niente) e perché ha fatto così male alla causa del “consenso“.

Consenso informato: da Biancaneve alle applicazioni, ecco perché è importante parlarne

Lo avrete sicuramente visto sulla maggior parte dei siti di news più importanti ma anche su Instagram e Facebook, con meme od immagini divertenti.
Parliamo del caso di “Biancaneveriportato erroneamente (o, a voler essere sinceri, in maniera del tutto malevola) dalle testate italiane.

Qualche giorno fa, infatti, hanno iniziato a circolare titoli di giornale decisamente sorprendenti: “Furore per il bacio rubato“, “Principe azzurro sotto accusa“, “Il MeToo di Biancaneve“.
A voler essere sinceri i titoli non sono solo sorprendenti: sono delle vere e proprie truffe.

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L’articolo originale da cui sono stati estrapolati questi pezzi giornalistici fa riferimento ad una giostra di Disneyworld.
Chi scrive (due autrici del San Francisco Gate, un sito con pochi follower) parla dell’attrazione che vede come protagonista Biancaneve chiedendosi solo se sarebbe il caso di re-immaginare il finale (visto l’impatto visivo della scena).
Le due, poi, terminano il pezzo ribadendo che la giostra è meravigliosa e che la scena finale è eseguita magnificamente: a patto che si tratti come una fiaba.

Questo pezzo, che in patria non ha causato grande stupore (forse perché tutti hanno letto a fondo l’articolo), è stato riportato in Italia in una maniera decisamente vergognosa.
Ma il problema non è (solo) quello delle notizie false e dei titoli fatti appositamente per generare click.
Questa volta, infatti, i titoli hanno lavorato contro una “causamolto importante: quella del consenso.

Biancaneve o le fiabe in generale (così come le giostre che le vedono protagoniste) non sono di certo il terreno migliore per parlare di consenso.
Non perché non si possa fare, sia chiaro: ma perché la discussione sul consenso è talmente indietro che partire dai “pilastri” della nostra infanzia è estremamente controproducente.

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Come dimostra la “sollevazione” popolare a riguardo, infatti, adesso parlare di consenso è ancora più difficile.
Che si debba controllare ed essere sicuri, anche con il proprio partner, che il rapporto intimo (o qualsiasi altro “atto“) sia consensuale è, in realtà, un passaggio fondamentale.

Talmente fondamentale che c’è chi si è addirittura inventato delle applicazioni da scaricare sul cellulare.

Legalfling: l’app olandese per il consenso ai rapporti intimi

Ovviamente si tratta di una delle tante che circolano o che sono ancora in fase di sviluppo.
Parliamo delle applicazioni per il consenso sui rapporti intimi che, di certo, sono uno strumento decisamente controverso.

L’intento (almeno crediamo) è positivo: l’app permette ai due partecipanti di chiarire (senza paure o ritorsioni) se il rapporto intimo o la conoscenza sono “consensuali”.
Il funzionamento non è di certo diverso da quello delle app di dating a cui ormai ci siamo abituati! Basta “scorrere” sul lato che indica sì per dare il proprio consenso.

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Ed è qui che iniziano i problemi: una volta dato il consenso per quanto “tempo” lo ha l’altro? Usare l’applicazione ci mette al riparo da rapporti non protetti? (No).
C’è veramente bisogno di un’applicazione per “chiarire” al proprio partner (che sia quello che conosciamo da dieci anni o da dieci minuti) le nostre intenzioni?

Purtroppo, anche guardando cosa succede all’opinione pubblica appena si nomina il “consenso”, sembra che all’ultima domanda bisogna rispondere “ancora “.
La culturapopolare” vede ancora come positiva la storia della “ragazza da conquistare a tutti i costi” o quella del “non accettare un no dalla donna dei tuoi sogni“.

Concetti tossici (messi in atto da maschi e femmine, sia chiaro) che aiutano a creare una zona grigia nella quale, spesso e volentieri, tantissime persone finiscono per subire una violenzacontrollata“, anche da parte del loro stesso partner.

 

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Se non saranno le app a farci uscire da questa impasse, di certo bisognerebbe iniziare a chiedere a gran voce che la discussione pubblica venga affrontata in maniera sana.
Basta a notizie fuorvianti, fatte appositamente per colpire “la pancia” degli utenti, basta informazioni sbagliate.

Adesso è ora di far iniziare una conversazione reale, sana e concreta, sul consenso: e no, non vogliamo parlare di Biancaneve.