È vero che più vitamine si assumono e meglio è? La risposta dell’Istituto superiore di sanità

È vera l’affermazione che più vitamine si assumono e meglio si sta? A fornirci una risposta è l’Istituto superiore di sanità.

Molti di noi sono spesso portati a pensare che assumere una gran quantità di vitamine sia benefico per l’organismo.

E alla domanda: “È vero che più vitamine si assumono e meglio si sta?”, ha fornito una risposta l’Istituto superiore di sanità nella sezione del sito Issalute.it, dedicata ai “falsi miti e bufale”.

In particolare gli esperti hanno spiegato che il “consumo eccessivo di supplementi vitaminici può portare a malattie anche gravi, dette ipervitaminosi”. Scopriamo di più.

Ecco perché non è vero che più vitamine si assumono e meglio è

Vitamine
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Spesso nelle credenze comuni si pensa che assumere in gran quantità determinate sostanze possa essere del tutto salutare. Prendiamo il caso delle vitamine, nell’immaginario comune sono sostanze che hanno fama di fare solo del bene, e infatti di pari passo si è diffuso anche un forte consumo di integratori vitaminici.

E in effetti le vitamine, se da un lato sono indispensabili per il nostro organismo che non riesce ad autoprodurle e quindi vanno introdotte con la dieta, altrimenti si incorre in carenze dette avitaminosi, dall’altro lato non bisogna abusarne.

Nello specifico per molti secoli l’umanità è stata afflitta da malattie dovute alla carenza di vitamine, e nel 1700 si capì che introducendo determinati cibi si riuscivano ad eliminare alcune malattie di cui prima si ignorava la causa.

Ad esempio nel 1753 il medico della marina inglese Lind capì che i marinai morivano durante le lunghe traversate perché affetti da scorbuto e li guariva somministrando loro il succo di limone e lime. Ma solo nel 1932 venne isolata la sostanza che guariva lo scorbuto ovvero l’acido ascorbico o vitamina C.

Un altro esempio è quello risalente al 1937 quando venne scoperto che la pellagra era dovuta alla carenza da vitamina B3. Una malattia che ha afflitto le persone povere che si alimentavano di polenta e quindi di mais perché non avevano il grano, che invece contiene buone quantità di vitamina B3.

E se in molte regioni del mondo molto povere ancora esistono carenze vitaminiche nel mondo occidentale sono praticamente scomparse. A meno che non si soffra di particolari patologie che ne impediscono l’assorbimento o se si segue una dieta particolarmente squilibrata o in alcuni casi in cui c’è un fabbisogno aumentato come in gravidanza.

Se però un individuo è sano il consumo di integratori vitaminici diventa superfluo, anzi, molti non sanno che un consumo eccessivo può portare a malattie dette ipervitaminosi con conseguenze anche gravi.

Questo accade soprattutto con le vitamine liposolubili, ovvero A, D, E o K le quali possono portare a ipervitaminosi perché vengono “immagazzinate nel fegato e nel grasso corporeo, e possono essere eliminate molto lentamente”. Altre come la B e la C sono solubili in acqua e se consumate in eccesso possono essere smaltite con le urine.

Quali sono i sintomi legati all’ipervitaminosi?

Se si assume troppa vitamina A si può incorrere in cefalea, vomito, torpore, ossificazione precoce nel bambino e malformazioni nel feto. 

Con troppa vitamina D aumenta il calcio nel sangue e quindi si avvertirà sete, dolori addominali e stanchezza fino all’alterazione dello stato di veglia. 

L’eccesso di vitamina E non è tossica ma provoca disturbi intestinali, la K invece raramente può dare vampate, trombosi e anemia. 

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Assumere una quantità eccessiva di queste vitamine attraverso il cibo è praticamente impossibile ma può accadere invece con un uso eccessivo di integratori.

L’Iss perciò ribadisce che: “È bene tenere sempre presente che i supplementi vitaminici non devono essere assunti indiscriminatamente e senza un reale necessità, e che è consigliabile informare sempre il nostro medico di tutti gli integratori che prendiamo o facciamo prendere ai nostri bambini”.

(Fonte: Issalute.it)

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