Senza di lui ti senti persa? Non ti fa bene: impara a gestire la dipendenza affettiva

Gestire la dipendenza affettiva significa imparare a tenere sotto controllo l’ansia e panico che nascono nel momento in cui si vive separati dalla persona amata o dalla persona che si prende cura di noi. Ecco quali sono i primi passi da compiere per diventare emotivamente indipendenti.

come gestire dipendenza affettiva
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In ogni rapporto d’affetto ci sono momenti in cui si ha l’impressione che non si riesca a stare senza la persona amata o senza la persona a cui si è legati da un profondo sentimento di affetto e gratitudine, come ad esempio la madre o i genitori.

La mancanza è un sentimento perfettamente normale, così com’è normale desiderare di trascorrere del tempo o di svolgere determinate attività insieme alla persona a cui si vuol molto bene.

Quando il sentimento di mancanza diventa patologico, cioè impedisce alla persona che lo prova di vivere serenamente, allora ci si trova davanti a una vera e propria dipendenza affettiva.

Le persone che ne soffrono iniziano a manifestare sintomi quali agitazione, nervosismo, tachicardia, mal di testa e terrore della perdita della persona distante.

Inoltre si sentono completamente incapaci di svolgere azioni o portare avanti semplici compiti nel momento in cui sentono venire meno il sostegno emotivo della persona da cui sono diventati dipendenti.

Purtroppo, le persone che manifestano una tendenza alla dipendenza affettiva cadono spesso preda di manipolatori che tendono ad approfittarsi della loro debolezza e che sfruttano il più possibile il loro bisogno di essere guidati, consigliati e protetti.

Proprio per non cadere vittima dei manipolatori è importante che le persone con una dipendenza affettiva imparino lentamente a uscirne. La dipendenza dall’amore è in tutto simile a qualsiasi altra dipendenza: il lavoro di disintossicazione parte dalla consapevolezza del soggetto e dalla cura del suo benessere psicologico.

Come gestire la dipendenza affettiva partendo dalla cura di sé

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Le persone che soffrono di dipendenza affettiva non sono in grado di vedere se stesse in una luce positiva. Si sentono troppo incapaci e deboli, pensano di non avere le potenzialità di riuscire in qualcosa senza l’aiuto di qualcuno.

In alcuni casi, hanno tentato di sviluppare autonomia e forza d’animo, ma si tratta soltanto di una maschera che prima o poi è destinata a cadere o a incrinarsi. Questo significa che le persone dipendenti dal punto di vista affettivo potrebbero, per brevi periodi, riuscire a diventare emotivamente indipendenti e a badare a se stessi da soli.

Purtroppo però, non appena si presentano nuovamente le condizioni adatte, cioè non appena incontrano una persona verso cui provano un sentimento di amore o di attrazione, cadono nuovamente nella dipendenza.

Per evitare le continue ricadute e disintossicarsi completamente dalla dipendenza affettiva bisogna quindi fare un percorso di autocoscienza.

Imparare il valore del sé

La prima cosa che una persona affettivamente dipendente deve imparare a fare è vedere se stessa in una luce differente, cioè deve imparare a vedere i propri pregi e ad accettare i propri difetti senza arrendersi ad essi, ma tentando di superarli giorno dopo giorno.

Per esempio, una persona adulta abituata a sentire continuamente i propri genitori, anche tutti i giorni o più volte al giorno, con ogni probabilità ha sviluppato una dipendenza affettiva dalla propria famiglia. Il motivo è che i genitori non hanno saputo trasmettere al figlio o alla figlia la giusta dose di fiducia in se stessi.

Per questo motivo i figli hanno finito per convincersi di non essere in grado di fare nulla senza la guida o il sostegno dei genitori.

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Trovare un equilibrio nelle relazioni con gli altri

Le persone dipendenti dal punto di vista affettivo tendono a emettere due tipi di giudizi nei confronti degli altri: in un caso ritendono una persona meritevole di fiducia totale, nell’altro caso giudicano una persona inaffidabile, bugiarda, doppiogiochista e indegna di fiducia.

Consapevoli di essere estremamente vulnerabili dal punto di vista emotivo, le persone con una dipendenza affettiva sono molto rigidi nella valutazione delle persone che frequentano: il loro obiettivo è evitare il più possibile il rischio di essere ferite, quindi di tenersi il più possibile lontano da persone che potrebbero far loro del male.

Purtroppo in questo “mondo emotivo in bianco e nero” non esistono vie di mezzo. Le persone con dipendenze affettive sviluppano, nei confronti degli altri, rapporti profondamente squilibrati. 

Purtroppo la loro valutazione delle persone cambia in maniera repentina: basta un piccolo gesto o un piccolo “tradimento” da parte della persone che era stata considerata degna di fiducia e di stima e il dipendente affettivo si sente messo da parte, pugnalato alle spalle, ferito mortalmente. La sua reazione sarà allora passare in un battito di ciglia da un giudizio positivo a uno del tutto negativo.

Per trovare un giusto equilibrio relazionale con gli altri, una persona con dipendenza affettiva dovrebbe arrivare a comprendere che ogni persona ha lati positivi e negativi, che è in grado di fare del bene e del male, o che a volte non è in grado di agire sempre al meglio delle sue possibilità.

Nel momento in cui riuscirà a essere più clemente verso se stesso e verso gli altri, una persona insicura avrà compiuto il primo passo per capire come gestire la dipendenza affettiva.

Superare la sindrome dell’abbandono

Le persone che da adulte non sanno come gestire la dipendenza affettiva con ogni probabilità hanno subito un trauma emotivo importante nel corso della loro infanzia.

Esattamente come i cuccioli che sono stati abbandonati una volta hanno il terrore di allontanarsi dai loro nuovi padroni, allo stesso modo una persona che ha vissuto un profondo senso di abbandono vive con una ferita emotiva che non è riuscita a guarire e quindi tenta disperatamente di non essere abbandonata di nuovo.

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L’unico modo per superare le sindrome dell’abbandono è comprendere che anche se si venisse abbandonati di nuovo e anche se si creasse un distacco rispetto alla propria famiglia o alla persona amata, questo non implicherebbe la fine delle relazioni e delle attività sociali. Una persona adulta ha in sé tutte le risorse per sopravvivere da sola e per stare bene con se stessa. Deve soltanto scoprirle un po’ alla volta.

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