Modi di dire: perché si dice “il gioco non vale la candela”?

“Il gioco non vale la candela”, perché si dice così? Scopri le origini di questo comunissimo modo di dire.

Avete mai usato questa espressione? Se questo modo di dire non appartiene al vostro repertorio, sicuramente l’avrete sentita dire in vari contesti. Spesso per avvalorare l’ipotesi che qualcosa non vale la pena di essere fatto si usa dirlo tirando in ballo la candela. Ma da dove nasce questo modo di dire oggi così noto?

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“Il gioco non vale la candela”: origini di questo modo di dire

Questa espressione è molto nota, radicata nel nostro vocabolario di lingua italiana in caso di dubbi non manchiamo di riproporla. Questa espressione così nota oggi risale a tempi antichi. Parliamo di tempi in cui l’elettricità nelle case non esisteva ancora e al calar del buio per intravedere l’ambiente circostante si usava accendere le candele.

Dopo cena poco prima di andare a dormire per ammazzare il tempo ci si deliziava a fare qualche gioco seduti intorno al tavolo illuminato dal lume di candela.

Quando la posta in gioco non era redditizia, si usava dire che il gioco non valeva la candela, nel senso che costava più tenere la candela accesa che vincere la posta del gioco e di conseguenza abbandonare il gioco era preferenziale.

Esiste un’altra espressione molto simile, ma sostituisce il gioco al santo. L’espressione “Il santo non vale la candela” ha una origine religiosa. Sapete bene che nel mondo della chiesa le candele sono molto utilizzate e hanno diversi valori simbolici.

L’espressione sopra citata stava ad indicare che quel santo non aveva il potere di fare miracoli, e se un santo non aveva questa capacità non meritava che gli venisse dedicato un cero votivo. Il cero votivo per chi non lo sapesse è un cero con l’immagine del santo applicata.

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Queste due espressioni sono originarie della lingua francese e sono state adottate dalla lingua italiana in solo in seguito. L’espressione originale era infatti: “le saint (le jeu) ne vaut pas la chandelle”.

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