Regole per un rimprovero educativo dei bambini: scopri le 7 mosse giuste

Serve davvero sgridare i bambini quando si comportano male o è meglio agire in altro modo? Ecco le 7 regole del rimprovero educativo. 

sgridare bambino
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Quanto è importante sgridare un bambino quando compie un’azione sbagliata? Ma serve davvero sgridarlo o è meglio agire con altri metodi? Un rimprovero può essere educativo e servire a insegnarli qualcosa oppure no?

Se ti poni queste e altre domande devi sapere che un rimprovero può essere educativo purché rispetti alcune regole e soprattutto non vada ad umiliare o colpevolizzare il bambino.

Scopriamo le 7 regole per un rimprovero educativo grazie allo psicologo e psicoterapeuta Luca Astori.

Le 7 regole del rimprovero educativo

comunicare con i figli
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Per essere mamme e papà dobbiamo diventare anche un po’ psicologi, educatori, pedagogisti e via dicendo. Perché al di là dell’amore che diamo ai nostri figli dobbiamo anche riuscire a impartirgli la giusta educazione.

E occhio, perché le due cose non sono correlate, un conto è l’amore incondizionato che proviamo per i nostri figli e un altro è il saper educarli senza lasciarci trascinare dai sentimenti.

E allora ci chiediamo se sia giusto rimproverare i nostri figli e soprattutto come farlo. A venirci in aiuto in tal senso ci sono schiere di psicologi e psicoterapeuti ma anche educatori che possono sicuramente darci una mano in tal senso.

A tal proposito ecco le 7 regole per un rimprovero educativo ai bambini senza umiliarli e senza colpevolizzarli ma semplicemente educandoli a fare quello che è giusto dal blog dello psicologo e psicoterapeuta Luca Astori.

1) Essere concisi. Una buona sgridata non deve dilungarsi in chiacchiere e discorsi vari ma deve essere breve. L’attenzione dei bambini non supera il minuto quindi è inutile dilungarsi, anzi può essere controproducente. Troppe parole faranno perdere al bambino l’attenzione per quello che stiamo dicendo finendo per diventare un rimprovero completamente inutile.

2) Mettersi all’altezza del bambino. Guardarlo negli occhi quando lo rimproveriamo è il metodo più efficace per ottenere la sua attenzione. Sediamoci, o abbassiamoci alla sua altezza in modo che possa guardarci in faccia, in questo modo lo aiuteremo a concentrarsi su di noi. Evitiamo invece di sgridarlo quando è preso da altro, come tv o giochi.

3) Tono voce basso e controllato. Non dobbiamo spaventare i bambini ma l’obiettivo è quello di farci ascoltare e aiutarlo a capire che determinati comportamenti sono errati.

4) Stiamo qui e ora. Non dobbiamo rinfacciare cose passate. Perciò preoccupiamoci di rimproverarlo per quello che ha fatto adesso e non qualcosa che ha commesso giorni prima.

5) Sgridare, no umiliare. Dietro a un rimprovero deve esserci un insegnamento. Evitiamo commenti ed epiteti che possano umiliarli o mortificarli. Non usare parole come scemo o stupido, a tal proposito consigliamo di leggere anche le 5 frasi che uccidono l’autostima di nostro figlio. Non dobbiamo criticare la persona ma il comportamento.

6) Il bambino ha diritto di parola. Ricordiamoci sempre di chiedere ai bambini perché hanno agito in un certo modo. Cerchiamo di capire le motivazioni e di apportare dei correttivi. Un bambino che si sente ascoltato è più propenso ad ascoltare.

mamma e figlio
la regola dei 20 secondi (istock Photos)

7) Fare la pace. Va bene un rimprovero a fine educativi ma poi ricordiamoci sempre di fare la pace. Non deve trasformarsi in una barriera tra noi e i nostri figli. Dopo la sgridata quindi cerchiamo sempre di riavvicinarci ai nostri figli magari con un abbraccio.

(Fonte: http://www.lucaastori.it)

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