Il marito non le dà il permesso di fare i Mondiali: lei è CT della nazionale

La storia di Samira Zargari, la CT della nazionale di sci dell’Iran che non sarà ai Mondiali di Cortina a causa della volontà di suo marito.

Ct iraniana olimpiadi
(Instagram)

Nelle fotografie appare sempre sorridente e circondata dalle sue allieve, molto raramente con lo hijab, eppure Samira Zargari, come tutte le donne nate e cresciute nella Repubblica Islamica dell’Iran devono sottostare a precise regole di comportamento, alcune delle quali limitano (anche) la loro libertà di movimento.

Samira, come tutte le sue sciatrici, ha infatti dovuto chiedere il permesso al marito per lasciare i confini dello Stato. Mentre le sue ragazze hanno ricevuto il permesso del padre o del marito per partire e partecipare ai Mondiali di sci, il marito di Samira ha stabilito che sua moglie non avrebbe lasciato l’Iran per dirigersi a Cortina per sostenere e dirigere la sua squadra.

Per quale motivo Samira ha deciso di non ribellarsi alle decisioni di suo marito? Semplicemente perché senza il nulla osta dell’uomo che ha sposato, una donna non può far richiesta di un passaporto internazionale, nemmeno se è una CT della nazionale dell’Iran in partenza per i Mondiali.

Pare che la Federazione Sciistica Siriana hanno tentato in ogni modo di convincere il marito di Samira o di trovare soluzioni alternative, ma senza successo. In virtù dell’autorità che la legge islamica gli conferisce, il marito della CT iraniana ha il diritto di negare alla moglie i Mondiali.

Dopo aver letteralmente dovuto intascare la sconfitta, la Federazione Iraniana di Sci si è limitata a comunicare sul proprio sito ufficiale che la nazionale femminile di Sci è partita, ma con alla propria testa un’altra CT.

Non si tratta purtroppo del primo caso di atlete iraniane costrette a rinunciare a eventi sportivi internazionali. Nel 2015 a non partire per i Mondiali era stata Niloufar Ardalan, CT della nazionale di calcio femminile a cinque e nel 2017 Zahra Nemati, campionessa mondiale di tiro con l’arco, era riuscita a partire per le paralimpiadi solo grazie a un pronto intervento della magistratura iraniana.

 

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Secondo la legge, infatti, in casi particolari un magistrato può utilizzare la propria autorità legale, che viene considerata maggiore di quella del marito, per dare a una donna il permesso di lasciare il Paese.

Evidentemente le condizioni che hanno permesso ai magistrati di intervenire nel caso di Zahra non si sono presentate nel caso di Samira, che si è trovata costretta a rinunciare al più grande appuntamento sportivo al mondo dopo mesi e mesi di durissimo lavoro.