Dimissioni Conte, i tempi della crisi e tutti gli scenari per il governo

Le dimissioni di Giuseppe Conte sono ufficiali: ora la palla passa al presidente Mattarella con le consultazioni. Le posizioni dei vari partiti

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Tutto scontato, tranne il finale. All’ora di pranzo Giuseppe Conte è salito al Quirinale rassegnando le sue dimissioni come capo del governo aprendo ufficialmente la crisi di governo. Un colloquio di mezz’ora con Sergio Mattarella, poi un altro più lungo con Roberto Fico, Presidente della Camera, terminato poco fa.

Un atto formale atteso già da un pio di giorni e arrivato dopo l’ultimo Consiglio con l’attuale squadra di governo. Un esecutivo che, beninteso, rimarrà in carica per tutto l’ordinario fino alla formazione del nuovo governo, in teoria ancora una volta guidato dallo stesso Conte. A 30 mesi dalla sua prima nomina, l’avvocato è ancora in sella e almeno a parole nessuno almeno nella sua colazione ha intenzione di disarcionarlo.

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Le consultazioni del Colle cominceranno domani pomeriggio, 27 gennaio, ma le posizioni dei partiti sono già state sufficientemente espresse a cominciare dalla maggioranza formata ora da 5Stelle Pd e Leu. Lo ribadiranno anche in videoconferenza anche domani pomeriggio (al mattino Mattarella sarà impegnato nelle celebrazioni del ‘Giorno della Memoria’).

Dopo aver sentito anche il centrodestra e le altre forze in parlamento, il Presidente della Repubblica formalizzerà il mandato. Al presidente del Consiglio uscente, che accetterà con riserva, oppure al presidente di una delle due Camere.

Dimissioni Conte, le posizioni dei partiti: maggioranza compatta, che farà Forza Italia?

Al momento quindi il Conte-ter, con un pacchetto di ministri diverso anche se non troppo da quello attuale, è la soluzione più probabile ma non certa. Il Movimento 5Stelle tira dritto senza dubbi perché come spiega il capo politico, Vito Crimi, “Conte è l’unica persona che in questa fase storica possa rappresentare la sintesi e il collante di questa maggioranza”. E Luigi Di Maio su Facebook lancia un appello all’unità perché questo è il momento per capire chi cura gli interessi del Paese e chi pensa solo ai suoi interessi.

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Il Pd ha in programma una riunione programmatica domani alle 14, prima del colloquio con Mattarella e Leu ha già espresso il suo sostegno incondizionato al presidente uscente. I dubbi sono tutti su Italia Viva che ha in programma questa sera alle 22.30 un’assemblea dei gruppi parlamentari. Ma Ettore Rosato, coordinatore del partito guidato da Matteo Renzi, a Rainews 24 è chiaro: “Una volta che si trova una sintesi sulle questioni programmatiche, prima di tutto il Recovery Plan e poi le riforme che l’Ue e le parti sociali ci chiedono, non mettiamo veti. Abbiamo evidenziato l’esigenza di grande chiarezza. E sono convinto che la chiarezza sia una esigenza non solo nostra ma anche degli altri partiti”.

Il centrodestra è compatto nella forma ma non nella sostanza. Forza Italia infatti aspetta il vertice di oggi con Lega, Fratelli d’Italia, Udc, Cambiamo e Noi con l’Italia per decidere se salire al Colle insieme agli altri alleati oppure per conto suo. Antonio Tajani, ribadendo le richieste di Silvio Berlusconi, ha precisato che la loro linea è quella per un governo di unità nazionale, oppure il voto. Una soluzione, quest’ultima, reclamata con forza sia da Matteo Salvini che da Giorgia Meloni.