Indice Rt sotto quota 1, l’Italia torna a respirare: novità sulle zone

Indice Rt sotto quota 1, lo certifica l’ultimo monitoraggio della Cabina di regia sul Covid. Novità in vista per i colori delle zone in Italia

(Getty Images)

La situazione dei contagi in Italia rimane preoccupante ma finalmente dopo più di un mese il Paese torna a respirare, segno che le chiusure hanno parzialmente funzionato. Lo conferma il monitoraggio della Cabina di regia che indica un indice Rt di contagio sotto quota 1.

Il report considera le due settimane partite dal 30 dicembre scorse, le ultime con dati disponibili completi. Dopo cinque consecutive con un aumento del valore, l’indice di contagio è 0,97 contro l’1,09 di venerdì scorso. Come a dire, sotto la soglia considerata a rischio ed è probabile che sia merito delle chiusure decise nel periodo natalizio con l’Italia quasi sempre in zona rossa.

(Getty Images)

Complessivamente sono ancora quattro le regioni o province autonome classificate ad alto rischio contro le 11 della settimana precedente. Altre 11 hanno rischio moderato e cinque di queste sono considerate ad alto rischio di progressione nelle prossime settimane mentre sei sono a rischio basso.

Indice Rt sotto quota 1, c’è una regione a rischio di cambiare colore

Le quattro regioni o province a rischio alto sono la Provincia di Bolzano (Rt 1,03), Sardegna (Rt 0,95), la Sicilia (Rt a 1,27) e Umbria (Rt 1,05). Ecco perché la Sardegna, unica di queste ancora in zona gialla, potrebbe essere spostata in fascia arancione. Rimarranno in zona gialla Campania, Toscana, Molise, Basilicata, Provincia di Trento.

(Getty Images)

In zona arancione confermate Piemonte, Puglia, Abruzzo, Calabria, Emilia, Friuli, Lazio, Liguria, Marche, Umbria, Val d’Aosta più eventualmente la Sardegna. Il  Veneto dovrebbe rimanere  nella stessa situazione anche se una decisione definitiva non è stata presa. Ancora in zona rossa invece Lombardia, Provincia di Bolzano e Sicilia.

Confortanti sono anche i dati sul numero dei casi. Negli ultimi 14 giorni monitorati sono stati registrati  infatti 339,24 casi ogni 100mila abitanti contro i 368 dal 28 dicembre al 10 gennaio. Nel report è riportata anche “una diminuzione del rischio di una epidemia non controllata e non gestibile nel Paese”. La causa è principalmente una diminuzione della probabilità di trasmissione di Covid con un impatto sui servizi assistenziali alto.

Tutti rilievi che andranno ad incidere sulle prossime decisioni del governo anche se l’ultimo DPCM 14 gennaio sarà valido almeno fino al 5 marzo. Le aperture per ora sono state soltanto parziali e le misure potranno essere allentate soltanto con l’arrivo dei vaccini di Moderna e AstraZeneca in Italia.

Da leggere