Come spiegare il Giorno della Memoria ai bambini: consigli per insegnanti e genitori

Ogni anno il 27 gennaio è il ‘Giorno della Memoria’ anche i più piccolo possono avvicinarsi all’argomento

In tutto il mondo dal 2005 il 27 gennaio è il ‘Giorno della Memoria’, scelto per commemorare le vittime dell’Olocausto prima e durante la II Guerra Mondiale fino al 1945. Un argomento delicato e doloroso per gli adulti ma anche per i bambini. Come spiegare il Giorno della Memoria, come renderli partecipi di qualcosa che è così lontano nel tempo e possono faticare a comprendere fino in fondo?
In effetti questa commemorazione è stata voluta dagli adulti per gli adulti, ma è un bene che anche i più piccoli comincino a prendere coscienza a modo loro. Riflettere su quello che ha significato la Shoah, lo sterminio degli ebrei (e non solo) nei campi di concentramento è pari, anche se non con le stesse proporzioni, alle manifestazioni popolari contro tutte le mafie.

Un’occasione per pensare e per ragionare su un mondo migliore che parta proprio dai bambini e per questo è un bene che non rimangano esclusi. Serve però una forma adatta perché queste idee comincino ad entrare anche nelle loro teste, perché non conoscono il periodo e il processo storico che ha portato alla Shoah. Per i bambini della Scuola Primaria (sotto i 6 anni è quasi impossibile fare questi ragionamenti) è importante trovare il modo giusto perché si avvicinino all’argomento. Quindi film, documentari, libri, tutto quello che è più adatto per la loro età.+

Giorno della Memoria, i migliori consigli per insegnati e genitori

Insegnanti e genitori devono provare un approccio poco traumatico ma molto concreto, perché quella è vita vera e non favole. Sconsigliati film, serie tv o libri con scene di morte e immagini cruente, ci sono comunque altri modi per entrare sull’argomento.

A scuola come a casa, gli adulti possono partire dal concetto che questo giorno evoca, quello della memoria. Quindi agire nel modo più semplice ed efficace per ricordare, cioé con dei disegni che ricordano chi non c’è più. Insieme, genitori e insegnanti, possono anche organizzare una ricerca sulla storia di un bambino che ha vissuto quegli anni, per poi raccontarla in classe utilizzando toni e modi giusti.
Un bambino a 6-7 anni comincia già a conoscere la differenza tra bene e male, tra persone cattive e persone buone, tra quello che è corretto fare e quello che invece è sbagliato. Non bisogna comunicare il dolore fine a se stesso, solo portarli ad una riflessione. In ogni caso, tutti i discorsi devono essere tarati sulla possibilità di comprensione e di partecipazione degli allievi, variabili secondo la loro età e la maturità psicologica.

I bambini, anche nella Scuola Primaria, sono già in grado di capire cosa significa dover scappare, nascondersi, essere costretti a lasciare la propria casa perché costretti e non per volontà. Per questo farli riflettere sul concetto di isolamento, di gruppo forte che esclude senza motivo i più deboli, è un buon punto di partenza.


E poi ci sono i film e i libri, moli dei quali sono stati portati sul grande schermo. Come ‘Il diario di Anna Frank’, ‘Il bambino con il pigiama a righe’ e ‘La vita è bella’ o il cartone animato La stella di Andra e Tati