Crisi di Governo. Il Conte-bis strappa la fiducia al Senato con 156 voti

Crisi di Governo: il Conte-bis ottiene la fiducia al Senato con 156 sì. C’è la maggioranza relativa. E’ attesa per le prossime mosse di Giuseppe Conte. Oggi il premier dovrebbe salire al Quirinale per incontrare il Capo dello Stato

Giuseppe Conte
(Getty Images)

Crisi di Governo, atto finale. Dopo la Camera il Conte-bis passa l’esame anche al Senato, strappando la fiducia con 156 voti favorevoli. E’ maggioranza relativa. Numeri risicati, raggiunti con accordi, alleanze e qualche defezione dell’ultima ora. Nulla a che vedere con la maggioranza assoluta, che sarebbe stata raggiunta soltanto con 161 voti. Il governo si regge in piedi, sì, ma è molto debole nei numeri. Un fatto oggettivo che è sotto gli occhi di tutti. Lo scenario era stato previsto dagli analisti, all’indomani della scelta di Italia Viva di ritirare i propri ministri, formalizzando così la crisi di Governo.

Giuseppe Conte, comunque, ha dimostrato di saper resistere e, dopo la fiducia alla Camera, ha ottenuto anche quella al Senato. Vero è, comunque, che il tutto poggia sull’equilibrio instabile di numeri risicati. C’è persino chi ha parlato di maggioranza raccogliticcia, per far riferimento ad un consenso strappato a fatica, un po’ qua e un po’ là. In tal senso è emblematico il caso di Renata Polverini che, alla Camera, ha votato sì alla fiducia al governo, uscendo ufficialmente da Forza Italia. Ma non è l’unico caso. Al Senato, ieri, hanno fatto lo stesso altri due forzisti, Maria Rosaria Rossi e Andrea Causin, poi espulsi dal partito. Voti favorevoli sono arrivati anche da Sandra Lonardo (moglie di Clemente Mastella) e Sandro Ruotolo, (Misto), dalla senatrice a vita Elena Cattaneo e, infine, dall’ex M5s Saverio De Bonis e da Gregorio De Falco.

Per il Conte-bis, al Senato, ci sono stati 156 voti favorevoli, 140 contrari e 16 astenuti renziani (a dir poco decisivi). Italia Viva, sia alla Camera che al Senato, si è astenuta, proprio come aveva annunciato Matteo Renzi. La fiducia, ora, c’è. Non resta che attendere le prossime mosse del premier. Intanto il centrodestra punta il dito contro la “debolezza” del governo e chiede l’intervento di Sergio Mattarella.

Fiducia al Senato, 156 sì. Oggi Conte sale al Colle

Senato
(Getty Images)

Al Senato, ieri, c’è stata una seduta estenuante; quasi 11 ore in totale. Sul finire della votazione il presidente, Elisabetta Casellati, ha dovuto gestire il “caso” del voto di Lello Ciampolillo (ex senatore M5S) ricorrendo alla “Var”. In buona sostanza Ciampolillo non ha risposto alle prime due chiamate ma, sul filo di lana, quando erano già state chiuse le votazioni, ha chiesto di poter esprimere il suo voto. La Casellati aveva deciso di bloccare tutto e di visionare la registrazione della seduta, prima di decidere se riaprire o meno il voto all’ex senatore del M5S. Nel giro di pochi minuti si è scatenato il caos in aula. Per chiarire la situazione sono intervenuti anche i questori. Alla fine Ciampolillo è stato riammesso ed ha votato sì alla fiducia.

Insomma, la “caccia” ai “senatori volenterosi” è restata aperta fino all’ultimo minuto. Matteo Renzi ha parlato di “mercato indecoroso” riferendosi a trattative portate avanti in extremis. Molto forte anche il commento di Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia ritiene che sia necessario un intervento del Capo dello Stato. L’ha scritto su Twitter.

Anche Matteo Salvini picchia duro sul Conte-bis. “Se hanno qualche voto in più – ha detto il leader della Lega –  è grazie a due di Forza Italia che hanno votato come i Cinque Stelle”. Così il senatore ai microfoni del Tg1. “Ditemi voi se questo minestrone può portare avanti l’Italia. Ci rivolgeremo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella – ha aggiunto ancora Salvini – perché c’è un governo che sta in piedi con chi cambia casacca”.

Comunque il Conte-bis l’ha spuntata. Al Senato il premier ha affrontato forse la curva più critica, a partire dallo “scontro” con Renzi. Dal leader di Italia Viva l’affondo è arrivato quando ha detto, in aula, di aver rifiutato l’offerta di “incarichi internazionali” arrivata dal premier. Un intervento durissimo quello di Matteo Renzi, alla fina del quale Conte ha replicato dicendo, tra le altre cose, che “non è importante dire non sono interessato alla poltrona ma essere interessati a star seduti con disciplina e onore”.

E’ atteso per oggi un incontro tra Giuseppe Conte e Sergio Mattarella. Il premier (salvo cambi di programma) salirà al Colle per un colloquio informale con il Capo dello Stato.

Senato
(Getty Images)

Conte potrebbe decidere di chiedere tempo, forse una settimana, per cercare di rafforzare la maggioranza. Se i tentativi dovessero andare a vuoto, potrebbe rassegnare le dimissioni per poi tornare al Quirinale con un accordo in tasca. Insomma sono ore delicate per la politica del Paese e, i nuovi sviluppi, certamente, non mancheranno.

 

 

Da leggere