Sai consolare qualcuno? Le frasi che non si dovrebbero mai pronunciare

Stare accanto a una persona che soffre non è assolutamente semplice, poiché ci si muove all’interno di un campo minato di emozioni e le frasi si dicono per consolare, e che invece peggiorano la situazione, sono molte. Ecco quali sono e come evitarle.

tristezza
(Pexels)

Purtroppo negli ultimi mesi le occasioni durante le quali ci siamo trovati a stretto contatto con la sofferenza sono moltissime. In molti casi, probabilmente, ci siamo trovati anche nella situazione di voler tirare su il morale di una persona che stava attraversando un momento molto difficile e siamo stati incerti su cosa dire e su come dirlo.

Naturalmente non è possibile fare un discorso generale e valido per tutti, poiché ogni situazione è unica e ogni persona vive il dolore in una maniera assolutamente personale. Questo significa sia che ognuno soffre a modo suo sia che la relazione che ci lega alla persona che sta soffrendo è estremamente importante nel determinare il nostro modo di approcciare al suo dolore.

Ci sono però degli errori molto comuni che sono in grado di minare alla base qualsiasi tentativo di consolare efficacemente qualcuno. Molti nascono dall’atteggiamento mentale in cui si pone colui che sta tentando di sostenere la persona che soffre: per questo è molto importante porsi nel giusto atteggiamento mentale.

L’accoglienza e l’atteggiamento dell’ascolto

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Per approcciare nella maniera giusta al dolore di un’altra persona è necessario capire che il più grande passo verso il proprio benessere emotivo è avere la possibilità di esprimere le proprie emozioni liberamente e completamente.

Per questo motivo, la prima necessità di chi soffre è esprimere liberamente il proprio dolore senza essere criticato e ricevendo l’accoglienza emotiva della persona che gli è vicina.

La prima cosa che bisogna imparare a fare è quindi porsi nell’atteggiamento mentale dell’ascolto. Purtroppo una persona che sta soffrendo, soprattutto nel primo periodo della sofferenza, non ha alcun interesse a reagire e non ha le energie emotive e la lucidità mentale per farlo.

Per questo motivo, soprattutto in una prima fase, la persona che intende star vicino a qualcuno o consolarlo non dovrà fare altro che porsi come ascoltatore, anche se questo metterà a dura prova la sua pazienza.

Nella lunga sequela di pianti, lamentele e lagnanze senza fine si dovranno individuare gli spiragli di speranza sui quali poter lavorare per sollevare il morale della persona abbattuta.

Per esempio, se gli si propone di bere qualcosa di caldo e la persona accetta, gli si potrebbe promettere un dolce la prossima volta, dal momento che forse trova conforto nel cibo. 

Se invece la persona che sta attraversando un brutto momento preferisce star sola sarà bene non insistere a volersi incontrare a tutti i costi, ma gli si potrebbe strappare la promessa che di lì a pochi giorni ci si sentirà per aggiornarsi sulla situazione e chiacchierare.

L’importante quindi è assecondare i bisogni di chi soffre e limitarsi a fornire il proprio ascolto e il proprio supporto nei modi più congeniali alla persona che si ha di fronte.

Le frasi da non dire mai per consolare qualcuno che soffre

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La conseguenza dell’atteggiamento dell’ascolto è un farsi da parte per lasciare che l’altra persona parli, chieda e si esprima nella maniera più libera possibile. Questo significa anche riuscire a comprendere se la persona è ancora nella fase della commiserazione, cioè se ha ancora bisogno di sfogare il proprio dolore e la propria frustrazione senza reagire.

Si tratta di una fase normalissima e salutare, dopo la quale sarà più facile rimettere insieme i cocci e reagire al dolore, quindi non va assolutamente colpevolizzata.

Molto spesso infatti le persone che tentano di consolare qualcuno fanno l’errore di porre se stessi e le proprie esperienze come riferimento confronto per le esperienze vissute dalla persone che stanno cercando di rincuorare.

Tra le frasi da non dire mai per consolare qualcuno ci sono certamente, quindi, quelle che mettono a paragone il dolore di un altro con il proprio dolore.

  • “Capisco come ti senti, anch’io ho perso mio marito/mio figlio/mia sorella poco tempo fa” 

    Si tratta di una frase molto comune ed estremamente dannosa per la persona che sta male, poiché sentirà che la persona che dovrebbe consolarla sta cercando di spostare il focus della conversazione su di sé, magari cominciando a raccontare le sue sfortune personali invece di ascoltare i problemi dell’altra persona. Tra le altre cose l’elaborazione del lutto, in particolare, è uno dei momenti più difficili e stressanti per un individuo, quindi è bene prestare la massima attenzione quando si parla di questi argomenti.

  • “Quando ero nella tua situazione mi sono rimboccata le maniche/ho agito in questo modo/ho pensato in questo modo” 

    Come già accennato, ogni persona è differente e vive in maniera differente il proprio dolore. L’ultima cosa che desidera è essere paragonata a un’altra persona oppure sentirsi dare il famoso “buon consiglio” nel momento sbagliato. Ci sarà un momento in cui la persona che soffre sarà pronta a rimboccarsi le maniche e sarà nel giusto stato mentale per accettare consigli e nuove prospettive. La persona che le è vicino dovrebbe essere estremamente attenta nell’individuare il momento giusto per fornire il proprio consiglio.

 

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  • “Le cose avrebbero potuto andare molto peggio di così, dovresti esserne felice” 

    Questa è una delle frasi più sbagliate in assoluto da utilizzare per consolare qualcuno, dal momento che si sta chiaramente sminuendo il suo dolore e lo si sta accusando di essere tanto concentrato su quello che sta vivendo in quel momento da trascurare di pensare alle infinite possibilità della vita. Per una persona che soffre le infinite possibilità della vita sono completamente irrilevanti. Tutto quello che conta è il qui-e-ora della sua sofferenza.

  • “Cerca di non pensarci” 

    Se le frasi elencate finora erano semplicemente miopi, questa è profondamente stupida. Il dolore è un’emozione che travolge completamente la mente di una persona, imprigionandola in uno stato mentale di continua sofferenza e prostrazione. Chiedere di “non pensarci” sarebbe come chiedere a una persona senza gambe di correre o come chiedere a una persona in coma di tenere un discorso: è semplicemente impossibile. Fortunatamente il dolore non è eterno e anche quest’emozione sparirà con il tempo, a patto che venga progressivamente sostituito con emozioni positive.

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Tornare a sorridere lasciandosi il dolore alle spalle è quindi una questione di tempo: la cosa più importante da fare è concedere alle persone tempo e modo di esprimere il proprio dolore e “scatenare” di nuovo la propria felicità.

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