Videogiochi sì o no? Fanno bene alla salute mentale. Lo dice la scienza

Sono stati demonizzati per anni ma, ora, arriva per loro il riscatto. Un recente studio dell’Università di Oxford afferma che i videogiochi fanno bene alla salute mentale. Scopriamo perché

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(Getty Images)

A lungo demonizzati, criticati e spesso messi al bando dai genitori per distogliere i figli da un utilizzo eccessivo e prolungato. Hai capito di cosa stiamo parlando? Ci riferiamo ai videogiochi, ‘compagni di viaggio’ di bambini e ragazzi anche in questi lunghi e difficili mesi scanditi da restrizioni e lockdown. Persino l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha riconosciuto ai videogiochi una sorta di potere terapeutico contro la depressione da quarantena domiciliare. Non aiuteranno di certo a sconfiggere il coronavirus, ma a rendere un po’ meno pesante l’atmosfera evidentemente sì, stando al parere di alcuni esperti.

L’offerta dei videogame è davvero molto vasta; si spazia dai più tradizionali, che si ispirano ai celebri personaggi del mondo dell’animazione, fino ad arrivare a quelli più di tendenza dedicati al mondo della cucina, a tema food. Si tratta di un universo davvero sconfinato capace di soddisfare ogni richiesta ludico-ricreativa. Spesso i videogiochi sono finiti sotto accusa per vari motivi; c’è chi ha sottolineato l’ossessività che può derivare da un loro utilizzo prolungato o chi, ad esempio, ha parlato del fatto che, spesso, incitano alla violenza. Secondo altri, invece, giocarci un’ora al giorno aiuterebbe, addirittura, a concentrarsi meglio. Insomma le opinioni sono contrastanti e il dibattito sull’argomento è sempre molto vivace.

Per anni siamo stati rimproverati dai genitori e a nostra volta abbiamo ammonito i figli che giocavano troppo ai videogiochi. Ora, però, a ribaltare la prospettiva ci pensa una nuova ricerca, che sfata tanti miti. Vediamo insieme cosa afferma e a quali conclusioni giunge.

I videogiochi fanno bene alla salute. La ricerca di Oxford

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Per anni sono stati accusati di ogni male, soprattutto se li si usava per parecchie ore. Stiamo parlando dei videogiochi per i quali, la loro “ora del riscatto”, arriva con un recente studio condotto dall’Università di Oxford. Secondo i ricercatori del prestigioso ateneo giocare ai videogiochi porterebbe addirittura un beneficio alla salute mentale. In particolare, il team di studiosi ha riscontrato una correlazione fra il tempo passato a giocare e le sensazioni di “benessere” che ne derivano, soprattutto per la mente.

La conclusione a cui sono arrivati i ricercatori rappresenta una significativa inversione di rotta, perché si guarda ai videogiochi anche come alleati preziosi per il benessere psico-fisico. Ragion per cui i videogame sono stati inseriti in una categoria di attività piacevoli, in grado di dare un contributo importante alla salute mentale. Lo studio firmato da Johannes, Vuorre e Przybylski va decisamente controcorrente rispetto alla pessima fama accumulata nel tempo dai videogiochi.

Dai cibi alle bevande passando per lo sport (solo per citare alcuni esempi) ad essere dannoso è sempre l’eccesso e, questo, vale anche per i videogame. Il problema nasce quando l’uso diventa ossessivo e smodato, sfociando in una vera e propria patologia. Non a caso l’Oms, nel 2018, ha parlato per la prima volta di dipendenza dai videogiochi, per riferirsi proprio a situazioni limite.

Lo studio di Oxford è innovativo perché è il primo ad aver utilizzato la telemetria, ovvero un sistema scientifico che raccoglie i dati misurabili durante il gioco. I ricercatori hanno incrociato questi dati con le interviste di 3000 giocatori. Il risultato è stato davvero strabiliante. Le sensazioni rilevate sono state quasi tutte di gioia, felicità, libertà e competenza. Tutti i giocatori hanno dichiarato di sentirsi appagati, anche grazie alle relazioni che si stabiliscono interagendo con altre persone, online o in presenza.

I dati raccolti dagli studiosi hanno permesso di concludere che esiste una correlazione fra gioco e benessere mentale. E’ chiaro che nessuno ha la pretesa di azzerare i casi di dipendenza. L’indagine scientifica ha voluto soltanto misurare il comportamento oggettivo nel gioco e le relazioni mentali che ne possono derivare.

La tecnologia, ormai, ha travolto le nostre esistenze. Tutti siamo chiamati a confrontarci con essa, anche per ragioni lavorative. Il segreto, come dicevamo in apertura, sta nel non eccedere. E, questo, vale anche per i videogame. I genitori devono conoscere le tecnologie usate dai loro figli, così da potergli insegnare come utilizzarle bene senza penalizzare studio, sport, tempo libero e socialità.

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Non c’è videogame che possa sostituire il contatto umano. Questo deve essere chiaro. Per il resto, si sa che il mondo segue i ritmi veloci della rivoluzione tecnologica, con tutti i vantaggi che ne possono derivare. L’importante, però, è “restare umani”.