Liberazione pescatori rapiti in Libia. Berlusconi svela un retroscena

pescatori Mazara
(Getty Images)

A pochi giorni dalla liberazione dei pescatori rapiti in Libia, spunta un retroscena che parla di una ‘misteriosa mediazione’. L’ha svelato Silvio Berlusconi nel corso di una telefonata. Intanto, Luigi Di Maio, si è affrettato a smentire

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Il 17 dicembre 2020 è finita l’odissea per i 18 pescatori siciliani rapiti in Libia, prigionieri per 108 giorni nella roccaforte del generale Khalifa Haftar. Una liberazione complessa, che ha richiesto mesi di lavoro per arrivare al risultato finale, ovvero il ritorno a casa degli equipaggi del Medinea e dell’Antartide. L’operazione è stata possibile grazie al contributo dell’Aise (l’intelligence esterna italiana) e all’impegno dell’intero corpo diplomatico del nostro Paese, che ha lavorato sodo affinché si arrivasse alla liberazione.

La vicenda è complessa e parte dal 1° settembre 2020, giorno in cui i 18 italiani sono stati rapiti. L’accusa mossa contro i pescherecci di Mazara del Vallo dalle autorità del posto è stata, in origine, quella di aver violato le acque territoriali libiche, pescando a circa 25 miglia da Bengasi, all’interno di quella che i libici ritengono essere un’area di loro pertinenza. Alla contestazione iniziale si è poi aggiunta (ingiustamente) anche quella di traffico di droga. La situazione è andata complicandosi, giorno dopo giorno, fino a richiedere ben 108 giorni per il ritorno a casa dei due equipaggi.

Nei lunghi mesi di prigionia, le famiglie dei pescatori hanno sempre mantenuto alta l’attenzione sulla vicenda. Sono arrivate persino ad incatenarsi, per protesta, davanti Montecitorio. Appelli accorati ai microfoni delle testate più disparate, lacrime in diretta; tutto per avere informazioni sui loro cari. Dai palazzi della politica arrivavano, però, poche informazioni e oggi, evidentemente, si capisce bene perché. Quando si trattano casi così delicati e di mezzo c’è anche l’intelligence, meno trapela e meglio è.

Dopo una lunga attesa, il 17 dicembre scorso, i pescatori sono stati liberati. Un vero e proprio regalo in questo Natale sbiadito, scandito da divieti e restrizioni per cui non mancano polemiche. La bella notizia ha fatto subito il giro dei social e persino il premier Giuseppe Conte ha postato un meraviglioso scatto su Twitter.

Tutta la comunità di Mazara del Vallo ha salutato con gioia il ritorno in patria dei pescatori liberati. Lacrime miste a commozione per un lieto fine tanto atteso. Gli uomini dei due equipaggi hanno potuto riabbracciare le loro famiglie, dopo tanta sofferenza. Ora è il tempo degli affetti ritrovati ma anche delle verità da raccontare. Ed è così che, a pochi giorni dalla liberazione, iniziano a trapelare dettagli inquietanti sulla prigionia. “Ci hanno trattati malissimo, come delle bestie” – questo il duro sfogo di uno dei pescatori intervistato da Massimo Giletti. Ora dopo ora emergono sempre più particolari. Persino Silvio Berlusconi svela un retroscena sulla mediazione per riportare a casa i 18 siciliani.

Pescatori rapiti: Berlusconi svela un retroscena inedito

Berlusconi
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Al racconto della liberazione dei pescatori s’aggiungono, via via, sempre più dettagli. E non mancano i colpi di scena. Spunta persino una versione inedita svelata dal leader di Forza Italia, che parla di una ‘mediazione straniera’. La vicenda viene riportata dal quotidiano Il Tempo. “Altro che successo del governo”; per Silvio Berlusconi, a giocare un ruolo decisivo per la liberazione dei pescatori, è stato Vladimir Putin.

E’ questo ciò che ha raccontato il leader di Forza Italia, nel corso di una telefonata in vivavoce con Marco Marrone, armatore del Medinea, che è uno dei due pescherecci sequestrati in Libia. Berlusconi – stando a quanto riporta ancora Il Tempo – ha spiegato a Marrone che è stato il numero uno del Cremlino “con le sue telefonate ad Haftar a fare liberare i pescatori”. Per Berlusconi “questa è la verità di quello che è successo” e ha poi aggiunto che “non bisogna dirlo altrimenti si dice che lui è un sostenitore di Haftar”. Il ‘lui’ di cui parla Berlusconi è, chiaramente, Vladimir Putin. Intanto, la ‘bomba’ è stata sganciata e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, si è subito affrettato a smentire la versione.

Insomma, un retroscena davvero particolare. Nel corso della telefonata Berlusconi ha poi espresso vicinanza ai pescatori, stremati da 108 giorni di ingiusta prigionia. Momenti terribili che resteranno impressi nella mente per sempre.

La vicenda dei pescatori di Mazara del Vallo, riaccende i riflettori sul delicato tema delle acque internazionali regolate, peraltro, dal diritto internazionale. I dati in possesso del Distretto della Pesca siciliano – riportati anche dal Guardian – evidenziano che, negli ultimi 25 anni, più di 50 barche sono state sequestrate e, persino, 2 confiscate dalla Libia. Inoltre, sempre dal rapporto, emerge che circa 30 pescatori provenienti dall’Italia sono stati arrestati e decine di persone ferite.

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Insomma, si tratta di una situazione davvero insostenibile, a tratti fuori controllo, che richiede interventi urgenti, affinché storie come quella dei pescatori di Mazara non debbano più ripetersi.