I Carabinieri gemelli portati via dal Covid: nati insieme, morti insieme. “Dotto” aveva indagato su Totò Riina

Si chiamava Michelangelo Sansipersico il luogotenente dei Carabinieri morto ieri 16 Dicembre causa Coronavirus: è il secondo dei due gemelli che hanno perso la vita nello stesso modo a pochissimi mesi di distanza l’uno dall’altro. Il ricordo dell’Arma e del Capitano Ultimo.

Michelangelo "Dotto" Sansipersico
(Facebook)

Michelangelo Sansipersico aveva 56 anni e si è spento a causa delle complicanze polmonari legate al Covid. Appena 9 mesi fa, il 27 marzo 2020, si era spento nella stessa maniera anche Nicola Sansipersico, fratello gemello di Michelangelo.

Onorati dall’Arma per la loro carriera impeccabile, Michelangelo e Nicola avevano avuto rapporti lavorativi anche con il Capitano Ultimo il quale si era avvalso della collaborazione di Michelangelo in qualità di investigatore.

L’incredibile storia dei gemelli Carabinieri morti di Coronavirus a pochi mesi di distanza

Michelangelo e Nicola Sansipersico
(Facebook)

Quando la storia di due individui è legata a filo doppio fin dalla nascita possono verificarsi coincidenze davvero significative.

Michelangelo e Nicola Sansipersico, classe 1964, erano entrambi entrati a far parte dell’Arma dei Carabinieri e avevano continuato la carriera fino al grado di sottufficiale.

Uno di loro, Nicola, era di stanza a Voghera, dove purtroppo ha contratto il Coronavirus nel corso delle prime settimana della prima ondata di Coronavirus in Italia, nel momento in cui il Paese non era ancora attrezzato ad affrontare quella che si sarebbe rivelata un’emergenza mondiale senza precedenti. Nicola, che era in congedo dal 2018 e viveva in una casa non lontana da quella di Michelangelo, si è spento nel marzo 2020 lasciando moglie e figli.

A distanza di soli 9 mesi la famiglia Sansipersico ha dovuto affrontare un nuovo terribile lutto. È stato stavolta Michelangelo a soccombere al Coronavirus. A ricordare il suo impegno per l’arma dei Carabinieri è stato su Facebook anche il Capitano Ultimo, con un post che ha ricordato il periodo in cui Michelangelo era un suo investigatore sul campo. Nel 1993 le indagini di Ultimo, Sansipersico, e molti altri, portarono alla cattura del boss mafioso Salvatore Riina, detto Totò.

Fu proprio il Capitano Ultimo ad attribuire a Michelangelo Sansipersico il nome da battaglia che si sarebbe rimasto fino all’ultimo: Dotto. Il riferimento è ovviamente al nano saggio della storia di Biancaneve, con il quale Michelangelo condivideva evidentemente il carattere posato e la prudenza.

“Il Maresciallo Michelangelo Sansipersico, “Dotto”, Carabiniere di Crimor Unità Militare Combattente è caduto oggi 16 dicembre ucciso dal Covid. Ha combattuto con Onore sulla strada, accanto a noi, con coraggio, Senza nulla chiedere. Lo Onoriamo con la nostra Vita. Lui combatte, Lui vive.
Ultimo
Il fratello gemello, Nicola Sansipersico Comandante della Stazione di Voghera, è stato ucciso dal Covid a Marzo .
Sempre Insieme.”

“Dotto” era un investigatore di grande talento: distinguendosi prima per il suo operato nel Nucleo Radiomobile, poi nel Reparto Operativo Speciale di Milano dove conobbe il Comandante Ultimo. Dal 1997 Michelangelo era riuscito a tornare nella propria città ed era passato alla sezione di Polizia Giudiziaria di Bari, dove aveva continuato a investigare su casi estremamente delicati e informazioni riservate.

Il commento del sindaco di Toritto, paese natale dei due gemelli, ha pronunciato il commento che ha riassunto meglio di molti altri la storia di Nicola e Michelangelo: “Sono senza parole per il destino inimmaginabile che ha accomunato Nicola e Michelangelo”.

Carabinieri contagiati dal Coronavirus in Italia sono attualmente 6.300, come riporta il Corriere della Sera. Dall’inizio della pandemia sono stati purtroppo 18 i lutti registrati tra le fila dell’Arma.

Per Michelangelo Sansipersico, però, è stata scritta una nota ufficiale di rara delicatezza: 

“In quasi quarant’anni di servizio – si legge in una nota del Comando generale dell’Arma – Michelangelo Sansipersico ha servito silenziosamente il proprio Paese con impegno, sacrificio e dedizione, finché il virus non lo ha portato via.

Profondo conoscitore della Polizia Giudiziaria e indissolubilmente legato ai valori portanti dell`Istituzione è stato negli anni solido punto di riferimento per una moltitudine di colleghi. Il Comandante Generale e tutta l`Arma si stringono compatti intorno alla famiglia, alla moglie e al figlio, che ne piangono la perdita”