Simona uccisa dal marito, è la sessantanovesima donna nel 2020

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Simona Porceddu è stata uccisa a Novilara dal marito che poi si è suicidato: è la vittima numero 69 del 2020, molti sono uxoricidi

L’omicidio di Simona Porceddu e il susseguente suicidio del marito, Chouaye Mourad, a Novilara (alle porte di Pesaro) hanno sconvolto tutta la comunità locale. Ma il triste conteggio dei femminicidi aggiunge un altro numero dall’inizio dell’anno arrivando a quota sessantanove.

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Simona, 41 anni, era originaria di Quartu Sant’Elena in provincia di Cagliari. Mamma di due figlie, di 13 e 7 anni nate dal matrimonio con Mourad (di origini marocchine), lo aveva già denunciato per averla picchiata mentre lui era a casa, ai domiciliari. Da due settimane l’uomo era uscito dal carcere dopo avere scontato una condanna per spaccio ed era andato a vivere da altri due figli, più grandi e nati da una precedente relazione.

Ieri si è presentato a casa della moglie che, per quanto appare ad una prima impressione (ma sarà l’autopsia in programma lujedì 14) non ha avuto nemmeno il tempo di reagire. Una serie di coltellate che l’ha raggiunta in diverse parti del corpo senza lasciarle scampo. Poi l’uomo è salito sulle antiche mura del paese e si è suicidato.

Sul suo capo pesava un divieto di avvicinamento, dopo varie denunce per maltrattamenti in famiglia. Ma sarebbe stato visto diverse volte nei pressi della casa in cui è avvenuto il femminicidio. E alla fuine ha ottenuto quello che voleva.

Il nome di Simona Porceddu va ad aggiungersi quindi a quello di tutte le donne uccise nel 2020 in Italia. La prima è stata Carla Quattri Bossi il 5 gennaio, mese tragico con 13 delitti complessivi. Sono stati tre finora quelli in dicembre, non tutti uxoridici, ma sempre con epilogi tragici. Femmininicido, rapporto Eures: 91 vittime in dieci mesi e in Italia i nujmeri continuano a salire.

Simona uccisa e femminicidi in Italia, la sentenza del Tribunale di Brescia fa ancora discutere

Parlando di femminicidi, fa ancora discutere la sentenza del Tribunale di Brescia che ha prosciolto dall’accusa un uome che aveva ucciso la moglie un anno fa. Cristina Maioli, era un’insegnante ed è morta sotto i fendenti del suol compagno. Ma il verdetto ha stabilito che era incapace di intendere e volere “a causa di un totale vizio di mente dovuto a un delirio di gelosia“.

Ora arriva a che una nota del Tribunale sull’assoluzione di Antonio Guzzini. Spoega che, in attesa delle motivazioni (da pubblicare entro 90 giorni) bisogna tenere separati il movente di gelosia dal delirio di gelosia. Quest’ultima è una situazione patologica che provoca una isconnessione dalla realtà “tale da comportare uno stato di infermità che esclude, in ragione di un elementare principio di civiltà giuridica, l’imputabilità”.,

E il Tribunale ricorda come “nel corso delle indagini preliminari i consulenti del pm e della difesa hanno concluso concordemente. La patologia delirante di cui era ed è tuttora portatore Gozzini escludeva ed esclude in radice la capacità di intendere e volere con specifico riferimento al fatto commesso”.