Nuovo studio Covid: il test rapido sbaglia una volta su due

Covid, nuovo studio sui test rapidi antigenici fatti in farmacie e laboratori. “Sbaglierebbero quasi una volta su due, fornendo un alto tasso di falsi negativi”. A lanciare l’allarme è il Centro di ricerche Altamedica di Roma

Covid. un nuovo studio rileva che i test rapidi sbaglierebbero quasi una volta su due
Nuovo studio condotto sui test rapidi (Foto Adobe Stock)

Continuano senza sosta, in tutto il mondo, le ricerche sul Covid. Si cerca di conoscere sempre meglio il virus, così da poterlo combattere nel migliore dei modi. Dopo lo studio americano sulla caduta dei denti nei pazienti con sindrome da “Long Covid” arriva ora una nuova ricerca, questa volta dall’Italia, che chiama in causa i test antigenici rapidi. Lo riferisce Adnkronos.

In particolare, i ricercatori  del Centro ricerche Altamedica di Roma hanno osservato più da vicino il funzionamento dei test rapidi, effettuati sia nella farmacie che nei laboratori. Il responso è netto: “il test antigenico rapido sbaglia quasi una volta su due fornendo un alto tasso di falsi negativi.

Vale la pena sottolineare che, il test antigenico con la semplice tecnica immunocromatografica per la rilevazione di Covid-19, più comunemente noto come test rapido, è uno degli strumenti più utilizzati per la diagnosi veloce. Addirittura il Veneto ne ha ideato uno fai da te da fare a casa e con un funzionamento simile ad un comune test di gravidanza.

Lo studio condotto a Roma sui test rapidi, avvalendosi di un campione di 332 pazienti, è stato sottoposto alla rivista internazionale Future Virology

Tutto è partito mettendo a confronto i risultati del test rapido immunocromatografico dell’antigene Sars-CoV-2 con quelli del tampone molecolare Rt-qPCR, ad oggi considerato lo standard per eccellenza per la rilevazione dell’infezione da Covid-19.

I test sono stati eseguiti nello stesso laboratorio e dagli stessi operatori. Dei 332 pazienti scelti per il confronto, 249 erano risultati positivi al tampone molecolare e 83 negativi. Tra i 249 campioni positivi, solo 151 di essi erano stati rilevati dal test rapido, con una sensibilità complessiva del 61%. In tutti gli altri 98 casi il test antigienico rapido immunocromatografico era risultato negativo.

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Test Covid-19 (Adobe Stock)

Tra i punti di debolezza dei test rapidi ci sarebbe, quindi, quello dei troppi falsi negativi nei risultati. Ne ha parlato chiaramente Claudio Giorlandino, direttore scientifico di Altamedica.

“La letteratura internazionale già da tempo mette in luce i limiti dei test qualitativi immunocromatografici rapidi. La novità di questo studio – ha spiegato il direttore ad Adnkronos – sta nella assoluta correttezza metodologica che, per primo, ha svelato che i limiti già conosciuti sono in realtà estremamente maggiori”.

Giorlandino passa poi a parlare del problema connesso ai falsi negativi, ovvero il finto senso di sicurezza sulle quali le persone rischiano poi di adagiarsi.

“L’enorme numero di falsi negativi che questi test produce è pericolosissimo perché determina nei soggetti negativi un falso senso di sicurezza che induce ad allentare il rispetto delle misure di prevenzione quali il mantenimento della distanza e il rigido utilizzo di mascherine”.

Per il direttore di Altamedica, parlando dei risultati di test rapidi fatti in farmacie o laboratori, bisogna essere cauti. L’errore può essere dietro l’angolo. “Quasi una persona su due che risulta negativa è ancora infettiva, con l’effetto controproducente della diffusione del contagio. La scarsa sensibilità dei semplici test rapidi – ha spiegato Giorlandino – ne consente semmai l’utilizzo solo come test in prima linea per la diagnosi di Covid-19, limitatamente al primo controllo di massa in condizioni particolari”. 

Insomma, ok ai test rapidi per uno screening veloce ma, se si vuole essere certi dei risultati, bisogna ricorrere a strumenti diagnostici più affidabili, come il tampone molecolare, per il cui esito ci vuole però più tempo.

Tra i test rapidi ci sono troppo falsi positivi. lo dice un nuovo studio
Test sierologico Covid-19 (Adobe Stock)

Attualmente si dispone di vari strumenti diagnostici per il coronavirus e, lo stesso, si può dire per le cure, molte delle quali sono inserite in protocolli sperimentali. L’attesa, però, è tutta per il vaccino, unica arma efficace per debellare definitivamente il virus. Su questo punto, sembrano concordare quasi tutti gli esperti.