Covid-19: 75% dei bambini affetti da Mis-C è positivo al Coronavirus

Secondo uno studio della Società Italiana di Pediatria il 75% dei bambini affetti da Mis-C è positivo al Covid-19. Confermata la correlazione fra le due patologie.

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Esiste una correlazione tra il Sars-CoV-2 e la sindrome multi-infiammatoria sistemica, ovvero la Mis-C, che ha caratteristiche simili alla malattia di Kawasaki.

A confermare tale tesi è il gruppo di studio di reumatologia della Società Italiana di Pediatria, presentato al Congresso straordinario digitale della Sip.

Secondo la Sip su 53 bambini affetti da Mis-C il 75% è anche positivo al Covid-19. Scopriamo di più.

Esiste una correlazione tra il Covid-19 e la Mis-C

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Confermata la correlazione tra il Covid-19 e la Mis-C, la sindrome infiammatoria multisistemica, di cui già avevamo parlato, e che inizialmente era stata scambiata per sindrome di Kawasaki.

A dirlo sono i risultati di uno studio a cura della Sip, in particolare di un lavoro multicentrico italiano promosso dal Gruppo di Studio di Reumatologia.

Tale ricerca sarà pubblicata anche su una rivista internazionale di reumatologia e ha visto la collaborazione di 200 pediatri d’Italia. L’obiettivo era quello di raccogliere tutti i casi di malattia di Kawasaki classica e quelli di malattia multi-infiammatoria sistemica registrati nel nostro pese nel corso della prima ondata. Dal 1 febbraio al 31 maggio sono emersi 149 casi di cui 53 affetti da sindrome multi-infiammatoria sistemica e 96 dalla sindrome di Kawasaki.

Secondo gli esperti sarebbero tre gli elementi che lasciano dedurre esserci una correlazione tra Mis-C e Covid-19. A dirlo è Andrea Taddio, consigliere del Gds di Reumatologia della SIP e professore associato di Pediatria all’Università di Trieste.

Uno degli autori dello studio insieme a Marco Cattalini dell’Università degli Studi di Brescia e Angelo Ravelli, direttore della Clinica Pediatrica e Reumatologia dell’Istituto Gaslini di Genova e segretario del gruppo di studio di Reumatologia della Sip.

 “La percentuale di pazienti positiva al virus – spiega Taddio – era nettamente più alta nella popolazione con sindrome multi-infiammatoria, il 75%, rispetto alla popolazione affetta da malattia di Kawasaki classica, il 20%. Inoltre, queste forme multi-infiammatorie sistemiche si sono accumulate temporalmente circa un mese dopo il picco dell’epidemia infettiva, a conferma che quello che abbiamo visto è stata una iper risposta infiammatoria a un trigger virale”. Si legge nel sito della Sip.

“Infine – sottolinea ancora il reumatologo – i pazienti osservati si sono concentrati prevalentemente nel nord Italia, soprattutto in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna, le regioni dove ci sono stati più casi di Covid-19″. 

La popolazione affetta da Mis-C, rispetto a quella affetta da Kawasaki, presenta cinque tratti in comune.

  • età media più alta, circa 7 anni
  • probabilità maggiore di aver bisogno della terapia intensiva
  • maggior necessità del sostegno ventilatorio
  • probabilità più elevata di manifestare sintomi gastro-intestinali e polmonari, atipici per la Kawasaki
  • maggior probabilità di avere miocardite o insufficienza cardiaca

Inoltre, aggiunge ancora il reumatologo pediatra, “la sindrome multi-infiammatoria sistemica si caratterizzava per degli indici di flogosi più elevati (pcr)”.

In Italia non ci sono stati decessi e “una piccola percentuale di pazienti aveva esiti cardiologici a distanza, anche se non clinicamente rilevanti”, ha detto ancora Taddio.

E lo studio a breve proseguirà per raccogliere i dati anche in questa seconda ondata visto che si stanno ripresentando casi in varie parti d’Italia.

Secondo Angelo Ravelli, “le forme iperinfiammatorie non sono condizioni diverse dalla malattia di Kawasaki, come molti ritengono, ma fanno parte di un unico spettro di patologia che va dalle forme meno gravi a quelle più gravi“, spiega. “È presumibile che il virus  – continua – sia stato implicato sia nelle forme classiche di malattia di Kawasaki che in quelle iperinfiammatorie”. 

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Infine, gli esperti sono concordi nel dire che “tutti i bambini osservati, nel corso dello studio, erano apparentemente sani ma è possibile che chi sia capace di sviluppare una risposta infiammatoria tale, sia geneticamente predisposto”.

Il gruppo di studio di reumatologia della Sip, ha anche stilato un documento per aiutare i pediatri in caso si trovino di fronte a un caso sospetto o confermato di Mis-C.

“Perché la nostra impressione è che la tempestività d’intervento sia cruciale nel determinare l’outcome del bambino”, ha concluso Taddio.

(Fonte: Società Italiana di Pediatria)