Covid-19: il virus infetta il 4% dei bambini. Lo studio americano

Secondo uno studio americano il Covid-19 infetta solo il 4% dei bambini. E il tasso di mortalità nei pazienti pediatrici è dello 0,15%.

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Dall’inizio della pandemia i dati clinici e molti studi hanno dimostrato che i bambini sono meno colpiti dal Covid-19, a fare principalmente le spese di questo nuovo Coronavirus infatti sono più le persone anziane.

Secondo uno studio americano pubblicato sul Journal of American Medical Association  Pediatrics, condotto dagli esperti del Children’s Hospital di Philadelphia, il Sars-CoV-2 infetterebbe solo il 4% dei bambini e il tasso di mortalità tra i più piccoli sarebbe dello 0,15%.

Una conferma quindi ad altri studi, come quello recente australiano secondo cui “il sistema immunitario dei bambini respinge il Covid senza infettarsi”, secondo cui i più giovani sarebbero meno colpiti dal virus. Ma scopriamo di più.

Secondo uno studio americano solo il 4% dei bambini è positivo al Covid-19

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Che il Covid-19 si sia accanito più che altro sulle persone anziane è cosa ormai risaputa. Dall’inizio della pandemia, infatti, sono più gli adulti che si ammalano, anche con ripercussioni più gravi, rispetto a bambini e ragazzi.

Diversi sono stati gli studi, nel corso di questi mesi, che hanno portato alla luce che i bambini sono meno colpiti dal virus. Ad esempio ce n’è uno recente italo-americano pubblicato sulla rivista Nature secondo cui gli anticorpi dei bambini sono più efficaci ed eliminano prima il virus. 

Ma non solo, di recente abbiamo visto anche come, secondo uno studio americano i bambini asintomatici abbiano una bassa carica virale. E anche un altra ricerca pubblicata su Scientific Data secondo cui i bambini in età scolare si ammalino di meno di Covid-19.

Ora, sempre dagli Stati Uniti, arriva un altro studio pubblicato sulla rivista Jama Pediatrics, in cui gli esperti del Children’s Hospital di Philadelphia hanno preso in esame i dati clinici di 135.794 pazienti da marzo a settembre, analizzando in particolare il numero dei ricoveri e dei decessi nei pazienti pediatrici.

Nello specifico, la ricerca è stata coordinata dall’Ospedale pediatrico di Philadelphia insieme ad altre 6 istituzioni pediatriche americane, nell’ambito della rete Pedsnet, che comprende 7 milioni di pazienti.

Di tutti i pazienti testati, 5.374 sono risultati positivi al Covid-19, che corrisponde al 4%. E solo 359, ovvero il 6,7% dei positivi ha avuto la malattia in forma grave, in cui il ricovero si è reso necessario.

Fra questi oltre 1 su 4, ovvero il 27,6% ha necessitato della terapia intensiva e il 9,2% della ventilazione meccanica. La mortalità invece è risultata dello 0,15%, ciò significa che solo 8 pazienti non ce l’hanno fatta.

Tra i dati emersi il team ha rilevato che la prevalenza dei contagi era avvenuta tra bambini di colore, asiatici e ispanici, rispetto a quelli di etnia caucasica. Secondo Hanieh Razzaghi, del Children’s Hospital di Philadelphia, “i bambini neri avevano una probabilità 2,66 volte più elevata rispetto alla media di avere risultati positivi ai test. Ispanici e asiatici sembravano associati a una probabilità di risultare infetti rispettivamente 3,75 e 2,04 volte superiore”.

Rispetto al fatto di prendere il virus in maniera più violenta non c’è differenza con gli adulti. I bambini con comorbilità, ovvero con patologie preesistenti, sono quelli più a rischio di complicazioni in caso di positività al Coronavirus.

Fra gli 8 bambini deceduti, 6 soffrivano di malattie che hanno complicato il quadro clinico. Inoltre, ci sono bambini con alcune patologie che rischiano di aggravarsi maggiormente ma anche di prendere più facilmente il virus.

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“Bambini con problemi al cuore avevano il 18% di possibilità di risultare positivi – afferma Razzaghi –, mentre quelli con malattie legate alla salute mentale avevano un aumento del 20%. A dispetto di quanto si possa pensare invece: “Asma e problemi respiratori non sembravano influire sulla positività del test”.

Ma allora qual è il motivo per cui i bambini si contagiano meno? Sembrerebbe che seppur il motivo sia ancora sconosciuto, dipenda da “come il loro sistema immunitario reagisca dopo l’infezione“, spiega Razzaghi.

(Fonte: Jama Pediatrics)