Coronavirus: come gestire un bambino positivo a casa

Ecco come prendersi cura in casa di un bambino affetto da Covid-19 e come prevenire il contagio degli altri familiari, secondo quanto si apprende dall’Ospedale Bambino Gesù. 

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Da quando è scoppiata la pandemia da Coronavirus, sono tanti i quesiti che si pongono i genitori in merito a questa nuova malattia che ha seminato oltre un milione di morti in tutto il mondo.

Con la ripresa delle scuole a settembre bambini e ragazzi sono rientrati in comunità e anche se questa fascia d’età sembra ammalarsi di meno di Covid-19, può sempre capitare. In molte scuole, con il riacutizzarsi dei contagi, si è tornati di nuovo alla didattica a distanza.

Pur avendo preso dei provvedimenti per limitare il numero dei contagi può capitare lo stesso di contrarre il Coronavirus. E se ad ammalarsi è un bambino come bisogna prendersene cura in casa? Come si può prevenire il contagio degli altri familiari? Scopriamo come comportarsi secondo l’Ospedale Bambino Gesù.

Come gestire il bambino malato di Covid-19 a casa

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Quando ad ammalarsi di Covid-19, seppur capiti con meno frequenza degli adulti ed eliminino prima il virus, sono i bambini, un genitore può trovarsi spiazzato e non sapere come muoversi.

Se il piccolo è gestibile a casa, se le sue condizioni cliniche lo permettono, gli adulti dovranno fare attenzione a come trattarlo per evitare la diffusione del virus anche agli altri membri della famiglia, specie se in casa ci sono persone anziane.

Nel corso di questi ultimi mesi si è visto spesso come bambini positivi al Covid-19 siano del tutto asintomatici o paucisintomatici. In tal caso possono essere gestiti dai genitori a casa, ma anche nel caso in cui ad esempio il bambino abbia avuto contatti stretti con qualcuno risultato positivo al tampone faringeo o naso-faringeo per Sars-CoV-2. 

A quel punto i genitori dovranno adottare tutta una serie di accortezze con il bambino per evitare la diffusione agli altri membri della famiglia.

In particolare a fornire valide indicazioni è l’Ospedale Bambino Gesù che detta una serie di buone regole per limitare la diffusione del Covid-19 in famiglia. 

Innanzitutto è bene occuparsi della stanza e degli ambienti dove stanzierà il bambino. Sarebbe opportuno dedicare solo per lui una stanza con un letto e un bagno. Oltre a pulire frequentemente la stanza, occorrerà arieggiarla, aprendo di tanto in tanto la finestra, ma sempre facendo attenzione che il piccolo sia coperto così da non fargli prendere freddo. Inoltre, anche dopo che il bambino ha utilizzato il bagno occorrerà disinfettarlo. 

Se per motivi di spazio non c’è la possibilità di dedicare una stanza solo al bambino è necessario cambiare l’aria nelle stanza condivise.

Gli altri familiari dovranno mantenere la distanza di almeno un metro dal piccolo malato e a prendersi cura del bambino sarebbe meglio che sia sempre la stessa persona, possibilmente in buona salute.

L’adulto in questo caso dovrà indossare sempre una mascherina e i guanti quando è nella stanza con il piccolo e non riutilizzarli ma gettarli ogni volta. Anche durante il cambio pannolino è opportuno fare attenzione a usare dispositivi monouso e gettarli una volta terminato.

Secondo alcuni studi, rileva il Bambino Gesù, è stata rilevata la presenza del virus anche nelle feci del bambino. Ecco perché diventa fondamentale fare attenzione quando si svolgono queste operazioni, specie se i bambini sono molto piccoli e ancora non sanno utilizzare il bagno autonomamente.

Dopo aver parlato delle stanze occupiamoci degli oggetti. Il Bambino Gesù spiega che è necessario garantire anche un’adeguata igiene di quello che viene a contatto con il bambino. Ad esempio i giocattoli, specie quelli che il piccolo si porta alla bocca.

Andranno lavati o igienizzati secondo le istruzioni dei produttori. Per ciò che concerne la biancheria e gli utensili da cucina, occorrerà usare quelli dedicati solo al bambino. Pulirli sempre dopo l’utilizzo con acqua e sapone.

La biancheria sporca andrà riposta in una sacco e lavata separatamente da quella del resto della famiglia. Il metodo più indicato è porla in lavatrice a 60° per almeno mezz’ora con il detersivo.

Inoltre, in questo frangente, occorrerà pulire e disinfettare quotidianamente le superfici di casa prima con acqua e sapone e poi disinfettare con ipoclorito di sodio, il principale componente della candeggina o varechina.

In tal caso il Bambino Gesù spiega quanto devono essere i dosaggi. Se si usa “la candeggina al 5% è necessario diluire 20 ml (un cucchiaio da tavola colmo) di candeggina in 1 litro d’acqua. Se si utilizza la candeggina al 10% sarà necessario diluire 10 ml (mezzo cucchiaio da tavola) di candeggina in un litro di acqua”.

Mentre si effettuano le opere di pulizia è bene indossare guanti monouso e un grembiule dedicato, da lasciare in un apposito spazio.

Inoltre, ricordiamoci di tenere sempre a debita distanza dai bambini tutti quei prodotti pericolosi e nocivi per la sua salute come detergenti, insetticidi e farmaci che vanno custoditi in posti lontani dalla loro portata ad esempio in un mobile in alto o con chiusura a chiave.

A tal proposito vi consigliamo di leggere quest’articolo che spiega come mettere casa in sicurezza. 

I rifiuti prodotti dal bambino o che sono venuti a contatto con il malato, dovranno essere posti in due sacchetti di plastica ed essere smaltiti nell’indifferenziata.

Infine, è bene lavare spesso le mani con acqua e sapone o disinfettarle con un prodotto a base alcolica (almeno al 60%), ogni volta che si tocca il bambino o che si tocca quello che è intorno a lui. Se il bambino ha meno di 2 anni è meglio preferire il lavaggio con acqua e sapone.

Per quanto riguarda invece la cura del bambino, è opportuno osservare i sintomi e tenere un diario, spiegano dal Bambino Gesù, così da riferire l’andamento delle condizioni al medico.

Ad esempio può essere utile annotare la febbre e la frequenza respiratoria. Per farlo “basta contare per un minuto il numero dei movimenti di sollevamento dell’addome nei più piccoli, o del torace nei più grandi”.

Inoltre, un altro accorgimento è quello di misurare la temperatura corporea del bambino al mattino e alla sera, ma anche più spesso e la febbre è elevata, al di sopra di 38°C.

In caso di febbre elevata occorrerà somministrare del paracetamolo e verificare poi l’andamento della temperatura un’ora dopo dalla somministrazione del medicinale.

Se il piccolo ha la tosse meglio tenerlo in posizione semi-seduta. Anche con un cuscino in più per dormire. Per i più piccoli potrà essere utile un supporto sotto al materassino della culla per sollevare spalle e testa. Si consiglia anche di mettere un telino o un asciugamano di tessuto arrotolato sotto le cosce per evitare che il piccolo scivoli dalla posizione.

Se il medico lo prescrive si potrà effettuare l’aereosol-terapia. Visto che questa può aumentare il rischio di trasmissione della malattia è necessario che il genitore indossi guanti e mascherina mentre lo aiuta a fare l’areosol.

Ricordarsi di tenere il bambino ben idratato, facendolo bere spesso, specie se è presente la febbre e nutrirlo con una dieta equilibrata, ricca di cibi freschi e vitamine come la frutta.

Inoltre, per i bambini ancora allattati al seno è opportuno proseguire, visto che il rischio di trasmettere il virus attraverso il latte materno è minimo. Basterà che la madre indossi una mascherina e si lavi le mani prima e dopo aver toccato il bambino.

La mascherina per i bambini può essere indicata se questi hanno un età superiore ai 2 anni. Se però il piccolo proprio non la tollera o abbia meno di 2 anni, dovremo rispettale le misure preventive, già ribadite, e quindi distanziamento e igiene.

L’isolamento in casa finirà solo quando anche il secondo tampone eseguito 24 ore dal primo dia esito negativo. Ma se non è possibile effettuare il test “l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di mantenere l’isolamento per altre due settimane dopo la scomparsa dei sintomi”.

Quando è bene rivolgersi al pediatra? Se si sviluppano sintomi riconducibile al Covid-19. Ecco la lista fornita dal Bambino Gesù:

  • “Difficoltà respiratoria. È bene tenere presente che durante gli episodi di febbre molto alta la frequenza respiratoria può aumentare e di solito non è un motivo di allarme. In questi casi però con il diminuire della temperatura la frequenza respiratoria ritorna ad essere normale;
  • Confusione o stato sonnolento (dorme spesso, rifiuta di alimentarsi, non risponde agli stimoli verbali e/o dolorosi);
  • Pallore del viso;
  • Labbra o viso bluastri;
  • Dolore in aumento al petto (il bambino più grande potrebbe indicare chiaramente la zona del torace che provoca dolore, nel bambino più piccolo il dolore verrà genericamente manifestato con un pianto poco consolabile);
  • Febbre (maggiore di 38°C) in bambini con età inferiore a 3 mesi;
  • Febbre maggiore di 38°C che persiste per più di 3 giorni”.

(Fonte: Ospedale Bambino Gesù)