Tamponi covid rapidi in farmacia e dal medico: quello che dovresti sapere

Le farmacie invitano a restituire le bombole d'ossigeno vuote
Farmacia (Getty Images)

Alcuni dettagli importanti circa i tamponi covid che dovrebbero essere forniti fra medici, pediatri e farmacie. Cosa dovremmo sapere.

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Ormai un mese fa il Ministro Speranza aveva parlato di una sperimentazione avviata da una task force per permettere la diffusione di tamponi rapidi in farmacie.

Mentre il 31 ottobre invece il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, che aveva parlato di test rapidi anche nelle scuole, annunciò che i tamponi rapidi sarebbero stati forniti a medici e pediatri di famiglia.

Non solo, il Presidente dichiarò che, extra servizio sanitario regionale, si sarebbero potuti effettuare anche nelle farmacie secondo quanto riportato poi dal corriere.

Il tutto avrebbe fatto seguito alla delibera del 3 Novembre.

Quella delibera è poi arrivata ed il 18 novembre sono state pubblicate le istruzioni operative.

Qualcosa sembra però non essere stato chiarito ed inoltre né dai medici di famiglia né nelle farmacie vi è traccia dei test antigenici rapidi, particolarmente indicati per i contatti stretti asintomatici.

Cosa è accaduto? 

Vediamo i dettagli sulla vicenda.

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Vaccino anti Covid, arriva l'annuncio di Pfizer (Getty Images)
Vaccino anti Covid, arriva l’annuncio di Pfizer (Getty Images)

Prima della delibera del 3 novembre, secondo quanto riporta il corriere, c’era stato un accordo tra il collettivo nazionale dei medici di medicina generale e la Protezione civile.

L’accordo, avvenuto il 30 ottobre, aveva decretato la fornitura di tamponi rapidi da fare sui contatti stretti asintomatici negli studi dei medici di famiglia o, in mancanza di condizioni di sicurezza, in strutture esterne.

“Dopo la delibera del 3 Novembre, il 10 dello stesso mese, – spiega Paola Pedrini, segretario generale della Fimmg Lombardia – i medici avevano firmato un protocollo d’intesa con la Regione”.

Il protocollo d’intensa aveva stabilito l’uso di questi test della Protezione civile sui contatti stretti asintomatici.

“Ma questo protocollo doveva essere confermato con un’ordinanza, com’è successo in Veneto, o con altro atto simile, invece non è ancora stato fatto” riportano sul corriere.

Nel frattempo tutt’ora si è alla ricerca di strutture esterne in cui è possibile effettuarli.

Sempre secondo quanto riporta il corriere, a Milano solo un medico su dieci sarebbe disponibile ad effettuarli in studio, per motivi di sicurezza. Questo potrebbe complicare i rapporti.

A tal proposito è intervenuta la Pedrini dicendo: “Nel protocollo d’intesa abbiamo inserito l’esonero per medici in condizioni di fragilità e in gravidanza. Gli altri si organizzeranno a livello territoriale“.

In conclusione sull’argomento fruizione dei tamponi rapidi “formalmente manca il via libera” spiega la segretaria generale della Fimmg Lombardia, Paola Pedrini.

Complicazioni legali per i tamponi rapidi: dichiarazioni delle farmacie

Le farmacie invitano a restituire le bombole d'ossigeno vuote
Farmacia in vista notturna (Getty Images)

Secondo quanto riportato dal corriere alcune farmacie avrebbero dichiarato che i tamponi rapidi non sono ancora legalmente riconosciuti.

A proposito di farmacie, ricordiamo anche l’appello dei farmacisti italiani sulle bombole di ossigeno.

Non solo, secondo quanto riportato, nelle farmacie continuano a chiederli, ma non se ne ha alcuna notizia da parte dei farmacisti stessi. 

Non ci sono ancora le autorizzazioni: è un controsenso, come per i vaccini, ma noi aspettiamo” dichiarano alcuni farmacisti in zona milanese.

In aggiunta a quanto dichiarato, il corriere ha riportato una affermazione molto forte da parte di alcuni farmacisti che hanno spiegato che per ora i tamponi sono solo disponibili per la vendita ai medici o alle aziende, ma non c’è ancora l’iter per farli.

E’ complesso, ci vogliono gli spazi adeguati” specificano.

Secondo quanto riportato, bisogna comunicare all’Agenzia di tutela della salute (Ats), di cui si trova il modulo online sul sito, l’avvio in forma privatistica dell’attività di esecuzione dei test antigenici rapidi e l’Ats deve dare il via libera.

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Vaccino cinese a Roma (Getty Images)

Purtroppo però è ancora tutto fermo, perché la farmacia che offre il servizio deve garantire il rispetto di un percorso fatto di regole che sono davvero ristrette:

  1. Il titolare deve individuare locali e modalità organizzative idonee;
  2. Il test deve essere eseguito da un operatore sanitario e così l’attestazione dell’esito;
  3. L’attestazione dell’esito deve essere inviata alla Regione Lombardia sul portale dedicato;

Se l’esito poi risultasse essere positivo deve essere di conseguenza offerta l’esecuzione di tampone molecolare di conferma senza ulteriori costi per l’utente.

Si tratterebbe in questo caso di prenotazioni a carico della struttura stessa.

In conclusione, anche la Presidente di Federfarma Lombardia ha lasciato alcune dichiarazioni poi riportate dal corriere.

Ci stiamo confrontando con la Regione per trovare procedure comuni a tutte le farmacie del territorio e firmeremo un protocollo di intesa nei prossimi giorni“. Ha assicurato assicura la Presidente Annarosa Racca.

“Mi sento di dire – aggiunge – che siamo in dirittura di arrivo, ma questa cosa va fatta bene perché occorre garantire la sicurezza delle persone”.

“La procedura migliore credo sia, come stanno facendo a Trento, allestire spazi fuori dalle farmacie, in modalità drive-through” conclude infine la Presidente di Federfama Lombardia.

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Reparto Covid (Getty Images)

Seguiranno aggiornamenti sulla vicenda che tutt’ora sembra essere ancora non del tutto chiara e che coinvolge la popolazione lombarda.