Lavoro e occupazione, 600mila licenziamenti evitati: l’analisi di Bankitalia

600mila licenziamenti evitati durante la pandemia (Getty Images)
600mila licenziamenti evitati durante la pandemia (Getty Images)

In Italia le misure per aiutare i lavoratori colpiti durante la pandemia sembrano funzionare, i dati di Bankitalia dimostrano che sono stati evitati, sinora, 600mila licenziamenti. L’analisi.

Bankitalia, 600mila licenziamenti scampati durante la pandemia (Getty Images)
Bankitalia, 600mila licenziamenti scampati durante la pandemia (Getty Images)

Evitare il peggio è possibile, diventa un dovere soprattutto quando in gioco c’è il destino di molti: continua la “battaglia” sui licenziamenti fra Governo e sindacati. Si è raggiunto l’accordo, in tempo di pandemia, di bloccare i licenziamenti sino al 2021. Precisamente dal mese di marzo si riprenderà a discutere: il centro di tutto restano gli ammortizzatori sociali.

“Evitiamo il mero assistenzialismo e accompagniamo i lavoratori in questa fase complicata attraverso aiuti concreti”, è il grido delle sigle sindacali che chiedono maggiori tutele per la forza lavoro. Intanto dati incoraggianti arrivano dalle prime statistiche dopo le prime misure straordinarie di Governo sul tema lavoro: evitati 600mila licenziamenti. Questo è quanto emerge dall’ultima analisi della Banca d’Italia che, nello specifico, quantifica l’impatto di provvedimenti come l’estensione della CIG, il sostegno alla liquidità delle imprese e il blocco dei licenziamenti.

Bankitalia, 600mila licenziamenti evitati durante la pandemia: il dato

Bankitalia, le nuove misure di Governo hanno evitato 600mila licenziamenti (Getty Images)
Bankitalia, le nuove misure di Governo hanno evitato 600mila licenziamenti (Getty Images)

Ora tocca alla terza fase di ammortamento: in questo ambito si colloca il Decreto Ristori ter che dovrebbe aiutare le altre categorie lavorative colpite dai nuovi provvedimenti di Governo. Un miliardo e mezzo ulteriore da destinare agli esercenti e alle imprese, come ha precisato Conte: “Nessun complotto verso le categorie lavorative o i commercianti, la chiusura di determinate attività è soltanto un atto di prudenza. Se la preoccupazione dell’Esecutivo si traduce in restrizioni sul territorio, il malcontento dei lavoratori esplode in protesta.

Il fine ultimo resta quello di evitare l’effetto boomerang: ovvero che gli ‘scontenti’ – per usare un eufemismo – si ritrovino ugualmente in strada per chiedere attenzioni e considerazione. Un modo per non vanificare gli sforzi fatti finora è sicuramente quello di dare una speranza e una prospettiva a chi sembra non averne più.