Giornata internazionale dell’infanzia: Covid-19 mina i diritti dei bambini

Il 20 novembre si celebra la Giornata internazionale dell’infanzia e dell’adolescenza. Ecco come il Covid-19 sta minando i diritti dei bambini secondo l’allarme lanciato dall’Unicef.

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Come ogni anno da 31 anni a questa parte, il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la “Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”. È proprio in questa data che cade l’anniversario dell’approvazione da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite della Convenzione sui diritti dell’infanzia che avvenne il 20 novembre del 1989. Ratificata da 196 paesi nel mondo, tra cui l’Italia nel 1991.

Obiettivo è la promozione in tutto il mondo dei diritti dei minori a crescere sani, a ricevere un’educazione e a sentirsi protetti. Condizioni basilari per tutti i bambini e adolescenti ma che troppo spesso vengono negate. La ricorrenza quest’anno assume un significato ancora più forte alla luce della pandemia che ha investito il globo provocando effetti negativi anche sui diritti essenziali dei minori.

Ed in occasione di questa giornata l’Unicef fa il punto sull’impatto globale del Covid-19 su bambini e giovani, esortando il mondo a prendere misure coraggiose per reinventare un futuro migliore per i bambini.

Ecco l’allarme lanciato dall’Unicef in occasione della Giornata internazionale dell’infanzia e dell’adolescenza

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La Convenzione sui diritti dell’infanzia, è un trattato in materie di diritti umani che si basa su 4 principi fondamentali:

  • non discriminazione
  • superiore interesse
  • diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo
  • ascolto delle opinioni del minore

È proprio in occasione di questa data fondamentale, il 20 novembre, la “Giornata Internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” che l’Unicef lancia l’allarme sugli effetti della pandemia da Coronavirus sui bambini.

“Nonostante sia meno colpita rispetto a qualsiasi altra fascia di età, i dati emergenti suggeriscono che la salute dei bambini e dei giovani può essere più direttamente influenzata dal Covid-19 di quanto originariamente previsto quando è iniziata la crisi alla fine del 2019″, si legge sul sito di Unicef.

Questo è dovuto al fatto che: “Le interruzioni dei servizi essenziali come l’istruzione, l’assistenza sanitaria, l’alimentazione e gli interventi di protezione dei bambini danneggiano i minori Una grave recessione economica globale sta impoverendo i bambini e aggravando le profonde disuguaglianze preesistenti e l’esclusione”.

In particolare quello che chiede l’Unicef è di istituire un piano in 6 punti per proteggere i minori e far in modo che la crisi dovuta al Covid-19 non diventi anche una crisi dei diritti del bambino.

1) Dare priorità alla riapertura delle scuole in modo sicuro”. La chiusura delle scuole ha interrotto l’apprendimento del 91% degli studenti di tutto il mondo. A subire il peso maggiore i bambini emarginati, circa 463 milioni di giovani non sono stati in grado di accedere all’apprendimento remoto durante gli arresti scolastici. Inoltre, la richiesta è di aumentare i finanziamenti per l’istruzione.

2) Garantire l’accesso ai servizi sanitari e nutrizionali e rendere i vaccini accessibili e disponibili per ogni bambino”.

3) Sostenere e proteggere la salute mentale dei bambini e dei giovani e porre fine agli abusi, alla violenza di genere e all’abbandono nell’infanzia”.

4) Aumentare l’accesso all’acqua potabile, ai servizi igienico-sanitari e all’igiene e affrontare il degrado ambientale e il cambiamento climatico”.

5) Invertire l’aumento della povertà infantile e garantire una ripresa inclusiva per tutti”.

6) “Raddoppiare gli sforzi per proteggere e sostenere i bambini e le loro famiglie che vivono in situazioni di conflitti, disastri e sfollamenti”

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Nel corso di questi 31 anni, i principi della Convenzione sono riusciti a influenzare in tutto il mondo Costituzioni e leggi nazionali tanto da raggiungere alcuni risultati significativi come ad esempio la diminuzione del tasso globale di mortalità tra i bambini sotto i 5 anni del 60%. Il numero dei minori che non frequenta la scuola, inoltre, è sceso dal 18 all’8%.

Nonostante questo ancora c’è molto da fare. Se si pensa che quasi 20 milioni di bambini sono esposti al rischio delle malattie perché non ricevono i vaccini di routine. Nel 2018 sono stati registrati 350mila casi di morbillo in tutto il mondo, più del doppio dell’anno prima.

Secondo l’Unicef da qui al 2040 un quarto della popolazione mondiale con meno di 18 anni vivrà in aree soggette a stress idrico elevato. Inoltre, più di 800 bambini ogni giorno muoiono a causa di malattie diarroiche dovute a scarsa igiene. A tutto questo si aggiunge la minaccia dovuta alla pandemia da Covid-19. 

(Fonte: Unicef e Skytg24)