Crisi Coronavirus: 17 regioni in pericolo, Svizzera senza posti letto

Il Coronavirus sta mettendo da settimane a dura prova molti reparti ospedalieri delle strutture sanitarie italiane: i dati dicono che in 17 regioni si rischia il collasso.

Negli ospedali si lotta senza sosta contro il Covid-19
Reparto Covid-19 (Getty Images)

La seconda ondata di Coronavirus ha messo nuovamente in difficoltà le strutture ospedaliere italiane, che in molti casi sono prossimi a esaurire le risorse a disposizione del personale per curare tutti i pazienti che ne hanno bisogno.

La soglia di saturazione è fissata al 30% per le terapie intensive e al 40% per gli altri reparti.

Purtroppo, a causa del dilagare del contagio delle scorse settimane, molte de posti letto dei vari ospedali sono già stati occupati. Per alleggerire la pressione sulle strutture sanitarie statali sono state attivati i cosiddetti Covid – hotel, che serviranno a seguire e curare tutti i pazienti positivi che manifestano sintomi leggeri per i quali non c’è alcun bisogno del ricovero ospedaliero.

Anche con la moltiplicazione dei posti letto grazie all’utilizzo dei Covid – Hotel, però, la situazione rimane grave. Secondo i dati aggiornati provenienti dalle principali strutture ospedaliere italiane la situazione è molto grave.

Le regioni italiane a rischio saturazione dei posti letto sono 17: la crisi Coronavirus continua

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Reparto Covid (Getty Images)

A raccogliere i dati a fotografare la situazione della sanità italiana è stata AGENAS, l’agenzia per i servizi sanitari regionali.

Nell’arco di soli sette giorni le regioni italiane che sono sull’orlo della saturazione delle terapie intensive sono passate da 10 a 17. Un incremento spaventoso, considerando che il numero totale delle regioni italiane è 20.

La media italiana dei posti letto occupati in terapia intensiva è quindi, attualmente, del 42% e una grandissima crisi (professionale e psicologica) sta dilagando anche tra i medici di famiglia e pediatri, i quali negli ultimi giorni hanno dichiarato lo stato di agitazione di categoria. Le proteste hanno riguardato il 45% dei medici convenzionati, che stanno portando in luce le difficilissime condizioni di lavoro con le quali sono costretti a misurarsi ogni giorno, soprattutto a partire dal momento in cui sono aumentati i casi di contagio tra medici, infermieri e in generale lavoratori del settore medico.

Questo ha portato naturalmente i medici ancora in grado di svolgere il loro lavoro a lavorare sotto una grande pressione psicologica oltre che fisica, rendendo ancora più logorante lo svolgimento regolare delle loro mansioni.

Di pari gravità anche la mancanza di personale negli ospedali, causata principalmente dal fatto che all’aumento dei posti letto nei reparti Covid, necessario per far fronte alla pandemia, non è aumentato il personale destinato all’accudimento dei pazienti.

Tornando al grave problema delle terapie intensive, le uniche regioni italiane a non essere ancora vicine alla soglia di saturazione sono Molise, Friuli Venezia Giulia e Sicilia, contando però che quest’ultima è molto prossima al limite del 30%.

Questo significa che nelle regioni appena citate tutte le prestazioni ospedaliere necessarie per curare patologie diverse dal Coronavirus rimangono garantite. Nelle altre regioni si rischia che, se un paziente non affetto da Coronavirus avesse bisogno di essere curato in terapia intensiva, potrebbe non trovare posto e non ricevere le cure adeguate.

Le regioni con una saturazione altissima, addirittura pari a più del doppio della soglia d’allarme, sono com’era prevedibile la Lombardia e il Piemonte. In Lombardia la percentuale dei posti letto in terapia intensiva occupata dai pazienti malati di Coronavirus è del 64%, in Piemonte il 61%.

Situazione critica anche per la Provincia di Bolzano (57%) e per la Liguria, che tocca quota 53%. Bisogna tener presente che si tratta di zone d’Italia in cui l’età media della popolazione è molto alta, quindi è più facile che i pazienti positivi sviluppino sintomi gravi.

Per quanto riguarda la saturazione dei posti letto ospedalieri diversi da quelli in terapia intensiva, il problema è meno grave ma rimane comunque allarmante.

In gravissima difficoltà ancora la Provincia di Bolzano, nella quale si registra l’occupazione del 95% di tutti i posti letto in tutti i reparti non destinati al Coronavirus. Come si può facilmente intuire sarà praticamente impossibile fornire a tutti gli abitanti della provincia delle cure adeguate all’interno delle strutture ospedaliere pubbliche.

Ancora altissima nella graduatoria è la Regione Piemonte, con il 92% dei posti letto regolari occupati. Liguria e Val D’aosta ancora molto vicine con 74% e 73%.

Nel frattempo la Svizzera ha dichiarato che sono ufficialmente esauriti i posti letto in terapia intensiva. Questo significa che allo stato attuale delle cose non sarà possibile prestare soccorso a nuovi pazienti che necessitino di questo tipo di cure. Si tratta di un dato ufficiale diffuso dalla Società Svizzera di Medicina Intensiva.

Alla luce di questi dati è sempre più concreta terribile prospettiva che in Svizzera debba cominciare a essere applicato il codice di comportamento per i medici che venne emanato a Marzo e che aiuta a selezionare i pazienti a cui prestare cure separandoli da quelli troppo anziani o troppo malati, che saranno quindi necessariamente abbandonati al loro destino.