Covid: boom in autunno. Per uno studio, colpa di meteo e umidità

Emergenza Covid-19: boom di contagi in autunno. Secondo uno studio recente condotto da un team di ricercatori del Climate Change Service del progetto europeo Copernicus le cause sarebbero meteo e umidità

Impennata Covid in autunno: per uno studio colpa di meteo e umidità
Covid-19 (Pixabay)

Covid, impennata di contagi in autunno. E’ quello a cui si assiste ormai da settimane. La comunità scientifica internazionale concorda nel definire il fenomeno come seconda ondata.

Come mai, subito dopo la fine dell’estate, quando i numeri lasciavano ben sperare, sì è registrata poi una nuova e significativa ripresa dei contagi?

Una risposta a questa domanda potrebbe arrivare da un recente studio condotto da un team di ricercatori del Climate Change Service del progetto europeo Copernicus secondo cui, il boom di contagi attualmente in corso, sarebbe colpa di clima, meteo e, in particolare, dell’umidità.

Gli scienziati hanno osservato che, la flessione delle temperature registrata tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, è coincisa con l’aumento sia dei contagi che del numero di vittime che avevano contratto il virus.

Stando allo studio, il maggiore responsabile non sarebbe tanto la temperatura quanto, piuttosto, il valore di umidità relativa nell’aria. Nei mesi autunnali quest’ultima tende ad aumentare di molto, facendo sì che le goccioline contaminate emesse dai soggetti infetti tendano a resistere di più sulle superfici. 

A contribuire a tutto ciò ci sarebbe anche la minore incidenza autunnale dei raggi solari che, in altre stagioni dell’anno, riuscirebbero a limitare meglio l’evaporazione dei dropet.

A sostegno di questa ricerca c’è un altro studio pubblicato sulla rivista “Physics of Fluids” secondo cui umidità relativa, velocità del vento e temperatura ambientale, agevolerebbero la trasmissione delle particelle infettive virali.

Con valori elevati, sia per temperatura ambientale che per umidità relativa, si verrebbe a creare una situazione critica per cui, le nubi contaminate di gocciolone respiratorie infette, avrebbero una maggiore concentrazione di virus e sarebbero capaci di propagarsi per lunghe distanze.

Stando a questi dati si potrebbe spiegare come mai in estate, nel mese di luglio, l’epidemia si è aggravata in alcune metropoli con temperature e umidità relative piuttosto significative. Il caso più eclatante in tal senso si è registrato in India, a Nuova Delhi.

Gli scienziati continuano ad analizzare il fenomeno coronavirus nel suo complesso. Studi sempre più trasversali e dettagliati, cercano di dare spiegazioni per un’epidemia che corre veloce in tutto il mondo.

Studio Covid: in Italia il virus c’era già da settembre 2019

Secondo uno studio il Covid circolava in italia già da settembre 2019
Reparto Covid-19 (Getty Images)

La pandemia non s’arresta. Anche l’Italia fa i conti con restrizioni sempre più severe. La penisola è suddivisa in tre aree di rischio, gialla, rossa e arancione, a seconda dei diversi livelli di criticità. Recentemente Campania e Toscana sono diventate zone rosse. Da più parti ci s’interroga sul destino delle festività natalizie 2020 che saranno, sicuramente, molto diverse.

Intanto, ha fatto rumore il recente studio condotto dall’Istituto Nazionale Tumori di Milano secondo cui, in Italia, il Covid-19, circolava già da settembre 2019.

Nel corso di uno screening per il tumore al polmone condotto da settembre 2019 a marzo 2020 su 959 volontari sani è stato osservato, dalle loro tac, che alcuni di essi presentavano lievi lesioni subsolide, compatibili proprio con il coronavirus.

Un indizio significativo che avrebbe spinto i medici ad approfondire la questione, fino ad arrivare a dedurre che, probabilmente, il virus circolava già da settembre 2019. Questo porterebbe quindi a rivedere la tempistica sulla diffusione dell’epidemia, almeno in Italia.

Al di là delle date, c’è ancora un altro problema da risolvere: le strutture ospedaliere sono al collasso, al limite della capienza da Nord a Sud. Si cerca di ridurre la pressione in ogni modo, anche incrementando il numero dei covid hotel per i pazienti meno gravi o che devono negativizzarsi.

Cresce la pressione sugli ospedali a causa del Covid
Il 118 in prima liea nella lotta al Covid (Getty Images)

In Campania la situazione resta critica, serve più personale per far fronte all’emergenza sanitaria. A tale scopo la Protezione Civile ha indetto un bando per l’assunzione a tempo determinato di 450 medici specializzati.