Autostrade per l’Italia, ex vertici in manette: Castellucci ai domiciliari

La Procura di Genova ha fatto arrestare alcuni degli ex vertici e manager di Autostrade per l’Italia in seguito ad un’inchiesta aperta dopo il crollo del ponte Morandi. Attentato alla sicurezza e ai trasporti, con relativa frode nei confronti dello Stato, le accuse.

Autostrade per l'Italia, ex vertici e manager in manette (Getty Images)
Autostrade per l’Italia, ex vertici e manager in manette (Getty Images)

Autostrade per l’Italia è nel caos, la Procura di Genova ha fatto scattare un’inchiesta – partita subito dopo il crollo del ponte Morandi – che sta cominciando ad avere i primi risvolti. La Guardia di Finanza, infatti, ha eseguito determinate misure cautelari nei confronti di Michele Donferri Mitelli e Paolo Berti. Rispettivamente ex Responsabile manutenzioni e Direttore Centrale Operativo dell’azienda, i dirigenti sono ai domiciliari, così come l’ex Amministratore Delegato Giovanni Castellucci.

Le accuse parlano di attentato alla sicurezza e ai trasporti, in relazione alla mole di problemi riscontrati in termini di sicurezza sulle barriere fonoassorbenti presenti sull’intera rete autostradale. La vicenda del ponte Morandi, dunque, ha aperto una voragine che ha portato ad altre falle nel sistema della viabilità. Gli investigatori del primo gruppo delle Fiamme Gialle, coordinati dal colonnello Ivan Bixio, hanno sottolineato come i dirigenti fossero consapevoli dei difetti delle barriere e del pericolo in cui la sicurezza stradale avrebbe potuto incorrere.

Autostrade per l’Italia, ex vertici e manager in manette: l’inchiesta

Autostrade per l'Italia, Castellucci ai domiciliari (Getty Images)
Autostrade per l’Italia, Castellucci ai domiciliari (Getty Images)

Imperfezioni progettuali e sottostima dell’azione del vento: fattori determinanti che hanno portato all’approvazione di iniziative e costruzioni non all’altezza. Il ponte Morandi, dunque, rappresenterebbe soltanto una delle inadempienze commesse a livello formale e sul piano edilizio. Si parla, addirittura, di ancoraggio a terra non conforme alle attuali normative europee.

Inoltre, come ulteriore aggravante, gli indagati non hanno provveduto volontariamente ai lavori di sostituzione e messa in sicurezza adeguati presso le strutture – non ultimo il ponte di Genova – che presentavano criticità. Acclarata, secondo l’impianto accusatorio, la frode nei confronti dello Stato. Fra gli indagati, anche l’attuale Amministratore Delegato Roberto Tomasi. La sua posizione, però, resta in attesa di archiviazione.