Disturbo oppositivo-provocatorio nel bambino, come riconoscerlo e gestirlo

Quando il bambino è sempre irritato, risponde male, ha atteggiamento provocatori potrebbe soffrire di Disturbo oppositivo-provocatorio. Vediamo come affrontarlo

Disturbo Oppositivo Provocatorio adobestock

Umore sempre irritabile, polemiche continue, senza di insofferenza. Forse in un adulto lo possiamo anche capire ma quando succede ad un bambino rimaniamo interdetti. Però è possibile che soffra del DOP; il Disturbo Oppositivo Provocatorio.
Un problema di natura neuropsichiatrico che provoca nel bambino difficoltà a controllare le sue emozioni e un comportamento irrequieto. Non esiste un unico fattore unica scatenante, ma negli anno sono stati evidenziato diversi fattori che possono far comparire la malattia e influenzano anche il suo decorso.

Intanto diciamo che in genere può manifestarsi attorno a intorno ai 6 anni andando avanti anche per tutta l’adolescenza. I bambini e i ragazzi che presentano il DOP hanno comportamenti precisi: manifestano insofferenza a rispettare le regole, hanno un comportamento vendicativo e sempre arrabbiato, presentano un umore irritabile e sono soggetti a collera. In più hanno spesso comportamenti polemici, caratterizzati da atteggiamenti di sfida verso i genitori e gli insegnanti. Infine accusano sempre gli altri per i loro gesti inconsulti, non riconoscono i loro errori e vogliono chiaramente provocare.
Può dipendere da fattori di rischio genetici (se ad esempio c’è un famiglia un’altra persona che ha avuto oppure ha ancora quel disturbo) ma anche ambientali. Se ad esempio un bambino vive in un
contesto familiare nel quale non è seguito, o peggio è vittima di violenze e abusi. Ma incidono anche una situazioni familiare instabile, regole di comportamento in casa troppo rigide o troppo permissive, eventuali patologie psichiatriche nei genitori.

Disturbo oppositivo-provocatorio, diagnosi e cure migliori

Come possono arrivare gli specialisti alla diagnosi di Disturbo Oppositivo Provocatorio? Intanto è opportuno che genitori o insegnanti segnalino eventuali comportamenti di questo tipo, se sono protratti nel tempo. La vera fase di diagnosi arriverà con un’approfondita analisi psicopatologica e  neuropsicologica che parte da una considerazione. Se quel tipo di comportamento dura almeno 6 mesi e si manifesta con continuità, allora può essere una patologia

In genere la presa in causa comporta un intervento a tutto tondo, sul minore ma anche sul suol ambiente familiare. Il coinvolgimento del nucleo familiare è un aspetto fondamentale: servirà per insegnare ai genitori o chi si occupa del minore le migliori tecniche di gestione dei suoi comportamenti disfunzionali. Un’istruzione che può essere proposta anche agli insegnanti, che hanno comunque a che fare con il minore nell’ambito scolastico.

 (Thinkstock)

Prima si riconosce il disturbo, prima è possibile intervenire anche perché il rischio è quello di provocare danno peggiore se non preso in tempo. Esistono però anche tecniche di prevenzione. Ad esempio il percorso di istruzione dei genitori attivato già in età pre-scolare del bambino. Sarà destinato a gestire i primi comportamenti potenzialmente violenti.