Boris Johnson annuncia il secondo lockdown: il dramma del Regno Unito

L’Inghilterra non può sostenere il ritmo a cui stanno crescendo i contagi su suolo nazionale: il governo impone il secondo lockdown.

Secondo lockdown inghilterra
Boris Johnson (Instagram)

Era stato uno dei più agguerriti sostenitori della necessità di tenere il paese aperto il più a lungo possibile al fine di scongiurare la crisi economica sviluppare l’immunità di gregge che, a suo modo di vedere, avrebbe salvato le vite dei sudditi di Sua Maestà.

Dopo essere risultato positivo al Coronavirus e dopo aver toccato con mano la gravità della situazione del Paese che governa, Boris Johnson si è trovato costretto a prendere una delle decisioni più gravi della sua vita: il Regno Unito affronterà un secondo lockdown.

Lo stato del contagio in Inghilterra prima del secondo lockdown

Boris Johnson
Boris Johnson (Instagram)

Oggi, 4 Novembre 2020, è stato raggiunto nel Regno Unito il record di decessi nell’arco di sole 24 ore. I dati del governo riportano che in un solo giorno sono defunte 492 cittadini britannici, portando a 47.742 la quota dei decessi da Coronavirus dall’inizio della Pandemia.

Sempre nell’arco delle ultime 24 ore i nuovi casi sono stati 25.000 contro i circa 20.000 del giorno precedente.

Prendendo in considerazione questi numeri ma anche l’aumento della mortalità in Europa del 46% nel corso dell’ultima settimana, il governo di Boris Johnson ha sottoposto all’approvazione della Camera dei Comuni la mozione per un secondo lockdown della lunghezza di 4 settimane.

La gravità della situazione ha portato una vasta maggioranza di esponenti della camera votare a favore della mozione, con soli 38 voti contrari su più di 500.

Bisogna sottolineare però che all’interno del Parlamento non sono mancate proteste e opposizioni inaspettate. Molti degli esponenti della maggioranza Tory, cioè del partito conservatore, il quale ha espresso il Primo Ministro Boris Johnson, hanno votato contro il secondo lockdown. Paradossalmente mentre gli esponenti del partito di Johnson si ribellavano a una proposta presentata dal capo del governo, molti membri dell’opposizione votavano a favore della mozione.

Naturalmente questo non significa che l’opposizione non abbia critiche da portare all’operato di Johnson, considerato manchevole sia dal punto di vista dell’organizzazione sia dal punto di vista della velocità con cui sono state prese le nuove misure di sicurezza.

Il provvedimento, ha affermato Johnson, è doloroso ma strettamente necessario per contenere il dilagare dei contagi nel Regno Unito e allontanare la possibilità che si presenti quella che è stata definita una “minaccia esistenziale”.

Le preoccupazioni di Johnson non sono affatto campate in aria: l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha raccolto i dati dell’epidemia relativi ai vari paesi del mondo ed è emerso che c’è un aumento della percentuale di positivi giovani e considerati non a rischio, cioè in buona salute e senza patologie pregresse. Inoltre sono ormai aumentati i rischi a lungo termine sulla salute, con strascichi che si protraggono anche ben oltre le 2 – 6 settimane necessarie normalmente a guarire dalla patologia.

 

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Se i reparti di terapia intensiva degli ospedali britannici dovessero saturarsi non sarebbe possibile fornire le cure adeguate a tutti i cittadini che ne avessero bisogno e sarebbe necessario applicare quello stesso, terribile protocollo che in Svizzera è attivo fin dai primi giorni dell’emergenza. 

Nel frattempo, appena ieri e attraverso i suoi canali social ufficiali, il Primo Ministro ha affermato che è concreta la possibilità di avere un vaccino nei primi tre mesi del prossimo anno e che ha grande fiducia nei progressi della ricerca.