Vaccini Coronavirus, Burioni: “Avevo torto. La vita riserva sorprese”

Roberto Burioni aveva previsto almeno due anni prima che i vaccini anti Coronavirus venissero sperimentati sugli esseri umani: oggi spiega perché si è sbagliato del tutto.

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Roberto Burioni (Instagram)

Roberto Burioni è diventato uno dei virologi più famosi d’Italia nel corso dell’attuale pandemia di Coronavirus. Tra i molti meriti del dottore quello di riuscire ad andare dritto al punto senza molti giri di parole e soprattutto con un’ironia caustica che ha spesso “messo al tappeto” molti dei suoi interlocutori.

Memorabile, ad esempio, è stata la risposta del medico al post con cui Cristiano Ronaldo (trovato positivo al Coronavirus) affermava che i tamponi fossero una sciocchezza. “Benvenuto tra i virologi” lo prese in giro Burioni. “Ci sarà molto utile nella prossima partitella a calcetto contro gli oculisti!”.

Nessuno però si sarebbe aspettato di sentire prima o poi il professor Burioni non solo affermare di essersi sbagliato ma anche di essere estremamente felice di aver preso una cantonata in merito ai vaccini per il Coronavirus.

Il dottore ha deciso di raccontare tutta la storia per sulla pagina internet Medical Facts: si tratta di un grosso errore ma anche di un messaggio di grande speranza nei confronti di tutti coloro che stanno combattendo contro il virus.

Roberto Burioni: “I vaccini per il Coronavirus pronti in 63 giorni”

Roberto Burioni
Roberto Burioni (Instagram)

Ha ammesso di aver sbagliato ma, allo stesso tempo, che nel farlo era stato estremamente ottimista.

Tutto è accaduto all’inizio della pandemia, nel momento in cui la comunità scientifica cominciò a fare ipotesi sul momento in cui sarebbe stato pronto un vaccino contro il Coronavirus.

All’epoca il professor Burioni affermò che prima di due anni non solo sarebbe stato letteralmente impossibile cominciare una campagna di vaccinazione su larga scala ma addirittura cominciare le sperimentazioni per trovare un vaccino davvero efficace.

Questo naturalmente gettò moltissime persone nello sconforto, ma la verità l’ha spiegata lo stesso Burioni: “Dissi che non era immaginabile di poterlo avere prima di due anni. Mentre dicevo queste parole pensavo di dire un’esagerazione: negli anni precedenti il tempo che generalmente era passato dalla scoperta di un virus all’iniezione del vaccino nel primo studio clinico sull’uomo era stato di circa quattro anni, e mai un vaccino era stato valutato per la sua efficacia in meno di dieci anni”.

A spingere Roberto Burioni a fare una stima estremamente ottimistica sui tempi di realizzazione del virus era stata la strettissima collaborazione avviata fin da subito dagli scienziati di tutto il mondo al fine di velocizzare la ricerca per giungere nel più breve tempo possibile alla formulazione del vaccino.

“Mi sbagliavo. Il tempo trascorso tra la scoperta di Sars – COV-2 all’iniezione del vaccino nel primo paziente è stato di 63 giorni e ora, alla fine di Ottobre, diversi vaccini hanno completato le operazioni di arruolamento”. 

Le operazioni di arruolamento consistono nella selezione di un campione di soggetti molto ampio che danno la propria disponibilità a essere utilizzate come cavie per testare la sicurezza e l’efficacia del vaccino.

Dopo questa grossa dose di ottimismo, però, Roberto Burioni ha voluto bruscamente tirare il freno per evitare facili quanto inutili entusiasmi. I dati preliminari sono molto buoni, ma in questo momento nessuno sa se abbiamo in mano un vaccino efficace. Fare dunque previsioni non ha senso: sarebbe come decidere la data del battesimo di un bambino prima ancora di averlo concepito. Qualunque data non avrebbe senso, né una data vicina né una lontana”.

Secondo lo scienziato, infatti, se è la prudenza a imporre di non sperare di produrre un vaccino in tempi brevi, bisogna anche evitare di spostare troppo in avanti la data di scoperta di un vaccino efficace. Dal momento della scoperta del Coronavirus il mondo scientifico (e in realtà il mondo in generale) ha fatto un enorme balzo in avanti, sia in termini di rapidità di sperimentazione sia in termini di coordinamento tra le varie forze internazionali che sono attualmente alla ricerca di un rimedio alla pandemia.

 

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Un post condiviso da Gianluca Sasso (@dott.gianluca_sasso) in data:

“Io penso che con una gestione della proprietà intellettuale e con una condivisione ampia delle procedure di produzione da parte dell’azienda che ha fatto la scoperta, potremmo avere in questo senso la stessa sorpresa che ho avuto io nel vedermi un tempo ridotto da 4 anni a 63 giorni. Incrociamo le dita” ha concluso il medico nel suo intervento.

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