Proteste in Italia dopo il DPCM: situazione molto tesa da Nord a Sud

Le proteste contro il nuovo DPCM sono partite in tutta Italia a opera di commercianti, ristoratori e liberi professionisti: una situazione complessa.

proteste napoli
Napoli (Instagram)

Si diffonde a macchia d’olio la protesta che sta infiammando le principali piazze italiane dopo l’entrata in vigore del nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

A protestare contro la chiusura obbligatoria alle 18:00 per tutti gli esercizi commerciali sono essenzialmente coloro che vedono i propri clienti arrivare principalmente di sera, come pub e ristoranti.

A ristoratori si uniscono anche i titolari di palestre e piscine, costretti a rimanere completamente chiusi nonostante il fatto che negli scorsi mesi avessero speso molte risorse economiche per adeguarsi alle misure di sicurezza emanate dal governo.

Purtroppo, com’è stato dimostrato dai recentissimi scontri di Napoli, a questa frangia per lo più pacifica di cittadini in protesta si uniscono molto spesso esponenti della piccola malavita, ultras ed esponenti di gruppi dell’estrema destra. 

Sono loro, secondo quanto riferito dal Viminale negli scorsi giorni, ad aver provocato danni e scontri con le forze dell’ordine.

Dati alla mano, però, la situazione sta diventando sempre più difficile da gestire poiché la protesta potrebbe diventare ancora più violenta nelle prossime settimane, quando le condizioni economiche di molte famiglie italiane continueranno a peggiorare.

I fatti delle proteste contro il DPCM nelle varie città d’Italia

milano coronavirus
(Instragram)

La linea del Viminale, cioè del Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese si manterrà dura anche nelle prossime settimane. Secondo le fonti ufficiali il Viminale si impegnerà a “disinnescare sul nascere ogni situazione di possibile rischio usando massima fermezza contro le frange violente” che provocano nella maggior parte dei casi gli scontri diretti con le forze dell’ordine, disordini e danni agli arredi urbani.

A far scattare il campanello d’allarme sono stati innanzitutto i fatti di Napoli ma subito a seguire anche gli scontri di Piazza del Popolo a Roma a cui si sono aggiunti a breve distanza anche quelli di Torino.

Napoli nuove manifestazioni hanno avuto come scenario principale Piazza del Plebiscito, dove la cittadinanza sta manifestando riunendo centinaia di parsone che chiedono un reddito di salute che consenta alle classi sociali più povere di sostenere l’impatto delle chiusure e della crisi. Ad animare la protesta principalmente i lavoratori del settore del turismo, che hanno subito più di molti altri la crisi cominciata a Marzo con il blocco totale degli arrivi turistici in città.

Anche se la polizia ha schierato agenti in tenuta antisommossa e camionette non si sono verificati scontri e la manifestazione si è svolta pacificamente.

Le cose non sono andate affatto così a Catania, dove sono state fatte esplodere due bombe carta davanti alla Prefettura di Catania. L’iniziativa era stata organizzata on line da un profilo anonimo che era riuscito nell’intento di radunare centinaia di persone. C’è da dire che dopo l’esplosione delle bombe carta i manifestanti si sono scontrati tra loro, con il tentativo dei manifestanti pacifici di contrastare l’operato di coloro che tendevano ad alzare i livelli di violenza degli scontri.

A Milano sono soprattutto i ristoratori che continuano ad animare le proteste di piazza. In particolare si richiede un allineamento del DPCM a un decreto regionale emanato poco prima e che stabiliva la chiusura delle attività ristorative alle 23:00. Tra i pericoli messi in evidenza dai manifestanti anche quello, molto concreto, della malavita che potrebbe approfittare della chiusura di molte attività per rilevarle e allargare la propria rete di potere e di influenza. I ristoratori chiedono inoltre sostegni al reddito e abbattimento delle tasse proporzionati alle perdite subite dall’attività e non uguali per tutti com’era accaduto con il versamento di 1.000 Euro che il governo aveva versato alle piccole e medie imprese negli scorsi mesi.

Diversamente da quanto ci si poteva aspettare, a Torino sono i tassisti a essere diventati i principali fautori delle proteste contro il governo. I tassisti costituiscono una delle categorie più colpite in assoluto dalle misure di coprifuoco emanate con il nuovo DPCM: con le strade deserte a causa delle attività chiuse più nessuno utilizzerà il taxi. Anche i tassisti richiedono sostegni al reddito commisurati alle perdite economiche che stanno affrontando.

Dopo Torino le proteste dei tassisti hanno raggiunto anche il Sud Italia: a Napoli, Piazza del Plebiscito è stata scenario della protesta pacifica delle auto bianche, che si sono schierate in uno dei luoghi più simbolici della città.

Purtroppo sia a Milano sia a Torino son state registrate dalle forze dell’ordine atti di guerriglia urbana, violazione della proprietà privata furti ai danni di attività commerciali.

 

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Nel frattempo anchelavoratori dello spettacolo hanno portato avanti le loro proteste, che si stanno sviluppando principalmente sulla rete, attraverso messaggi social e raccolte di firme. A farsi portavoce della categoria anche il maestro Riccardo Muti, che ha scritto al Presidente Conte una lettera aperta in cui veniva definita “molto grave la decisione di chiudere le sale da concerto e i teatri”. Purtroppo il Ministro Franceschini ha sottolineato come la decisione di chiudere i luoghi della cultura non sia stata presa a cuor leggero ma sia dovuta alla profonda quanto pericolosa crisi sanitaria che il nostro paese sta attraversando. Nel frattempo, nel profondo Sud Italia un cinema ha deciso di violare apertamente il Decreto Legge del 25 Ottobre e di rimanere aperto ben oltre l’orario di chiusura imposto dal DPCM.

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