DPCM, un cinema nel Salento decide di rimanere aperto

DPCM, nonostante la chiusura di cinema e teatri previste dai nuovi provvedimenti una multisala nel Salento farà obiezione

La cultura e il mondo spettacolo sono usciti con le ossa rotte dal nuovo DPCM firmato ieri da Giuseppe Conte. Chiusura totale, almeno per le prossime quattro settimane, ma i diretti interessati non ci stanno. E così un cinema nel Salento ha deciso di protestare civilmente e terrà le porte aperte.

DPCM, un cinema nel Salento decide di rimanere aperto (Facebook)

Lo ha fatto sapere Antonio Mosticchio, titolare del “Multiplex Sala Fasano” di Taviano (in Salento). All’ingresso ha attaccato un cartello con la scritta “Io resto aperto” bella evidente. Una sorta di disobbedienza civile “per protesta contro questa chiusura che non ha senso, perché il cinema resta tra i luoghi più sicuri e controllati”, ha spiegato sui social ricevendo molta solidarietà.

C’è anche quella della Cgil Puglia che ha annunciato l’adesione alla protesta nazionale dei lavoratori del settore, organizzata per il 30 ottobre a Bari e in altre località. Una delegazione chiederà di incontrare il prefetto per consegnargli una lettera aperta di protesta contro il governo e i suoi blocchi.

Il comparto, in Puglia come nel resto d’Italia, è in grandissima sofferenzae secondo i siondacati sono ancora molti i lavoratori a non aver ricevuto nessun ammortizzatori sociale o indennità. Nessuno sa quando potrà tornare una situazione di normalità e mai come adesso invece servirebbero delle risposte chiare.

Il cinema pugliese che rimarrà aperto nonostante tutto (Facebook)

DPCM, la culrura si ribella ma il ministro Franceschini difende le decisioni del governo

Una prima presa di posizione, di fronte alla rivolta civile ma dura nel mondo della cultura e dello spettacolo arriva dal ministro Dario Franceschini. Con un video su Facebook risponde alle polemiche dopo lo stop a cinema e teatri spiegando che forse molti non hanno capito la delicatezza del momento. Assicura il suo impegno affinché lo stop sia relativamente breve ma “non è stata una decisione gerarchica. Dovevamo ridurre la mobilità“.

Intanto però sono moltissimi i messaggi da parte di chi nel mondo dello spettacolo ha passato una vita e che davvero, numeri alla mano, non capisce questa decisione.

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