Disgrafia come prevenirla e rinoscoscerla, i consigli di Alessandra Venturelli

Parliamo di Disgrafia con Alessandra Venturelli presidente dell’ Associazione Italiana Disgrafie, i consigli su come prevenirla e affrontarla

Sempre più spesso in questi anni si parla di disgrafia. Cos’è la disgrafia e quali sono le difficoltà dei bambini che hanno questo tipo di problematica lo abbiamo spiegato in quest’articolo.
Sappiamo infatti che è una difficoltà specifica di apprendimento che riguarda lo scrivere in modo corretto. Non è generalmente causata da deficit di intelligenza o di tipo neurologico, ma prevalentemente da difficoltà motorie e percettive spaziali.

Un recente studio svolto dall’associazione GraficaMente ha dimostrato come il 20% presenta inadeguato sviluppo grafo-motorio e ben il 5,5% in forma grave alla fine del ciclo della scuola primaria. Un risultato che può, secondo lo studio, derivare da un mancato apprendimento Ed è per prevenire questo mancato apprendimento che la dottoressa Alessandra Venturelli ha studiato il metodo che porta il suo nome.

Presidente dell’Associazione Onlus GraficaMente e dell’Associazione Italiana Disgrafie, Alessandra Venturelli ha messo al servizio dei più giovani tutta la sua grandissima esperienza. É laureata in Pedagogia e in Lingue e Letterature Straniere Moderne, oltre ad essere grafoanalista, perito grafico giudiziario e rieducatrice della scrittura. E con questo metodo aiuta i bambini fin dalla scuola a dell’infanzia ad avvicinarsi nel modo corretto alla scrittura.

Un modo di lavorare continuativo, che accompagna il bambino dalla scuola dell’infanzia e per tutta la scuola primaria e cerca di andare incontro alle esigenze di tutti i bambini. Un metodo che non corre ma che ha come simbolo l’orchestra in cui ogni bambino è uno strumentista.

Alessandra Venturelli di parla di disgrafia e ci parla del Metodo Venturelli

 

Proviamo a colloquiare proprio con la dottoressa Venturelli per parlare di disgrafia. Come riconoscerla, come provare a superare e come questo particolare periodo possa influire su questo disagio.

Dottoressa ci spieghi lei: cos’è la disgrafia e come si è evoluta negli ultimi anni?

La disgrafia è un disturbo dell’apprendimento che riguarda la scrittura ma che va ad influire anche su altri fattori creando talvolta un vero e proprio disagio. Negli ultimi anni si è avuto un aumento enorme di questa problematica: secondo fonti del MIUR nel 2017 si è avuto un aumento rispetto ai 7 anni precedenti del 350 %.

Per questo motivo siamo fortemente convinti che ci sia un vero e proprio problema di mancanti apprendimenti precedenti a livello motorio e percettivo e che occorrerebbe investire risorse nella prevenzione. Se molti di questi bambini grazie alla rieducazione riescono a raggiungere un buon livello di scrittura, vuol dire che non si tratta di vera e propria disgrafia.

Non ci sono attualmente linee guide specifiche per imparare a scrivere e il lasciare allo spontaneismo un’abilità non spontanea come la scrittura spesso può portare a queste problematiche. Non possiamo pensare di risolvere il problema della disgrafia solo scrivendo in stampato o al pc. Perché si sviluppano abilità motorie diverse e soprattutto questo può diventare frustrante per i bambini che non si sentono in qualche modo adeguati.

Il suo metodo parte dalla scuola dell’infanzia per arrivare alla primaria. Quanto è importate la scuola dell’infanzia per prevenire questo problema?

 

Moltissimo: questo metodo può essere applicato già a bambini di 2 anni e mezzo perché parte dagli strumenti che anche i più piccoli possono utilizzare nel modo giusto se guidati, ad esempio partendo dal cucchiaio. La scuola dell’infanzia non deve anticipare le competenze della scuola primaria.

Il suo scopo deve essere invece quello di sviluppare giusti apprendimenti rispettando le tappe evolutive del bambini. In questi anni è importantissima la manipolazione, la conoscenza del proprio corpo, l’utilizzo degli strumenti, partendo dai più semplici. É in questo anno che il bambino impara la giusta presa degli strumenti d’uso comune e grafici. Se lasciamo tutto alla spontaneità possiamo incorrere nel rischio che il bambino prenda brutte abitudini che poi sono difficili da correggere.

Per esempio è stato dimostrato che l’utilizzo precoce e massiccio dei pennarelli grandi porta il bambino ad automatismi sbagliati nel prendere poi la matita. Meglio utilizzare prima le dita, poi i pastelli a cera o i gessetti corti per poi passare a strumenti lunghi come pennelli, matite e pennarelli. Questa è un’età importantissima per gettare le basi di tutti i futuri apprendimenti dei bambini.

Disgrafia i segnali d’allarme

 

Quali sono i segnali che ci portano a capire che ci troviamo davanti a una persona o bambino disgrafico?

Il primo segnale è sicuramente l’illeggibilità: spesso è la stessa persona che scrive a non essere in grado di decifrare la sua grafia. Secondo segnale, il disordine spaziale che lo porta a fallire anche in altre discipline come la matematica perché incolonnando male i numeri, poi si sbagliano i calcoli.

Lo si può capire guardando il bambino scrivere: molto spesso infatti ha una postura e una presa scorretta che possono provocare un vero e proprio dolore, è lento al punto da non stare al passo dei compagni oppure è troppo impulsivo nello scrivere, confondendo tra loro le lettere. Una vera e propria diagnosi e rieducazione parte dalla fine della classe seconda, quando si può intervenire analizzando il problema da un punto di vista funzionale per portare il bambino a imparare a scrivere bene e senza fare fatica. Non possiamo però pensare che la tecnologia possa essere l’immediata soluzione.

Prima infatti di arrivare al computer come strumento compensativo si deve fare tutto il possibile per insegnare al bambino a scrivere a mano in maniera chiara, ordinata e scorrevole. Anche perché la scrittura digitale non sviluppa le abilità di motricità fine che sviluppa la scrittura in corsivo.

Ci parli del Metodo Venturelli : cosa propone per ovviare a questo problema?

Il metodo Venturelli si ispira alla rieducazione alla scrittura francese di Robert Olivaux e si basa su più di 20 anni di ricerca sperimentale nelle scuole. Un metodo che parte dai 2 anni e mezzo, che si sviluppa nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria principalmente nei primi anni.

Abbraccia tutte le discipline e crea una giusta integrazione tra tutte le competenze. Si è infatti scoperto come alcune difficoltà motorie sono alla base dei problemi di scrittura, quali non sapere allacciarsi le scarpe o usare le forbici. Il bambino con questo metodo viene guidato per gradi a scoprire il suo corpo in tutte le sue funzioni, ad usare prima le mani e poi gli strumenti dal più semplice al più complesso con la giusta presa, perché una cattiva abitudine diventa poi difficile da modificare.

Ma soprattutto questo metodo porta a imparare le regole convenzionali della scrittura – spaziali, di forma delle lettere e delle giuste direzioni – in maniera giocosa e progressiva, imparando a scrivere bene e senza fare fatica.

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