Agenti feriti a Livorno: ragazzi protestano contro le misure anti-Covid

Succede a Livorno: due agenti feriti da un gruppo di ragazzi durante un controllo delle disposizioni di sicurezza anti-Covid. I dettagli.

agenti feriti
giovani in protesta contro agenti della polizia (fonte: Pexels)

La storia, riportata da FanPage, è stata ben documentata dai passanti che, con video e foto, hanno ripreso tutto l’accaduto.

Succede a Livorno, alcuni cittadini hanno chiamato i carabinieri per effettuare un controllo su dei giovani.

Un gruppo di ragazzi, infatti, era riunito in strada ed alcuni di loro non indossavano la mascherina: all’arrivo delle Forse dell’Ordine, poi, la colluttazione.

Agenti feriti a Livorno: stavano eseguendo un controllo anti Coronavirus

agenti feriti
due carabinieri (fonte: Adobe Stock)

La segnalazione, da parte dei cittadini, riguardava un gruppo di ragazzi riuniti in una piazza di Livorno.
I giovani stavano giocando a pallone ed alcuni di loro non indossavano la mascherina: un’attività questa che, purtroppo, stando alle ultime disposizioni del nuovo DPCM è vietata.

Le sanzioni per questo genere di comportamenti sono piuttosto salate: almeno uno dei ragazzi è stato multato, per un importo di 400 euro.

Ma a sconvolgere l’opinione pubblica non è solo il poco rispetto delle regole quanto l’aggressione perpetrata ai danni degli agenti.

Mentre alcuni ragazzi venivano fermati ed identificati, infatti, il resto del gruppo ha deciso di aggredire le Forze dell’Ordine.
Una sassaiola ha colpito le macchine dei Carabinieri e dei vigili: ma i giovani non si sono fermati qui.
Calci, pugni, bastonate: come per il caso della famiglia arrestata per tentato omicidio anche questi giovani non si sono fatti mancare proprio nulla.

Almeno una cinquantina i ragazzi che hanno partecipato all’aggressione e che le Forze dell’Ordine stanno provvedendo ad identificare, uno per uno.

I Carabinieri non hanno riportato alcun danno, fatto salvo qualche ammaccatura sulle macchine.
Due vigili hanno ricevuto, però, dei colpi più forti: si trovavano sul luogo in qualità di agenti di supporto.
L’ospedale prevede per gli agenti feriti ben 7 e 20 giorni di prognosi; un di loro, infatti, ha addirittura le costole fratturate e le cure mediche sono state necessarie da subito.

L’aggressione, quindi, è decisamente passata da bravata da ragazzi ad un gesto che è sicuramente sfuggito al controllo del gruppo.

Gli assembramenti, infatti, purtroppo si vedono ovunque nelle nostre città.
Anche nel caso dei baristi che hanno aggirato il DPCM in maniera non proprio ortodossa i Carabinieri erano comunque sul luogo per assicurarsi che tutti seguissero le norme di sicurezza.
In questo caso, però, la situazione si è risolta senza il bisogno di arrivare alle mani ma grazie ad un cavillo burocratico.
Cavillo che i gestori dei locali hanno sfruttato, certo, ma senza commettere nessuna violenza.

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DI CHI È LA COLPA? OVVIAMENTE DEI GIOVANI! Il turbolente pomeriggio di qualche giorno fa in Piazza Attias è solo l’ultimo degli eventi saliti alla ribalta cittadina (seguendo il trend nazionale) che riguardano i giovani e quello che sta succedendo loro durante questa pandemia Covid. Partiamo precisando che la mascherina è sacrosanta e va portata. E che tutt’ora, in tutte le fasce d’età, ci sono persone che negano il suo beneficio nella lotta contro il virus (vedasi Negazionisti Covid su Google). Non si può bombardare mediaticamente un’intera generazione rea solamente di avere l’età sbagliatissima nel momento più sbagliato degli ultimi 100 anni. Il problema di fondo nella tesi di chi attacca sempre e solo i giovani additandoli come irresponsabili, maleducati e senza quel “rispetto che una volta c’era verso le persone più adulte”, è che questa generazione viene attaccata da prima dell’emergenza sia direttamente con accuse di mancanza di voglia di lavorare e di valori, sia indirettamente con una realtà che affossa ogni speranza di credere in un futuro migliore, una realtà priva di ogni empatia intergenerazionale. C’è una società di vecchi con garanzie e di giovani abbandonati a sé stessi a cavarsela da soli. Nei giorni scorsi abbiamo parlato come Potere al Popolo di come tutte le statistiche su precariato, disoccupazione e povertà vedano i giovani i più colpiti, come tutti gli spazi siano spesso loro bloccati con la solita retorica che il giovane non sa o non merita. Ecco, se vogliamo parlare di come i giovani stiano reagendo a questa situazione non possiamo farlo senza immedesimarsi in un ragazzo di 16 anni che ha voglia di conoscere, stare con gli amici e lottare in qualsiasi modo ritenga giusto per un futuro che gli è stato tolto e contro un presente che lo vede come il nemico numero uno per la sregolatezza delle sue abitudini (A 16 anni). Sarebbe importante, infatti, che personalità livornesi dello sport, della musica, del teatro e della movida tendano una mano verso i giovani dicendo loro che sono capiti, che è normale che se un ragazzo viene preso, buttato a terra e cercato di caricare su una volante tutti i suoi amici (continua nei commenti) #livorno

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Un comunicato del partito PotereAlPopolo, comunque, offre anche un altro angolo sulla vicenda.
Pur condannando il gesto violento, infatti, si chiede di considerare, giustamente, la difficile situazione che tutti stiamo vivendo.

I numeri dei casi di Coronavirus parlano chiaro: dobbiamo trovare il modo di arginare l’epidemia o ci ritroveremo di nuovo in pieno lockdown.

Come sottolinea l’infettivologo di Milano, Massimo Galli: “Siamo nella peste”.
Nel frattempo in molti aggirano o disegnano le disposizioni del DPCM che, per la Fondazione Gimbe, sono troppo deboli.

Numerosi casi dimostrano che non stiamo prendendo seriamente il Coronavirus: c’è chi ha contagiato l’intero condominio e chi, seppur positivo, organizza feste di compleanno.
Ma non sono di certo le uniche!
C’è chi, negando il Coronavirus, lo ha preso e ne è morto o chi finge di averlo per saltare la fila alla Posta.

Le nuove disposizioni di coprifuoco (simile, per forza di cose, ad una quarantena) sono un segnale decisamente poco luminoso.
Le hanno imposte, ormai, già Lazio, Campania e Lombardia.

Combattere chi cerca di far rispettare le norme, dunque, non è la soluzione.