Ricattavano i compagni diffondendo video porno: presi baby criminali

Una storia incredibile quella svelata dalla Polizia di Cagliari: tre baby criminali di appena 15 anni ricattavano e manipolavano minorenni via social.

baby gang
(Pixabay)

Si sono macchiati di reati gravissimi, resi ancora più disumani dal fatto che le vittime designate del loro comportamento fossero ragazzi della loro età. Sono stati fermati dalla Polizia Postale di Cagliari tre minorenni residenti in diverse città d’Italia che utilizzavano la rete per prendere di mira loro coetanei e indurli a produrre materiale pornografico che poi sarebbe stato usato contro di loro.

L’obiettivo finale del gioco? Distruggere la vita di altri giovani per puro divertimiento.

Un curriculum da baby criminali: manipolazione psicologica, ricatto e pornografia

baby criminali
Fonte foto: Istock

tre quindicenni individuati attraverso le indagini della polizia postale sono residenti a Pesaro Urbino, Napoli e Reggio Calabria. Sono stati denunciati per possesso e diffusione di materiale pedopornografico a seguito delle segnalazioni di alcune madri che hanno dato il via alle indagini.

Le due donne hanno infatti individuato sui telefoni dei propri figli minorenni tredici file (cinque video e otto foto a sfondo sessuale) che avevano come protagonista una ragazza. Nei messaggi con cui questo materiale era stato inviato si specificava chiaramente che la protagonista fosse una compagna di classe dei due ragazzi che avevano ricevuto i video e che frequentano un istituto scolastico di Cagliari.

Nei video si mostrava anche la ragazza in questione mentre eseguiva atti di autolesionismo di fronte alla telecamera.

Video e fotografie erano stati inviati da un numero fake, generato attraverso l’uso di applicazioni che permettono di creare account fasulli che riescono ad accedere ai servizi di messaggistica istantanea (in questo caso a Whatsapp) rimanendo (teoricamente) anonimi e non individuabili.

La Polizia Postale di Cagliari ha rintracciato la ragazza i cui video erano stati diffusi via web, ritrovandola in condizioni psicologiche estremamente difficili. 

Mentre la ragazza veniva affidata alle cure di specialisti la Polizia Postale continuava le proprie indagini analizzando il suo smartphone. La Polizia ha scoperto quindi che la ragazza era in contatto con quelli che sono stati definiti “flamers” ovvero “provocatori”.

Questi individui, poi fermati, operano all’interno di gruppi social individuando i soggetti più deboli e successivamente prendendoli di mira con messaggi offensivi e umilianti.

L’atroce obiettivo dei baby criminali è condurre altri ragazzi in proprio potere facendo leva sulle loro insicurezze e soprattutto sulle difficoltà tipiche del periodo adolescenziale. Una volta arrivati ad avere il controllo della vittima i flamers attuavano precise strategie mirate a distruggerla psicologicamente e, possibilmente, indurla al suicidio.

Nel caso della ragazza di Cagliari i flamers l’hanno convinta a realizzare da sola filmati e immagini porno e a compiere atti di autolesionismo. Dopo essersi procurati i numeri telefonici dei compagni di classe della vittima, hanno inviato il materiale pornografico ricevuto direttamente sui loro telefoni.

Solo a questo punto, grazie alla scoperta dei genitori di due dei destinatari sono partite le indagini.

La ragazza di Cagliari è stata soltanto una delle vittime designate ma, fortunatamente, con ogni probabilità sarà l’ultima. La polizia ha infatti sequestrato 5 smartphone e un tablet all’interno della quale era conservato materiale pedopornografico contenenti grandi dosi di violenza che, generalmente, viene classificato sotto l’etichetta di “gore”.

 

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Bisogna puntualizzare che, a prescindere dal contenuto violento e dalla manipolazione psicologica, secondo la legge italiana attualmente in vigore inviare fotografie hard di minori via social è considerato reato.