Direttore di Terapia intensiva del Sacco: “La situazione è esplosiva”

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Il direttore della terapia intensiva dell’Ospedale Sacco di Milano, Emanuele Catena, si è lasciato ad alcune dichiarazioni alquanto preoccupanti.

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Foto Adobe Stock

All’indomani della diffusione del nuovo DPCM le preoccupazioni in tutta Italia sono ancora crescenti.

Concretamente il coronavirus non si è arrestato e continua la nostra lotta contro di esso.

Purtroppo però molti ospedali lamentano di non poter riuscire a sostenere a lungo le terapie intensive qualora si facessero più numerose. 

Non è di certo facile e molte volte anche le istituzioni si sono espresse celebrando l’importanza del mondo medico, di ogni professionista del settore, nella lotta contro il covid.

A questo però ovviamente deve essere affiancato con concretezza un piano di azione efficace.

Oggi parleremo di quanto dichiarato dal direttore della terapia intensiva del Sacco di Milano, che noi ricordiamo mediaticamente esposto in primis per la donazione da 200 mila euro del Presidente dell’Inter.

Dichiarazioni del Direttore di terapia intensiva al Sacco di Milano

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Foto da Pixabay

Secondo il direttore della terapia intensiva dell’Ospedale Sacco di Milano, Emanuele Catena, il passaggio da poche decine di pazienti ricoverati per Covid-19 ad alcune centinaia crea non poche preoccupazioni.

Il direttore considera quella di Milano e della Lombardia una sorta di bomba di positivi pronta a esplodere.

A preoccupare il Direttore è l’andamento dei ricoveri. “Se immaginiamo di proiettare il trend attuale nelle prossime settimane, potremo trovare dalle attuali poche decine di pazienti ricoverati alle centinaia” ha dichiarato.

Una situazione che continua a definire potenzialmente esplosiva, anche in riferimento al numero evidentemente in crescita delle richieste di ospedalizzazione.

Concretamente il Direttore Catena prende in considerazione il fatto che tre giorni fa avevamo quattro ricoveri in più al Sacco di Milano, poi sono aumentati, ne hanno avuti infatti otto e ieri invece undici.
Nella complessa situazione epidemiologica della regione, Milano, secondo il Professore e Direttore Catena, si colloca in cima alla lista delle preoccupazioni.
La città di Milano rischia molto in quanto a differenza della prima ondata, dove in qualche modo la città era stata più o meno lasciata in pace, in questo momento la città del Duomo, dove pochi giorni fa si è tenuta una manifestazione, è da tenere sotto stretta osservazione.

Ovviamente un’ottica del genere inevitabilmente pone il problema della futura capacità assistenziale delle strutture sanitarie.

Su questo il Direttore Catena sembra non avere dubbi ed infatti ha dichiarato che se si dovessero creare dei numeri molto allarmanti, gli ospedali non dovrebbero essere trasformati totalmente in ospedali Covid.

L’invito è quello di disporre posti letto, in Fiera per esempio, come scialuppa di salvataggio, così come definite.

Il Direttore Catena ha poi concluso il suo intervento con un dato relativamente positivo: la riduzione della fascia d’età rispetto alla prima ondata è notevole.

Ha poi dichiarato, in conclusione: “qui al Sacco abbiamo ricoverato pazienti che vanno dai cinquanta ai sessant’anni, con una gravità diagnosticata molto inferiore rispetto ai mesi di marzo e aprile“.

La situazione delle terapie intensive resta comunque preoccupante e da parte del Governo, nelle parole del commissario Arcuri, c’è tutta la volontà di creare nuovi posti in terapia intensiva e semi-intensiva. C’è già anche un bando a riguardo.

Piccola curiosità: l’Ospedale Sacco di Milano fu la prima scelta della coppia composta da Fedez e Chiara Ferragni circa la donazione dei quasi 5 milioni raccolti durante la pandemia.

Il tutto saltò e le donazioni passarono al San Raffaele di Milano, dove sono stati creati posti in terapia intensiva che riportiamo di seguito.

 

L’allarme sulle terapie intensive c’è e bisognerà trovare sostegno ed aiuto il più presto possibile.