COVID-19, tamponi nel Lazio: è caos sulle strutture, la situazione a Roma

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Il contagio da COVID-19 sta salendo in tutto il Paese, persiste la questione tamponi. Al cospetto di un boom della domanda, non sembrerebbe esserci un’offerta adeguata nelle singole Regioni. Il caso del Lazio.

Tamponi, nel Lazio è polemica fra sanità pubblica e privata (AdobeStock)
Tamponi, nel Lazio è polemica fra sanità pubblica e privata (AdobeStock)

La situazione contagi sta destabilizzando il Paese, l’avvento della seconda ondata di Coronavirus ha messo in guardia le regioni italiane. C’è esigenza e premura di ristabilire la curva dei contagi entro livelli accettabili: come era prima dell’estate. Invece, il tasso di contagiati è in costante crescita. Lo Stato, però, rassicura: “Siamo più pronti nella battaglia al COVID-19, l’importante è tenere alta la guardia”.

Nello specifico, attenzione anche alla situazione del Lazio: la Regione amministrata da Zingaretti sta accusando l’ascesa del livello di contagio. Nella prima ondata, i numeri – specialmente nella Capitale – sembravano essere sotto controllo. Quantomeno più gestibili, malgrado le arretratezze scientifiche in cui verteva il Paese intero. Da febbraio ad oggi le cose sono cambiate: l’Italia ha reagito (parzialmente) alla pandemia, tenendo botta e allestendo strutture dedicate. Ora, però, è il momento di “convivere” con il virus e gestire tutta una serie di criticità relative al contenimento del COVID-19 e soprattutto ai metodi di prevenzione ad esso legati.

Lazio, caos tamponi: “Il problema è strutturale e ideologico”, la situazione

Tamponi COVID-19, la situazione nel Lazio (Getty Images)
Tamponi COVID-19, la situazione nel Lazio (Getty Images)

Dal punto di vista numerico, nella regione siamo arrivati 579 contagi da coronavirus, di cui 201 a Roma e dunque a un più 184 rispetto al giorno precedente. Cifre che salgono ancora in maniera esponenziale, quindi l’allerta esiste: c’è anche il problema tamponi, come, quando e dove effettuarli. Le file chilometriche in giro per le città (non solo nel Lazio, ma nell’intero Paese) sono una conseguenza ma anche un problema da risolvere.

A livello strutturale, con le quantità di richieste che aumentano, l’assessore regionale alla Sanità laziale Alessio D’Amato – dopo essere arrivati a 15mila tamponi effettuati in un solo giorno – fa appello alle strutture private: “Pochissimi laboratori (una decina su 94 strutture accreditate) sono riusciti ad attrezzarsi e a offrire il servizio alla tariffa concordata”, sottolinea a Repubblica.

Tamponi nella Capitale: “Quasi nessuna struttura è attrezzata a dovere”, il punto di Marco Santini

La risposta da parte delle strutture, con i rappresentanti in disappunto, è sibillina: “Non ci stiamo adeguando perché non siamo in grado di farlo. Le richieste della determina della regione Lazio ce lo rendono impossibile, a specificarlo – sempre sulle pagine di Repubblica – è Marco Santini, direttore operativo della casa di Villa Stuart che chiarisce anche: “Il problema è che la ricerca deve essere oltre che qualitativa anche semi quantitativa e quantitativa: la Regione Lazio è l’unica che ha posto questa condizione. Peccato che sul mercato non si riescano a trovare kit che danno un risposta qualitativa (dicono si o no alla positività, come un test di gravidanza) e quantitativa (indicano la quantità di antigene): saranno disponibili soltanto alla fine di febbraio. Quasi nessuno, tranne importanti strutture come il Santa Lucia, è in possesso di una strumentazione del genere. Abbiamo mandato una Pec alla Regione facendo presente il problema: non ci hanno risposto”.

Insomma, è in atto un botta e risposta fra gli addetti ai lavori la Regione che difficilmente potrà essere appianato in pochi giorni. Intanto persiste il problema del sovraffollamento e le richieste di tamponi triplicano di giorno in giorno. Si chiede, inevitabilmente, maggiore responsabilità e rigore ai cittadini. In contemporanea, però, emergono criticità che devono essere risolte nel miglior modo quanto prima. La Capitale (così come il Lazio) si fa specchio, in un certo qual modo, dello stallo in cui verte il Paese.