Cancro al seno e Covid-19: con meno screening più rischio di morti

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L’Istituto europeo di oncologia lancia l’allarme: “Con meno screening a causa del Covid-19 aumenta il rischio di morti per cancro al seno”.

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Cancro al seno (Adobe Stock)

“Con meno screening a causa del Covid-19 aumenta il rischio di morti per cancro al seno”. A lanciare l’allarme dei danni indiretti provocati dal Covid-19 è l’Istituto europeo di oncologia.

“Dopo la pandemia potremmo diagnosticare più casi di cancro al seno e più tumori avanzati, probabilmente anche inoperabili, con un inevitabile aumento della mortalità“.

I danni quindi provocati dal Coronavirus potrebbero dunque essere maggiori di quelli provocati dal cancro al seno stesso. 

“Siamo ancora in tempo per invertire la tendenza”

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Screening al seno (Adobe Stock)

L’Istituto europeo di oncologia lancia l’allarme: “Con meno screening dovuti alla pandemia aumenta il rischio di morti per cancro al seno”.

A riprova ci sono alcuni dati che provengono dagli Stati Uniti secondo i quali ci saranno 5000 donne morte in più per cancro al seno entro i prossimi 10 anni.

Gli specialisti però affermano che “siamo ancora in tempo per invertire questa tendenza, ma solo “se le donne spezzano la catena della paura del virus che le tiene lontane da ambulatori e ospedali, per riprendere regolarmente visite ed esami senologici”.

È quanto afferma l’istituto, si legge su Agi.it, che invita le donne a sottoporsi agli screening approfittando dell’ ‘ottobre rosa 2020’, il mese dedicato proprio alla prevenzione del cancro al seno.

I dati parlano chiaro. Da gennaio a maggio del 2020 in Italia ci sono stati 400mila esami al seno in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Questo ha portato a una riduzione di circa 2000 nuove diagnosi.

È chiaro che non sono diminuiti i casi di tumore al seno con lo scoppio della pandemia, ma semplicemente non sono stati diagnosticati. Tra l’altro di recente alcuni ricercatori australiani hanno fatto una scoperta epocale nell’ambito della lotta contro il cancro al seno.

Il problema è che il cancro sarà individuato in fase più avanzata con minori probabilità di guarigione e il bisogno di più risorse per curarlo.

A spiegare questa preoccupante situazione è Paolo Veronesi, direttore della Senologia Chirurgica dell’Ieo e professore ordinario all’Università di Milano. “Stiamo già osservando in Ieo un numero più alto di diagnosi di cancro al seno avanzato” – afferma l’esperto.

Questi dati emergono prendendo a campione le donne operate a luglio 2020 e paragonandole con quelle operate a luglio 2019. “Abbiamo osservato mediamente neoplasie in uno stadio più avanzato, con un numero maggiore di linfonodi coinvolti e di dimensioni mediamente superiori. Questo vuol dire minori possibilità di guarigione, interventi chirurgici e terapie più invasive. Del resto il ritardo nella diagnosi del tumore al seno è un problema mondiale”.

Anche dagli Stati Uniti arrivano dati poco confortanti. In particolare, in un editoriale sulla rivista “Science” di Norman E. Sharpless, direttore del National Cancer Institute di Bethesda, in Maryland, si legge che a causa della paura del Covid le donne non vanno più a farsi gli esami per la prevenzione come prima. Questo causerà negli Usa circa 5000 morti in più per cancro del seno da qui al 2030.

“Noi pensiamo che questo tragico effetto collaterale della pandemia da Covid si possa minimizzare e che queste morti si possano evitare: occorre che le donne si convincano ad accedere con serenità agli ospedali e ai centri diagnostici“. È quanto afferma Veronesi.

Infine, Roberto Orecchia, direttore scientifico dello Ieo vuole rassicurare sul fatto che pur non essendosi fermato il virus “gli ospedali hanno imparato a proteggere che vi accede”. 

Anzi, “sono tra i posti più sicuri”, spiega ancora Orecchia, “visto che sono rispettate tutte le norme protettive, di distanziamento e tracciamento per tenere sotto controllo il virus”.

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Foto Adobe Stock

“Infatti l’attuale ripresa della circolazione del virus da settembre al momento non ha causato nuovi focolai fra i nostri pazienti” – ha concluso.

(fonte: Agi.it)