Malasanità a Milano: la donna a cui asportarono lo stomaco per errore

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Un caso di malasanità a Milano dove i medici commisero un tragico errore è finito con la condanna del chirurgo.

malasanità a Milano
strumenti chirurgici dopo un intervento (fonte: PIxabay)

I fatti sono accaduti in un’ospedale a Sesto San Giovanni, nel comune di Milano, nel 2016.

Quattro anni: questo è quanto tempo ha dovuto aspettare la paziente, una donna di 53 anni, perché fosse fatta giustizia.

La procura di Monza ha stabilito la colpa del medico operante, condannandolo a due anni di carcere.

Tutti i dettagli.

Malasanità a Milano: le asportano lo stomaco a causa di un terribile sbaglio

malasanità a Milano
l’operazione inutile e rischiosa ha rovinato la vita della paziente (fonte: Pixabay)

Tumore maligno allo stomaco: questa è stata la diagnosi, terribile, ricevuta da una donna di 53 anni, nel 2016 a Milano.

Una brutta notizia, spaventosa e invalidante: l’unica soluzione un intervento piuttosto invasivo e drastico.
Gastrectomia totale, cioè l’asportazione dello stomaco nella sua interezza.

Una decisione difficile da prendere ma necessaria a salvarsi.
Una decisione che la paziente ha preso, nel tentativo di migliorare le sue aspettative di vita, fidandosi della diagnosi e della professionalità di due chirurghi dell’ospedale di Sesto San Giovanni.

L’operazione è andata a buon fine, o almeno questo è quello che si pensava.

La scoperta, dopo più di dieci mesi dall’intervento, che la situazione non migliorava e che difficilmente sarebbe migliorata in futuro.
La paziente ha perso ben più di trenta chili e non riesce più a condurre una vita normale.

Il consenso all’operazione dato dalla donna, obbligatorio in questi casi, si fondava su nozioni completamente erronee.

Purtroppo, però, la diagnosi era clamorosamente sbagliata.
I due medici non hanno interpretato correttamente la EGDS (Esofago Gastro DuenoScopia) e la TAC addominale.
Hanno formulato la diagnosi di “carcinoma gastrico” senza saper leggere correttamente i risultati; in più non hanno atteso l’esito delle biopsie.

Insomma, una sequela di comportamenti pericolosi e senza senso che hanno, però, avuto l’effetto di danneggiare enormemente la donna che si è ritrovata ad accettare un intervento che non le serviva.

Ma non finisce qui: l’intervento, pericolosissimo ed estremamente invasivo, va contro le linee guida per questo genere di operazioni.
In teoria, si dovrebbe asportare il meno possibile e solo dove sia necessario.

L’errore è costato moltissimo alla donna, che si è costituita parte civile.
Ora che ha perso un organo fondamentale, senza motivo alcuno, la sua condizione è estremamente peggiorata.
Oramai è malata: quasi sicuramente in maniera debilitante e da considerarsi senza soluzione.

malasanità in Italia
chirurgo in sala (fonte: Pixabay)

Comportamento negligente (…) ed inaccettabile indifferenza” riporta l‘Ansa, sono le motivazioni dietro la scelta del giudice.
Indifferenza mostrata anche “dalla struttura sanitaria in cui questi operavano ed operano“.
Soprattutto, poi “nei confronti delle sorti della paziente e delle immani sofferenze a lei inferte“.

La condanna è a due anni di carcere per il primo chirurgo.

Per lui anche l’interdizione, sempre per due anni, alla professione e, insieme all’azienda medica, l’obbligo di versare 300.000 euro alla paziente e 20.000 euro al marito.

Una storia, questa, che mostra l’altro versante della malasanità in Italia.
Ieri sono state condannati sette persone per motivi terribili.