Lavoro e occupazione, i dati ISTAT: timidi segnali di ripresa per il Paese

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Arrivano i primi riscontri dal mercato del lavoro, l’ISTAT ha reso note le statistiche riguardanti il tasso di occupazione nel nostro Paese. Segnali incoraggianti per l’Italia nonostante la pandemia. I dati.

Lavoro e occupazione in Italia, gli ultimi dati ISTAT (Getty Images)
Lavoro e occupazione in Italia, gli ultimi dati ISTAT (Getty Images)

Prime risposte dal mercato del lavoro, i dati arrivano dall’ISTAT che sottolinea, con un report dettagliato fra percentuali e statistiche, una crescita (seppur minima rispetto ai livelli pre-crisi) occupazionale che attraversa l’intero Stivale. Se è troppo presto, vista la situazione e visto il possibile stato d’emergenza in cui potrebbe tornare l’Italia, ce n’è abbastanza per tirare almeno un primo sospiro di sollievo.

Tradotto in numeri significa che il numero di occupati sul territorio è salito di 83mila unità, dato questo che va contestualizzato in un’ascesa già registrata a luglio, quindi il tasso di disoccupazione – vale a dire il numero di persone che cerca un lavoro e non lo trova rispetto al totale della forza lavoro – è sceso del 9,7% (-0,1 punti rispetto a luglio). Le statistiche sottolineano anche, nonostante i primi segnali di crescita, come l’occupazione sia ancora sotto il livello di guardia rispetto a febbraio 2020. Prima che iniziasse la pandemia, per intenderci.

ISTAT, cresce il numero degli occupati in Italia: il confronto con il 2019 resta impietoso

Lavoro e occupazione in Italia, timidi segnali di ripresa secondo l'ISTAT (Getty Images)
Lavoro e occupazione in Italia, timidi segnali di ripresa secondo l’ISTAT (Getty Images)

“Il livello di occupazione è ancora inferiore (rispetto al recente passato) di 350mila unità”, rimarca l’ISTAT. Resta alto, dunque, il numero di persone che un impiego ancora lo cercano: stiamo parlando complessivamente di circa 70mila unità. Aumenta notevolmente anche il tasso di persone che sono – per così dire – inattive: oltre 250mila. Se da un lato persiste ancora un gap fra domanda e offerta, dall’altro possiamo constatare timidi segnali di ripresa.

Può essere niente, rispetto a quel che c’è ancora da fare, ma significa tutto se contestualizziamo il periodo storico che stiamo vivendo: c’è luce in fondo al tunnel, forse. Un altro segnale incoraggiante arriva rispetto alle ore lavorate, ad agosto 2020 – nonostante le ore pro capite effettivamente impiegate risultino inferiori rispetto a quelle dell’anno precedente – il divario continua a ridursi. Il numero di ore lavorate, di settimana in settimana, nel mese di agosto, è pari al 25,5%: inferiore soltanto dello 0,6% rispetto alla medesima proiezione statistica registrata nel 2019, si riduce a 0,4 ore per i dipendenti.

Consolante anche la mancata ascesa degli inattivi: il numero di chi non ha un impiego e nemmeno la forza di cercarlo resta considerevole, ma registra un calo di 65mila unità. Ottimo risultato rapportato ai mesi più bui dell’emergenza, in cui ha raggiunto i livelli massimi di sempre. Il confronto con il 2019, invece, resta impietoso: sono 306mila le unità inattive in più rispetto allo scorso anno.

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