Aborto, il caso del feto sepolto col nome della madre senza il suo consenso

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Roma caso di Aborto. Una donna ha deciso di interrompere la gravidanza tra la 20° e 28° settimana. Il feto è stato sepolto con il suo nome dall’ASL nel cimitero romano di Prima Porta. 

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Foto di Facebook

Quando una donna decide di interrompere la gravidanza viene posta di fronte ad una scelta: procedere alla sepoltura del feto autonomamente o incaricare l’ospedale di procedere.

Nella maggior parte dei casi si opta per la seconda scelta ed è quello che ha fatto M. L. ragazza che ha pubblicato un post di denuncia su Facebook.

Il post sfogo su Facebook

Le immagini si sa, sono più potenti del testo , “arrivano prima”.
Ecco…inizio scrivendo che questa non è la mia…

Pubblicato da Marta Loi su Lunedì 28 settembre 2020

La scoperta è avvenuta a distanza di mesi: il feto è stato seppellito nel cimitero romano di Prima Porta sotto una croce che reca il suo nome e il suo cognome.

Qualcosa è andato storto nella comunicazione tra la struttura presso la quale la ragazza ha proceduto all’interruzione di gravidanza, la Asl competente, il cimitero e l’Ama che ha poi proceduto alla sepoltura. Ancora non si conoscono le responsabilità ma tutto porta a pensare che non si tratti di un caso isolato.

Il post sfogo della ragazza che su Facebook ci mette la faccia è straziante:

“Nel momento in cui firmai tutti i fogli relativi alla mia interruzione terapeutica di gravidanza, mi chiesero: “Vuole procedere lei con esequie e sepoltura? Se sì, questi sono i moduli da compilare. ” […] Avevo la mente confusa, non ho avuto la lucidità sufficiente per chiedere cosa succedesse al feto.
Dopo circa 7 mesi ritirai il referto istologico, e pensando ai vari articoli sulle assurdità su sepolture di prodotti del concepimento, ebbi un dubbio – racconta la donna sul suo post –
Decisi di chiamare la struttura nella quale avevo abortito, e dopo aver ricevuto risposte vaghe, decido di contattare la camera mortuaria.”

E fu in quel momento che la ragazza venne a scoprire la realtà dei fatti. Il suo “feto” (di 20-28 settimane) che per convenzione chiamiamo bambino era stato sepolto nel cimitero di Roma con il suo nome e cognome sotto una croce cristiana . Insieme a lui tante altre sepolture riportanti nomi di donne.

Cos’è venuto a mancare? Di sicuro il fattore di protezione della privacy da parte dei diversi soggetti coinvolti. Una violazione atroce e devastante su cui occorrerà indagare e fare luce.  Perché già prendere determinate scelte e decisioni è difficile e tutto ciò non aiuta.