Marte, trovati laghi di acqua salata: la scoperta tutta italiana

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Su Marte c’è l’acqua e la scoperta è tutta “made in Italy”. A due anni dalla scoperta di un lago sotto la calotta polare di Marte arriva un’ulteriore conferma. Lo rivela Nature, la rivista che da 150 anni è riferimento per tutti i ricercatori.

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Marte, Foto di Agenzia Spaziale Italiana (Twitter)

La notizia arriva con forza e positivo sgomento a due anni dalla scoperta di un lago sotto la calotta polare meridionale del pianeta Marte, pubblicata nel 2018 nella prestigiosa rivista scientifica Science da un gruppo di ricercatori e tecnici italiani.

Una scoperta totalmente italiana condotta da un team formato da ricercatori dell’Università Roma Tre, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IREA, Napoli), dell’Università Jacobs (Brema, Germania), della University of Southern Queensland (Centre for Astrophysics: Toowoomba, Australia) e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

Motivo di orgoglio nazionale, perché sono sono italiani i leader di questa esplorazione a 225 milioni di chilometri dalla Terra.

I laghi di acqua salata esistono su Marte. Secondo le scoperte sarebbero intrappolati sotto il ghiacchio del Polo Sud marziano.

Su Marte sempre più segnali di acqua

 

Su Marte sempre più segnali di acqua: un complesso di laghi con acqua abbondante, liquida e per fortuna salata al punto da evitare che si ghiacci come quella restata in superficie ai poli del Pianeta Rosso, esposta alle radiazioni che non aiutano a conservare eventuali tracce di vita. Nuove conferme pubblicate su Natursul fatto che i rabdomanti del cosmo e le loro lunghe bacchette “made in Italy” abbiano fatto centro, come annunciato due anni fa.

La rete di laghi salati sotto i ghiacci del polo Sud di Marte potrebbe aiutare a riscrivere la storia del clima sul pianeta e a far luce sull’eventuale esistenza di forme di vita elementare.

Intorno al lago scoperto nel 2018 da un gruppo italiano, ce ne sono altri tre, descritti sulla rivista Nature Astronomy dagli stessi autori del primo studio, coordinati da Elena Pettinelli e Sebastian Emanuel Lauro, dell’Università di Roma Tre, con Roberto Orosei, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

Potrebbero esserci anche forme di vita, seppur elementare o un semplice micro-organismo monocellulare? Potrebbero. Gli scienziati non demordono all’idea, difatti sarebbe difficile ma non impossibile in quanto l’acqua salata potrebbe essere un terreno fertile per la formazione di nuove “vite”. E chissà se nelle prossime esplorazioni del futuro si potrebbero trovare addirittura biotracce di vita.