Violentata dopo un tradimento: per i giudici era troppo “disinvolta”

donna violentata disinvolta
(Pixabay)

Una donna è stata violentata dal suo convivente: i giudici hanno considerato un’attenuante la condotta “troppo disinvolta” di lei.

donna violentata disinvolta
(Pixabay)

L’episodio che è tornato all’attenzione della cronaca in queste ore si è verificato nel Giugno 2019, quando un uomo di 63 anni di Vimercate (in provincia di Monza) ha sequestrato, picchiato e violentato la sua convivente, di circa 20 anni più giovane.

Oggi l’uomo è in carcere ma la giustizia ha deciso di concedergli uno sconto della pena tenendo conto delle motivazioni che lo hanno spinto a commettere i reati.

Una notte di orrore: “Tu da qui non esci viva”

 

 

 

donne maltrattate
Foto da Pixabay

La donna protagonista di questo triste episodio di cronaca nera è stata abusata per una notte intera, all’interno di una roulotte in cui l’uomo l’aveva sequestrata. I Carabinieri riuscirono a rintracciare e liberare la donna soltanto alle sette del mattino successivo: a metterli in allerta era stata una segnalazione della figlia della malcapitata.

La ragazza, che si trovava a Bari, aveva avuto una breve videochiamata con sua madre e si era accorta che l’uomo, presente per qualche istante nell’inquadratura, aveva in mano un coltello da cucina.

Inoltre, la figlia della vittima aveva sentito i ripetuti insulti gridati dall’uomo contro sua madre e, a quel punto, si è decisa a chiedere l’aiuto delle forze dell’ordine. Mancava poco alla mezzanotte: da quel momento è cominciata l’aggressione nei confronti della donna.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti la donna è stata minacciata di morte con il coltello che l’uomo si era procurato, quindi le è stato strappato di mano il telefono con cui stava parlando alla figlia. A quel punto la donna è stata colpita con un tavolino di legno ed è stata presa a pugni e schiaffi sul viso e sul busto, “tanto forti da farle mancare il fiato” ha testimoniato la donna.

A quel punto l’aggressione fisica si trasformò in una vera e propria violenza sessuale: l’uomo l’afferrò per i capelli e la trascinò all’interno della roulotte dove la donna fu violentata per diverse ore, fino all’arrivo dei Carabinieri del Nucleo Mobile.

La donna era in un comprensibile stato di shock quando venne portata alla Clinica Mangiagalli, dove i medici confermarono la violenza sessuale, accertando anche una frattura al palato provocata dai pugni che la donna aveva ricevuto. Mentre si trovava in clinica la donna denunciò il marito non solo per l’aggressione subita nelle ore precedenti, ma anche per anni di vessazioni e maltrattamenti.

La versione dei fatti data dal compagno sessantatreenne della donna però fu profondamente diversa: a far scoppiare l’ira dell’uomo erano stati i tradimenti della compagna che, secondo il sessantatreenne, lo aveva ripetutamente tradito con uomini conosciuti tramite Facebook.

A oltre un anno di distanza i giudici hanno riesaminato il caso e hanno deciso per una riduzione della pena che era stata comminata al compagno della vittima.

Pena ridotta per condotta “disinvolta” che ha esasperato un “uomo mite”

donna violentata disinvolta
(Pixabay)

La corte che ha giudicato il caso della vicenda di Vimercate ha preso in considerazione i moventi dell’uomo, il quale è stato giudicato dalla corte “un uomo dal carattere mite”, soprattutto a seguito dell’osservazione dei suoi comportamenti durante un primo periodo di detenzione.

A trasformare radicalmente l’atteggiamento dell’uomo nei confronti della moglie sarebbero stati i ripetuti tradimenti di lei e in linea generale quella che la corte ha definito “una condotta disinvolta”. 

Le motivazioni addotte dalla corte per lo sconto di pena fanno riferimento a un “contesto familiare degradato e caratterizzato da anomalie quali le relazioni della donna con altri uomini”. 

Nel corso del processo è emerso che le relazioni della donna erano “quasi favorite o comunque non ostacolate” dal marito, fino a che lei non rimase incinta.

La gravità dei reati di sequestro di persona, lesioni e violenza sessuale è quindi stata attenuata dalla condotta precedente della donna e dal “degrado” dei rapporti familiari vigenti all’interno della coppia, come sostenuto dall’avvocatessa incaricata della difesa dell’aggressore, Monica Sala.

Fatte queste considerazioni, la Corte ha deciso di rivedere la pena detentiva comminata all’uomo: è stata abbassata da 5 anni a 4 anni e 4 mesi, con uno sconto di pena di 8 mesi.

 

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Non possono non tornare in mente a questo punto le durissime parole di Franca Leosini, giornalista che da sempre si occupa di tematiche difficili e soprattutto di episodi di violenza: “Lasciatelo al primo schiaffo”.