Storie di bambini in Italia e nel mondo: Mukesh Somaji Damore, India

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I bambini del mondo non vivono le stesse condizioni. Il mondo è composto da varie sfaccettature, soprattutto per quello dei più piccoli. Scopriamo qualche storia.

children united from pixabay

Tutt’ora in molte aree del pianeta afflitte da gravi problemi di povertà e sottosviluppo i bambini non sono assolutamente tutelati.

Non poco tempo fa è stato diffuso un appello da Save the Children per i 10 milioni di bambini che probabilmente non potranno più andare a scuola.

A tantissimi minori viene negato il diritto all’infanzia, spesso sono i genitori a vendere i propri figli, usandoli come necessaria merce di scambio.

Barattano il bene più prezioso, i loro stessi figli, per poter ottenere qualcosa da mangiare, per poter sopravvivere.

Nel mondo, inoltre, ogni giorno ci sono tantissimi bambini che vengono sfruttati nelle fabbriche, così come denunciato dall’Unicef, per un numero insostenibile di ore giornaliere, in condizioni disumane e di certo non adatte alla crescita dei bambini stessi.

Vengono pagati pochissimo e senza nessuno che si preoccupi delle loro condizioni di salute.

Lo scopo delle storie dei bambini nel mondo è, quindi, quello di comprendere le diverse sfumature della vita dei piccoli che vivono nel mondo. Scopriamo il primo bambino: Mukesh.

Bambini del mondo: Mukesh

a child from pixabay

Mukesh Somaji Damore è un ragazzino indiano che lasciò il suo villaggio per lavorare nei campi di cotone.

Bisogno di soldi per sopravvivere e per aiutare la propria famiglia, Mukesh giunse in una piantagione di cotone.

Senza avere idea di cosa sarebbe successo, di quanto avrebbe dovuto lavorare e soprattutto quanto sarebbe stato pagato, iniziò a lavorare.

Il suo datore di lavoro, il suo padrone, inizialmente gli aprì una linea di credito, una sorta di prestito graduale a cui poi lui avrebbe dovuto far fronte con delle diminuzioni sulla paga reale.

All’incirca tre mesi dopo, il suo capo padrone consegnò a Mukesh la paga, decurtata però del prestito fatto inizialmente: mille rupie, pari a poco più di 15 euro, per il lavoro di 90 giorni e più.

Come potevano essere le condizioni di lavoro in quella piantagione? era un ambiente congeniale per la crescita di un bambino?

Ogni giorno, a stomaco vuoto, Mukesh si metteva all’opera per 14 interminabili ore. Dalle quattro di notte fino a sera inoltrata doveva falciare le piante di cotone senza poter proferire parola.

La sera, dopo aver passato una giornata di lavoro molto intenso, aveva finalmente la possibilità di alimentarsi. Gli spettava soltanto un sacchetto di farina, questo era il pasto che gli spettava.

Ogni ortaggio in più, ogni singolo pezzo di cibo in più doveva pagarlo con la sua stessa paga.

Dopo cena, poteva stare un po’ alla tv, prima di andare a dormire fianco a fianco con una decina di altri ragazzini.

Una stanza minuscola era destinata a lui ed a tutti questi altri ragazzini, con i quali trascorreva la notte disteso per terra sul pavimento di una baracca fatiscente, era il suo letto.

Nessun gioco, nessun insegnamento, nessuna protezione.

Mukesh stava sempre male e così, terminata la stagione del raccolto, fu riportato nel villaggio dai suoi genitori.

Tornato a casa, giurò a se stesso che mai più avrebbe accettato di rivivere una simile esperienza di vita.

Con l’aiuto degli operatori delle organizzazioni locali e dell’Unicef, che non poco tempo fa aveva diffuso un allarme sulla mancanza di scuola per 14 milioni di bambini nel Medio Oriente , Mukesh riuscì a riprendere i propri studi.

Children from pixabay

Quanto insegnamento si può trarre da queste storie? E’ giusto confrontarci con queste realtà per comprendere cosa abbiamo e cosa possiamo dare ai nostri figli?