Nomofobia: di cosa si tratta e come trattarla

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La nomofobia è una forma di dipendenza legata alla paura di non avere campo con il proprio smartphone e di restare quindi isolati. Scopriamone i segnali e cosa fare per uscirne.

nomofobia
Persona che tiene smartphone tra mani legate da un cavo – Fonte: Adobe Stock

Quando si parla di tecnologia, gli aspetti positivi sono davvero tanti. Essere sempre connessi è un valore aggiunto che consente di restare sempre in contatto con amici e parenti anche lontani e di poter comunicare con il mondo esterno in qualsiasi momento della giornata.

Il recente lockdown ci ha dato più volte riprova di come la possibilità di navigare sia utile non solo per distrarsi sui social, lavorare o restare informati ma anche per consulti online con i professionisti di vari settori e, cosa più preziosa, per poter vedere anche se da lontano le persone care.

Quando, però, l’aspetto positivo di tutto ciò lascia spazio al terrore di restare anche per poco senza connessione, viene ad instaurarsi un problema di fondo che è bene riconoscere in tempo al fine di porvi rimedio. Scopriamo quindi come riconoscere un problema di nomofobia e cosa fare per risolverlo.

Nomofobia: i sintomi per riconoscerla

phubbing
persone con smartphone in mano – Fonte: Pixabay

Come già accennato e come riportato anche dal sito sanitainformazione.it, il termine nomofobia, serve ad indicare la paura costante di non essere raggiungibili al cellulare. Il nome deriva infatti dal termine “no mobile phone phobia” e serve ad indicare l’angoscia, l’ansia e la paura che assalgono quando lo smartphone smette di essere connesso. Un problema che può verificarsi per mancanza di campo, di credito o a causa della batteria scarica.

Quando si verifica la nomofobia porta sintomi abbastanza importanti e in grado di rendere la vita di chi li sperimenta piuttosto difficile. Tra i più comuni ci sono:

  • Ansia
  • Attacchi di panico
  • Tremore
  • Mancanza del respiro
  • Tachicardia
  • Vertigini
  • Mal di pancia
  • Stress
  • Scarsa lucidità

Inoltre, chi ne soffre, tende a controllare in modo quasi compulsivo il proprio smartphone in modo da accertarsi di essere sempre connesso e, pertanto, in grado di comunicare con il mondo. Ciò può portare ad episodi di phubbing, altro problema legato alla tecnologia e ad una continua ansia di controllo che può rovinare qualsiasi esperienza positiva si sta vivendo.

Come guarire dalla nomofobia

nomofobia
ragazza annoiata con smartphone in mano – Fonte: Pixabay

Sebbene la nomofobia sia particolarmente diffusa tra giovani che vanno dai 18 ai 26 anni, questa può verificarsi anche in persone di età maggiore o minore.

Per uscirne è necessario imparare a staccarsi dall’uso costante del cellulare. Questo significa imparare a tenerlo spento quando non serve, non portarlo sempre con se e lasciarlo in camera quando si cena o si guarda la tv.

Iniziando a piccoli passi ci si deve quindi disintossicare dalla dipendenza da smartphone. Cosa che si può fare iniziando da un’ora al giorno per poi proseguire fino a riacquistare un maggior controllo di se stessi.

Qualora ciò non fosse possibile, può essere utile intraprendere un percorso di psicoterapia al fine di capire i motivi che spingono ad aver bisogno di sentirsi costantemente connessi. Farlo, infatti, può aiutare a conoscersi meglio e a risolvere i problemi alla base. Problemi che sicuramente tendono a rendere la vita meno serena e facile di come potrebbe essere risolvendoli.